Editoriale, Politica

Il diritto a pensare e tacere

di Paolo Maninchedda
In molti mi sollecitano a scrivere ogni giorno.
In questi giorni, invece, ho bisogno di tacere.
Sono stato educato a non temere il silenzio, a star fermo per ore a pensare.
Credo fortemente che dentro ciascuno di noi ci siano spazi infiniti, liberi e inespugnabili. Ogni tanto ho bisogno di frequentarli.
Non ho difficoltà ad ammettere che non mi piace questo tempo chiassoso, violento e prevaricatore. Non ho difficoltà ad ammettere, politicamente, che la mia convinzione è che non abbiamo un problema con questa o quella parte politica, ma con lo Stato italiano, con la sua pseudo-cultura giuridica, con la sua sostanziale natura etica e religiosa, con il suo fastidio verso le libertà individuali, questa convinzione si sta sempre più radicando nella mia coscienza.