La magistratura e la giustizia di casta

Oggi l’Associazione Nazionale Magistrati (ANM), formalmente un banale sindacato, in realtà un potentissimo luogo di potere attraversato da una guerra civile fatta pagare per intero ai cittadini della Repubblica italiana, regala un esempio plastico di ingiustizia illogica e immorale: ha espulso dall’elenco dei suoi soci, per violazione del codice etico, Luca Palamara, il potente ex membro del Csm che oggi nessun magistrato dichiara di aver conosciuto e frequentato ma a cui tutti baciavano le scarpe fino a ieri.

Domanda: ma ha violato di più il codice etico Palamara o i PM che in giro per le Procure d’Italia hanno costruito dossier contro ignari cittadini, usando spesso ignorantissime Polizie giudiziarie e scrivendo clamorose bugie, inventando ridicole connessioni che hanno poi prodotto processi durati decenni e risoltisi costantemente in un nulla?

Domanda (che ha fatto anche Travaglio): ma ha violato di più il codice etico Palamara o la manina che ha spento il trojan del suo telefono quando egli parlava con l’ex capo della Procura di Roma, il dottor Pignatone?

Posto che Palamara non è stato intercettato mentre parlava da solo, quelli che parlavano con lui cosa sono, mammolette?

Il problema è tutto qui: i due terzi della Magistratura coinvolti nei rapporti con Palamara per promozioni, trasferimenti, relazioni e connessioni, ma l’unico indegno e appestato è solo lui: Palamara.

Non è vero, la peste non ha un solo ammalato.

La magistratura, anziché essere impegnata in una seria operazione di trasparenza, nell’archiviazione della fase della sua storia dedicata alla conquista del potere, si sta applicando all’ennesima protezione di se stessa, al nascondimento di una vicenda che rivelerebbe che ciò che viene contestato a molti politici in molte inchieste, il reato di scambio di utilità, che è stata la regola al suo interno.
Non è così?
Benissimo, si pubblichino gli atti, si rendano noti gli elenchi degli interlocutori di Palamara (a sentire i bene informati, la Sardegna è molto bene rappresentata da parlamentari e magistrati, implicata in due o tre battaglie per le nomine e in qualche opportuno incanalamento verso binari morti) e si consenta ai cittadini della Repubblica di vedere la magistratura all’opera in presa diretta e non attraverso l’autoracconto di sé propinato a giumelle da castissimi pontefici massimi della legalità feroce.

Il merito e solo il merito avrebbe dovuto regolare la carriera dei magistrati. Invece, non fu il merito ma la militanza, la colleganza, la corrente, il favore. PM che scrivono cose palesemente infondate, GIP che non leggono neanche i giornali e si ingoiano fesserie della PG come se fossero parole oracolate, GUP che decidono solo se le parti scrivono anche ciò che è evidente, per cui se non risulta agli atti che la terra è rotonda, può affermarsi anche che è piatta ed è colpa dell’avvocato che non ha controdedotto. Un tragicissimo carnevale.

E adesso si vorrebbe dire che l’unico affetto da questa patologia era Palamara?
Ridicolo, semplicemente ridicolo.
E a che serve, dinanzi a tutto questo, l’indignazione del Presidente della Repubblica?
A nulla, a sciacquare la sua coscienza con gesti assolutamente inutili, quelli previsti e graditi da tutti coloro che non vogliono che cambi qualcosa.

0 commenti su “La magistratura e la giustizia di casta

  • Orrobba de macos. Ma, si cumprendhet, po su machiore no dhue at làcanas, est che a su ‘congedo’ “illimitato” e “provvisorio” ca assumancus sa morte dhu firmat. Est che a sa fantasia. E che a sa delincuéntzia: cosa infinia, chentza làcanas.
    Sa ‘làcana’ est sa beridade, s’onestade, sa sabidoria, sa cosa giusta, fintzes si dhu’est sèmpere cudhu chi at a pregontare “E che cosa è la verità?” ma solu ca no ndhe bolet ischire de beridade. E deasi de totu s’àteru, salvu su machiore.

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