La legge non è uguale per tutti

Ieri è rientrata in classe l’insegnante sospesa dal dirigente dell’Ufficio scolastico provinciale di Palermo perché un suo alunno aveva proiettato delle slide nelle quali il Decreto Sicurezza voluto dal Ministro degli Interni del governo italiano in carica veniva assimilato alle leggi razziali del 1938 varate dal regime fascista. Ovviamente la signora aveva ricevuto prima la visita di solidarietà sia del ministro degli Interni che di quello della Pubblica istruzione, impotenti di fronte all’iniziativa del dirigente provinciale del Ministero e soprattutto attentissimi a mostrarsi vittime di un clima culturale che li fa apparire più cattivi di quel che potrebbero realmente essere.
L’Italia è fatta di queste tragiche pantomime.
La legge è uguale per tutti ma c’è un diffuso fattore soggettivo che fa sì che sia diversa a tutte le latitudini non solo nelle forme ma anche nei contenuti.
L’art. 33 della Costituzione italiana, dedicato espressamente alla scuola,  dice o non dice “L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento“? Se lo dice, come lo dice, perché può esistere un alto funzionario dello Stato che punisce il libero esercizio di un diritto costituzionale senza che il ministro competente lo rimuova dal suo incarico?
Sono sicuro che se un indipendentista sardo insegnasse a scuola che l’Italia occupa e impoverisce illegittimamente la Sardegna, non solo verrebbe sospeso, ma subirebbe anche un processo penale. Perché? Perché ciò che conta in Italia sono due fattori: chi commette il presunto reato e in quale contesto lo commette.
Per esempio: non è più grave dell’affermazione degli studenti costata la sospensione all’insegnante, ciò che Sciascia scrisse contro Paolo Borsellino, inventando la pessima immagine dei ‘professionisti dell’antimafia’ e mettendo un ostacolo non banale alla nomina di Giovanni Falcone a capo del pool antimafia? Io credo di sì, Sciascia prese una proverbiale e dannosissima cantonata (unita a quella ben più grave presa in Todo modo nel quale dimostra di non capire l’Italia), eppure nessuno si sogna di bandire Sciascia per due settimane dai banchi di scuola. Perché? Perché Sciascia è Sciascia e perché le sue affermazioni  erano di vantaggio allo Stato-marcio allora quanto lo zelante provvedimento di sospensione dell’insegnante lo è oggi allo Stato-rampante per smentire la sua ferocia.
Dipende tutto da chi si è e da chi si frequenta.
In tutti gli atenei d’Italia la legge sulla trasparenza è applicata integralmente: in Sardegna a metà. È applicata a Cagliari ma non a Sassari. In tutta l’Italia se un professore va in Cina per una missione e ricopre incarichi di governo dell’ateneo, deve pubblicarli; a Sassari no, a quanto pare. In tutta Italia le tesi sono consultabili a meno che la loro lettura non arrechi danno patrimoniale al loro autore, in Sardegna no. Partendo da questi presupposti, un insegnante indipendentista dovrebbe dedicare più di una lezione al seguente tema: La mutevole parvenza di legalità dello Stato.