Il rancore a mezzo stampa del Presidente Pili

Mi chiedevo quando lo avrebbe scritto il pezzo al veleno su Bitti e oggi lo ha fatto.

Il caporedattore dell’Unione Sarda Mauro Pili, già Presidente della Regione dal 2001 al 2003, parlamentare della Repubblica italiana per diverse legislature, del quale non si ricorda un solo provvedimento per spostare un fiume o un canale tombato, il quale era in carica negli anni siccitosi durante i quali la Sardegna costruiva dentro i fiumi e sui loro margini, nei quali non si badava né a costruire argini né a manutenerli, nei quali le dighe rimanevano non collaudate definitivamente, nei quali si elaboravano i Piani d’Ambito per il servizio idrico immaginando incrementi di popolazione che manco nelle più popolose regioni dell’Africa, lo stesso Pili allora comandante in capo della Sardegna oggi suo rancoroso cronista, oggi scrive una presunta inchiesta su Bitti che il giornale di Cagliari titola: La via crucis di Bitti: sette anni di ritardi e silenzi.

A differenza del sindaco e della popolazione di Bitti, Pili cerca responsabilità, denuncia silenzi e fa una cronaca a dir poco offensiva della verità, costruita su quattro dati a fronte di una montagna di fatti a lui ignoti.

Pochi esempi. Prima domanda. Quanti soldi occorrevano dopo Cleopatra per fare le opere monumentali di cui Bitti aveva e ha bisogno? Pili non se lo chiede e non va neanche a vedere chi ha reperito le risorse e quando. Lo scrivo io.

Cleopatra si abbatte su Bitti il 18 novembre 2013. Il 4 dicembre 2013 lo Stato, nella fattispecie il Ministero dell’Ambiente, stanzia poco meno di 6 milioni di euro a valere su un accordo di programma datato 2010 a favore di Bitti e di Olbia.

Il 22 luglio del 2014, la Giunta Pigliaru, a tre mesi dal suo insediamento, riparte la somma stanziata dal ministero meno di un anno prima in circa 4 milioni a Bitti e 2 milioni a Olbia.

L’ 11 agosto 2014, il Parlamento vara la legge 116 di conversione con modificazioni del D.L. 24 giugno 2014 n. 91, che all’art.10 comma 1 prevede che i Presidenti delle Regioni subentrano nelle funzioni di Commissari Straordinari delegati per la realizzazione degli interventi di mitigazione del rischio idrogeologico. Solo da questo momento comincia la procedura, abbastanza complessa, per le necessarie verifiche contabili e per il trasferimento di tutti gli atti, del passaggio di consegne dal Commissario Orrù al Presidente Pigliaru. È passato un anno e tre mesi dall’insediamento della Giunta.

Il 27 marzo del 2015, una volta completato il passaggio di consegne, il Presidente della Regione, con Ordinanza 206/6, nomina l’Assessore dei Lavori Pubblici, cioè io, soggetto attuatore dell’Accordo di Programma in cui è compreso anche l’intervento di Olbia.

Il 1 aprile del 2015, meno di un mese dopo, la Giunta Pigliaru decide di avvalersi del Comune di Bitti per la realizzazione di un primo lotto di opere di mitigazione, assolutamente insufficiente rispetto al fabbisogno. In sostanza, il Comune di Bitti è delegato a programmare e spendere i 4 milioni stanziati. Se non è sussidiarietà questa non saprei come chiamarla diversamente.

Il 1 maggio 2015 la Giunta Pigliaru stanzia 16 milioni di euro per la mitigazione del rischio idrogeologico di Bitti. È l’unico stanziamento globale per Bitti che la storia ricordi. Prima non c’è stato alcun presidente di regione che si fosse accorto che Bitti era in pericolo.

Il 15 giugno 2015, il Comune di Bitti invia un Piano generale degli interventi di massima per la mitigazione del rischio che prevede la realizzazione di due gallerie scolmatrici a monte dei rii Cuccureddu e Giordano; a luglio, cioè meno di un mese dopo, il Distretto idrografico dà parere favorevole all’avvio delle progettazioni. Ovviamente di tutto questo non c’è traccia nel lacunoso archivio del rancore di Pili e di conseguenza sulle pagine dell’Unione Sarda.

Dopo due solleciti della Regione, il povero sindaco di Bitti è costretto a constatare che la struttura tecnica e amministrativa del suo comune non è in grado di gestire i 20 milioni di euro disponibili e i percorsi amministrativi necessari per la realizzazione delle opere. Siamo al 5 ottobre 2016.

In questi anni la Regione non dispone, per la cecità dei presidenti di regione degli anni della siccità, di una società di progettazione e di lavori che possa svolgere questa importante funzione. Oggi questa società, voluta da me e dalla struttura dell’Assessoratod ei Lavori Pubblici e resa operativa dal mio successore Balzarini, esiste ed è gestita dall’assessorato dei Lavori Pubblici, ma allora non esisteva.

Il 14 dicembre del 2016 veniva sottoscritta la convenzione con la Sogesid, società dello Stato, cioè del Ministero dell’Ambiente, specificamente orientata proprio alla progettazione dei lavori di mitigazione del rischio idraulico, per la progettazione delle opere di mitigazione di Bitti.

Il 25 gennaio del 2017 viene presentato in Comune lo studio di fattibilità e le analisi delle soluzioni predisposti dall’Ufficio delal Regione. Fu in questa circostanza che la Regione propose ufficialmente di spostare le case dall’alveo e mise a disposizione risorse ai privati a totale indennizzo delle case che si proponeva di abbandonare. Il 27 marzo del 2017 il Comune chiede di non perseguire la soluzione che prevede la delocalizzazione delle abitazioni e chiede di proseguire la progettazione secondo le ipotesi che prevede la realizzazione di gallerie e rifacimento dei canali con eventuale presenza di basche di laminazione.

Il 4 aprile del 2018 la Sogesid trasmette alla Regione il Documento di Indirizzo alla Progettazione: la Regione approva sei giorni dopo. Poi c’è il buio delle elezioni e Sogesid si ripresenta solo a ottobre 2019 completando una proposta di integrazione dello studio generale degli interventi a gennaio 2020. La Regione da gennaio a marzo 2020 chiude tutti gli atti istruttori, approva il Piano Sogesid e dà il via libera ai bandi di progettazione.

Questa è solo un pezzo della storia, perché c’è ben altro, ma è la storia della fatica di persone per bene in uno Stato disordinato, che si sono impegnate allo spasimo, almeno in Sardegna, per affrontare un problema che consiste nella scelta drammatica o di spostare un paese o di spostare due fiumi. È una storia di responabilità e fatica, non di furbizie e propaganda alimentate, magari, da frustrazioni politiche mal compensate. Non è la prima volta che con i giornali si sollecitano le inchieste giudiziarie, ma questa volta si casca molto male, perché l’impegno e la dedizione di tanti è lì, nelle carte e non affidato all’oblio. Non c’è bisogno di processi, ma di pazienza per leggere le carte, mentre non vedremo certo i processi ormai prescritti per le responsabilità storiche di altri.

0 commenti su “Il rancore a mezzo stampa del Presidente Pili

  • “Rancoroso” è proprio l’aggettivo migliore per esprimere la cifra giornalistica dell’On. Pili Mauro

  • Enea, pro istúdiu, ricerca e formatzione no bi cheret ruspas, iscavadores, autobetonieras chi che pigant su tzimentu a deghinas e deghinas de metros in artu, autotrenos e no isco ite totu àteru de ispantosu pro su muntone de sos milliardos “che impegnano” e mescamente sa “occupazione” (bae e busca ite cherent “occupare”!). Totu cosas hard (de arditi? de ardimentosi? O solu hard?)
    Invetze sa cultura est tropu soft, modhe modhe, impalpabile (bidimus ruspas morighendhe cultura, garrighendhe e carrendhe? O si a unu lu abbaidamus in cara (bella) si li paret sa cultura?) e dinari… dinai a pagu! E in prus, a l’ischis chi a lèzere e istudiare est arte mala? Mescamente si bisonzat a sos Sardos in Sardigna: at a èssere pro cussu chi inoghe no s’istúdiant sas cosas nostras e menzus a sos zòvanos nostros si lis daet diploma e làurea pro si arranzare peri su mundhu! Tantu… “qui non c’è niente”!!! Totu sotto vuoto, totu bóidu, sos cherbedhos pro comintzare.
    E za est abberu chi si podet istudiare fintzas chentza lèzere, o q.b., e antzis oe, abbàida sa meraviza, bastat a digitare, a fàghere clic e iscarrigare; pro lèzere bi at una controindicazione puru: faghet a dolore de conca, iscimíngiat su ciorbedhu, e poi faghet fintzas a si laureare chentza segamentus de conca! (e in sa RAS custu lu depent ischire) Pro sa cultura… dinai pagu: sa cosa de cultivai… gei proit e crescit a su própriu, si no est sunt sas “piogge assassine” chi nci tragant fintzas a nosu!

  • Giuseppe Vignolo says:

    Mi fa veramente piacere che sia stata data una risposta chiara ed esaustiva a chi ha ampiamente dimostrato la sua totale incapacità a gestire una regione e che da parlamentare ha sempre pensato a far scorrere fiumi di parole piuttosto che elaborare progetti. Costui oggi usa il più letto quotidiano della regione per creare astio,disinformare e continuare così suoi fiumi di parole……..e poi abbiamo visto cosa sono capaci di produrre i fiumi senza argini

  • Pàulu, in Sardigna che at muros fràigos e custos sunt ‘civili’ (fintzas s’ennésimu “piano casa” ndhe ischit carchi cosa…) e a donzi modu fatos pro separare, àlias dividere; che at muretti a secco (custos sunt pro isparare, Deus ndhe campet!); e che at cresuras (de rú, de morisca ispinosa ma bona, che a nois Sardos!, cresuras de matedu, cosa chi creschee, leat logu ma, a parte chi podet serrare, e divídere male: produit però ossígenu – isperendhe chi sa ‘modernidade’ no batat sa die chi ndhe faghimus a mancu –. E isperamus puru chi no cambiemus sas cresuras totu a filo spinato, custu puru prus ‘civile’ de sas cresuras, ma… campos de cuncentramentu de prus de una zenia e colore e campos de addestramentu militares bi at fintzas ‘zente’ – si est zente! – chi inderetura ndhe narat bene, si ischint it’est su bene!…
    Deo mi tio acuntentare de sas cresuras: faghet a nos bídere e abbaidare in cara de un’ala a s’àtera – e a paris terra, no dall’alto in basso –, e s’intèndhere (e tandho iscurtare puru), a si faedhare, a pruduire ossígenu e, pro nàrrere de nois Sardos, chentza tírria, ca sinono abbarramus una tana de espes terranzos, prus ‘civili’ o… boh!, ma terranzos.
    Ma cantu est bellu a èssere cristianos!!! (de duos significados)

  • Perdonami Paolo se vado fuori tema ma oggi ho letto che la RAS ha presentato progetti per 7,6 miliardi da finanziare coi fondi del recovery. Di questi appena 360 milioni per scuola, ricerca e formazione. Ma mi sai dire dove vivono questi? Ma lo sanno o no che il PIL futuro si fa nelle università e nei laboratori?
    Con stima Enea Dessì

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