Le incompiute, la torta sfoglia, l’Ucas e la Pampeco

18 marzo 2014 08:285 commentiViews: 1314

torta sfogliaOggi l’Unione Sarda fa un buon lavoro: richiama un elenco (non l’unico possibile, ma tra i pochi ufficiali) delle incompiute sarde e pone (giustamente) il problema di non aumentare i disagi sulla 131.
Sono temi di cui, senza essere di fatto ancora in carica, mi sto occupando.
Direi che il primo tema è la politica della torta sfoglia.
La Torta sfoglia non è solo un buonissimo dolce (se fatta bene) ma è un’ottima immagine (e il nostro cervello elabora prima per immagini e poi per parole) di una realtà stratificata, composta cioè di livelli che si sovrappongono.
La politica delle opere pubbliche regionali (e non solo quella delel opere pubbliche), è una grande torta sfoglia con gli strati inferiori marci.
L’Unione suggerisce una soluzione di buon senso, che io condivido: prima di tutto i completamenti: inutile sovrapporre opere a opere, stanziamenti a stanziamenti. Prima di tutto completamenti, ovviamente completamenti di ciò che è utile, non di ciò che è fermo perché era sbagliato fin dal principio (per l’appunto, era lo strato, magari elettorale, di una parte o di un singolo).
Questa operazione di riordino, di chiarezza, di sgombero del tavolo dalle macerie, non è un obiettivo politico, è una condizione preliminare di buon lavoro che vorrei realizzare prima ancora di iniziare a fare altro, ovviamente d’intesa con la struttura amministrativa. Ma anche la struttura amministrativa è stata bombardata in questi anni. Pensate solo a questo dato: il Genio Civile ha una media di 1,5 addetti per struttura provinciale. È evidente che una persona da sola non può svolgere un serio lavoro istruttorio, tanto più se ha anche importanti funzioni (irrealizzabili ma foriere di responsabilità e quindi di processi penali) sugli alvei dei grandi corsi d’acqua.
Quante pratiche si fermano al Genio civile perché deveno essere esaminate da una sola persona?
A questa realtà si sovrappone l’UCAS: Ufficio Complicazione Affari Semplici. L’Ucas è una dimensione immateriale della Regione Sardegna, ma è la Direzione Generale più importante. Regola aurea dell’Ucas è: descrivere problemi, porre problemi, non risolvere problemi.
Una incredibile legislazione regionale crea l’ambito (labirinto) d’azione dell’Ucas. Una diga insormontabile alla trasformazione della realtà è data da tutte le procedure che richiedono il parere di quattro direttori generali: Distretto Idrografico, Paesaggio, Ambiente e, infine, Lavori Pubblici. I primi tre dicono tendenzialmente no. Perché? Perché al vertice dell’Ucas c’è Lei, la vera regina della burocrazia regionale: la signora Pampeco, la Paura della Magistratura  Penale e Contabile. Spero sia chiaro il lavoro da fare: amministrativo, politico, morale, culturale, ma anche psicoanalitico.

5 Commenti

  • Ma se chiudete l’Ucas, la maggior parte dei politici che fara’!!!!

  • Mi ricorda un girone dantesco quello degli IGNAVI: ne con Dio ne con lucifero…
    Oppure il film il GATTOPARDO: cambiamo tutto affinché nulla cambi..e basta con questi giocattoli burocratici.
    Così di primo acchito mi viene in mente Ulisse
    Spesso la storia si ripete in forme e modi diversi..ma con unico denominatore o detonatore se si preferisce..IL CORAGGIO..così prendo in prestito una frase del Santo Padre: … Coraggio vorrei non fosse una parola di passaggio…
    “AINNANTIS TOTUS PRICOS”

  • P. Paolo Demuru

    Saremo tutti più affezionati alla p.a., il giorno in cui potremo leggere una qualsivoglia delibera, di qualunque livello amministrativo, che determini l’azione da svolgere semplicemente declinando: In conformità alla seguente legge… si autorizza, si nega o si rinvia il punto in discussione. (senza visto quello-considerato quell’altro con riferimenti tutt’ora spesso richiamanti a leggi del 15-18!!)Per cui sostegno assoluto, in direzione di una vera semplificazione, non facilitazione, delle procedure. Fa riflettere poi, quel dato dell’1,5. Anche in quel caso, non sarebbe male puntare la lente di ingrandimento, ed ad esempio, capire quanto si spende per i cosiddetti appalti di manutenzione, sia in casa Abbanoa che in casa ANAS.
    Dico questo, perchè ho il sospetto che ciò che si è fatto con la “furia” della razionalizzazione e del presunto risparmio a tutti i costi, ha finito con l’ingrassare poche e solite aziende, creando precariato e debolezza sociale, ha danno di gravi perdite occupazionali vere, che magari, qualche operaio “s’imbaraiada puru”, pero era generalmente residente nel territorio in cui lavorava, spesso un padre di famiglia, e comunque quei soldi erano redistribuiti in modo omogeneo sul territorio.
    Oggi lo chiameremo WORKFARE, OOOH YES!!!

  • Evelina Pinna

    Strano che nessuno abbia ancora pensato a un’Agenzia dei progetti non realizzati (Agpronor).
    Ammettiamo pure che il vero business di tante opere, sta tutto nella progettazione. Abbiamo idea di quante risorse pubbliche abbiamo sperperato e quanti ‘diamanti grezzi’ erano e sono solo concettuali, avendo ragion d’essere solo sulla carta? Dove inizia e dove trova limiti il controllo della Regione su gare e appalti pubblici, per non parlare dello stato di avanzamento delle opere?!?
    Le irrealizzate sono tali perché troppo costose, troppo semplici, troppo complesse, troppo simili a qualcosa che già è stato fatto, inadeguate in un determinato contesto o talmente superflue che perderebbero ogni valore una volta realizzate.

  • Ivana Dettori

    Concordo con quanto da te scritto. Ritengo che la nuova Giunta, tra le sue prime azione, dovrà attivare un processo di delegificazione che produca una semplificazione normativa, in conformità ai criteri di snellezza, chiarezza, valorizzando al contempo le esigenze di efficienza ed efficacia dell’azione amministrativa e di salvaguardia degli interessi pubblici. Semplificazione normativa che, in breve tempo, porti alla morte naturale dell’UCAS (Ufficio complicazioni affari semplici).
    Buon lavoro

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