Scusate, signori parlamentari, dove si svolge la discussione sulla legge elettorale italiana?

di Paolo Maninchedda
Vorrei precisare una cosa in anticipo: a me il Parlamento italiano non piace.
Qualche giorno fa, un amico, cui tengo molto, mi ha prospettato la possibilità di una candidatura al Parlamento. Mi sono venuti i brividi. Primo perché sempre più non mi riconosco in questo Stato e sempre più penso che il mio dovere, pacificamente e legalmente, sia mandarlo gambe all’aria. Io sono contro il dogma dell’art. 5 della Costituzione italiana.
Secondo perché, per ragioni familiari, quando atterro a Roma sento subito un odore di ospedale che faccio fatica a governare. Quindi, chiarito che voglio stare in Sardegna e che la mia massima aspirazione è rimanere vivo, dopo questa esperienza in Giunta, e tornare a insegnare, vorrei però chiedere ai signori parlamentari dove si stia svolgendo la discussione sulla legge elettorale italiana e se qualche sardo vi stia partecipando.
Seconda domanda: si è provato a trovare una posizione condivisa dei sardi sulla legge elettorale? Vi siete mai incontrati per far fronte comune? Il Trentino, con un terzo della popolazione della Sardegna, ha la sua lex specialis. Così pure la Val d’Aosta. Che dite, c’è da pensarci? Ancora: si ritiene di far valere il requisito della minoranza linguistica o no? Perché in altre regioni potrebbero esserci sbarramenti regionali per l’elezione alla Camera e in Sardegna invece no? Perché i collegi plurinominali (quelli con i listini bloccati nei quali si eleggerebbe su base proporzionale) in Sardegna dovrebbero essere formati con lo stesso criterio (sommma di 3 o 4 collegi uninominali) di quelli del resto della Repubblica? Possibile che non vi venga in mente che i collegi uninominali e plurinominali in Sardegna hanno necessità di essere calibrati su una particolarissima distribuzione della popolazione in un territorio vasto e con un’orografia originalissima? Sono domande semplici non accompagnate da ambizioni personali. Nessun desiderio personale di sedere sugli scranni ovattati italiani; ma solo un po’ di orgoglio per la nostra intelligenza e per il nostro diritto.