Il razzismo italiano e le elezioni sarde

Noi Sardi che fra un mese voteremo, dobbiamo ricordare ciò che la storia ci ha lasciato.
Noi non siamo razzisti, non lo siamo mai stati e mai lo saremo. Noi siamo avversari dei nuovi razzisti che oggi chiedono il voto in Sardegna.
Noi non ci siamo mai sentiti una razza. Noi ci siamo sempre sentiti un popolo e una nazione, fatta dal libero mischiarsi e amarsi su questa terra di mille etnie mediterraneee e europee.
Invece in Italia, nel 1938, il Manifesto della razza proclamò al punto 7: “È tempo che gli italiani si proclamino francamente razzisti“.
Oggi in tanti continuano a farlo in mille modi, senza neanche bisogno di un manifesto.
E spesso il razzismo settentrionale, germogliato nel terreno del privilegio del potere che ha generato il privilegio della ricchezza, si è rivolto verso i sardi e verso i meridionali.
Spesso, troppo spesso.
C’è una malattia nei partiti italiani che cerca sempre una razza cui dare le colpe quando le cose vanno male; c’è una malattia nei partiti italiani che cerca sempre una razza da subordinare quando le cose vanno bene.
Noi sardi che insegniamo in tutte le scuole e in tutte le famiglie il ricordo della Shoa, cioè della strage immane di tanti ebrei, combattiamo tutti i giorni le tante shoa del mondo. Tutti i giorni combattiamo i germi dell’odio razziale perché se c’è un luogo dove le razze vengono smentite, questo è la Sardegna.
Siamo figli ed eredi di nuragici, fenici, punici, pastori e marinai di ogni razza e colore,  siamo meticci per storia e convinzione.