Il brutto anatroccolo è in testa, la stampa si stupisce

Oggi La Nuova Sardegna raggiunge vette coccodrillesche di rettilesca fattura.

Dopo aver tutelato in lungo e in largo l’interpretazione loggiata dell’università del professor Carpinelli; dopo aver silenziato il notevole contenzioso giudiziario maturato in diversi dipartimenti durante quella gestione; dopo aver superato leggiadramente la vicenda della laurea presidenziale secretata; dopo aver sostenuto apertamente la grandezza dei candidati carpinelliani alla carica rettorale e la pochezza del candidato di opposizione alla linea di continuità di Carpinelli, oggi La Nuova scopre che nelle elezioni per il nuovo rettore di Sassari è largamente in testa il candidato di opposizione professor Gavino Mariotti (al punto che sommando i voti del secondo e del terzo non si giunge al valore dei voti da lui presi) .

Perché La Nuova, e al giornale turritano si dovrebbero aggiungere il sindaco e quasi tutti i poteri veri della città, ce l’ha con Mariotti?

Perché Gavino è considerato sgraziato per i riti di corte.

Ovviamente non lo si dice così, ma sotto sotto il problema è questo: Mariotti è il brutto anatroccolo nello stagno di altri pennuti autocertificantisi cigni.

Mariotti è troppo tozzo per l’estetica slim dell’upper society sassarese.

Ovviamente poi Mariotti ha una storia, e la sua è stata per mesi rappresentata come sporca, quella dei concorrenti, limpidissima.
La verità è che gli stagni accademici sono tutti torbidi e che ci sono veramente pochi pennuti con nido immacolato (anche se esistono, e io ne conosco almeno uno e ne ho un’immensa stima).
Pensate in quale stagno navigo io, nell’ateneo cagliaritano, che ha dovuto subire l’onta in questi giorni di una dichiarazione papale (in senso accademico) sulla nascita dell’Università di Cagliari che se fosse stata pronunciata da uno studente di lettere all’esame di storia moderna avrebbe determinato la sua espulsione da tutte le scuole del regno in saecula saeculorum.

La purezza della borghesia è un ossimoro.
La purezza dell’uomo è un ossimoro.
Usare la purezza come argomento politico è un calcolo stalinista.
E comunque, la storia di Gavino è stata rappresentata come lercia quale non è.
Risultato? Il voto l’ha resa brillante. Il voto ha svelato la falsificazione purista e ha deciso sul programma, rifiutando la caricatura forzata delle persone.

La Nuova si è stupita della cosa più ovvia: si sono scontrati un progetto di cambiamento dell’Università e diversi progetti di egemonia di una parte dell’Università sull’altra. Questo progetto di governo inclusivo, non egemonico, è stato rappresentato dal candidato tozzo contro i candidati à la page.
Tutto qui.
Tutto chiaro fin dall’inizio, ma oscuro per chi non racconta la città, per chi non racconta più la verità, ma racconta solo il proprio ‘giro’, le proprie piccole simpatie, le proprie amicizie erette a simboli universali.

0 commenti su “Il brutto anatroccolo è in testa, la stampa si stupisce

  • Non conosco Mariotti, ma che simpatia… Si può votare contro, ma non diffondere voci false e tendenziose. Concordo che è necessario che un rettore abbia una visione chiara di ciò che farà dal punto di vista amministrativo e culturale.

  • Gentile Giuseppe, trovo che l’esagerazione non giovi a nessuno. Quando si parla di certe cose si devono fare affermazione documentabili, altrimenti facciamo a chi la spara più grossa.
    Del curriculum del prof. Mariotti si è occupato anche L’Espresso:
    https://espresso.repubblica.it/attualita/2017/08/31/news/commissione-zero-titoli-per-giudicare-chi-diventa-professore-1.308666
    Però è più utile guardare il database delle pubblicazioni dei docenti dell’Università di Sassari:
    https://iris.uniss.it/
    Confronti, ad es., il curriculum di Mariotti con quello di Innocenzi: numero di pubblicazioni, convegni internazionali, responsabilità di strutture e di progetti su ricerca.
    Io capisco che l’adulazione possa raggiungere vette sublimi, però…

  • Gentile Usinese, proprio ieri a pranzo, con alcuni amici, abbiamo letto il curriculum di ciascun candidato. Uno dei commensali esprimeva infatti una posizione simile alla sua. Non vi abbiamo trovato niente di ciò che dice. Il profilo scientifico del prof. Mariotti è eccellente nel suo campo e a questo si aggiunge il fatto che ha una impressionante esperienza in tutti gli organi accademici, dal consiglio di corso di laurea al senato accademico. Questo non si può dire degli altri candidati. Non capisco cos’altro serva. Sono dunque d’accordo con lei: confrontiamo i curricula, ma facciamolo veramente. Per quanto riguarda il resto di quello che scrive, non so certo quale sia la sua esperienza a riguardo. Da ex studente del vicino dipartimento di storia ho però un’esperienza mia e non sono affatto d’accordo lei. Gavino Mariotti è stimatissimo dai colleghi del suo dipartimento come da molti altri colleghi dell’ateneo (lo dimostrano le preferenze). Gode, inoltre, di una stima impressionante da parte degli studenti, sia da parte di quelli che lo hanno seguito a lezione e che hanno solo buone parole nei suoi confronti, sia da parte dei rappresentanti degli studenti che letteralmente lo elogiano.
    Questo suo commento pubblicato nel giorno del secondo turno elettorale mi fa semplicemente pensare che Maninchedda abbia ragione. Ad alcuni Mariotti dà fastidio e temono il risultato elettorale, arrivando a dire che è meglio chiunque altro (una marchetta al contrario). Voglia più bene alla sua intelligenza e alla nostra.

  • Alessio Tola says:

    Gentile Sig. Giovanni,
    come da suo riferimento al programma elettorale del candidato Mariotti, pare decisamente inadeguato definire come “elusione di tasse dallo stato…lo stratagemma di due fondazioni (una per i fondi in entrata e l’altra per quelli in uscita)”.
    Non vi è traccia nel programma di Gavino Mariotti in ordine a strategie che possano essere – neppure come ipotesi – indicate come elusive del pagamento di imposte e tasse e tantomeno irrispettose di norme di legge.
    Le Fondazioni e le aziende in house, di contro, sono strumenti fondamentali per ottimizzare la gestione, attraverso l’adozione di strumenti chiari e trasparenti che possano consentire una adeguata razionalizzazione delle risorse economico-finanziarie (poche) a disposizione dell’Ateneo.
    Le esperienze maturate in tale senso da altre Università sul territorio nazionale (a voler tacere di quanto accade nel resto del mondo), dimostrano in maniera inconfutabile che il programma di Mariotti risponde ad un contesto evolutivo e di crescita manageriale e gestionale degli Atenei, sempre più orientati a conseguire da una migliorata gestione, vantaggi a favore della collettività.
    Di questo, sono certo, presto se ne avvantaggeranno gli studenti, i docenti, il personale dell’Ateneo Turritano e tutti noi contribuenti più in generale.
    Cordialmente
    Alessio Tola

  • Gentile professore,
    rispetto la sua idea ma non la condivido.
    Che l’amministrazione uscente sia stata nefasta per l’università lo dimostra il voto populista dell’altro ieri. In altri tempi e in altri luoghi mai avrebbe ricevuto attenzione un programma che prevede l’assunzione di 100 ricercatori di tipo A da tenere precari per vent’anni, l’elusione di tasse dallo Stato per 15 milioni di euro con lo stratagemma di due fondazioni (una per i fondi in entrata e l’altra per quelli in uscita) o che pretende che la regione eroghi fondi per la ricerca senza che ci siano bandi competitivi. Questi temi, ne sono certo, poco avrebbero convinto anche lei.
    Una terza via è possibile e merita più attenzione e rispetto.
    Con stima
    Giò

  • Paolo Maninchedda says:

    Gentile Usinese, grazie per la lettera, meno per l’anonimato. Le sembrerà strano, ma avevo letto i curricula dei colleghi candidati. Che il problema di una candidatura a rettore consista nella qualità dei curricula scientifici credo sia opinabile. Frequentemente, infatti, i migliori ricercatori non sono stati i migliori rettori, mentre è spesso accaduto che ricercatori ordinari si siano rivelati ottimi amministratori. Ciò che si misura, in un agone accademico per la massima carica d’ateneo, è il progetto strategico sull’università, il consenso di cui si gode per realizzarlo e il riconoscimento delle capacità per governarlo. Personalmente sono rimasto annichilito dalla contiguità politica della gestione Carpinelli, dalla vicenda della laurea presidenziale, dal tandem con l’amministrazione comunale e con il quotidiano locale, dall’opacità del sistema della trasparenza almeno fino a qualche mese fa, e sono ritornato indietro negli anni quando da professore associato ebbi modo di assistere a Sassari a un Consiglio di Facoltà impegnato in un linciaggio morale contro un collega apepna andato in pensione, reo di aver recensito negativamente un’opera del preside. Ho visto con i miei occhi baroni sassaresi pretendere la subordinazione dei loro collaboratori e strisciare letteralemnte ai piedi di importanti uomini politici. I più feroci con collaboratori, ricercatori e colleghi erano i più salivanti adulatori. E, mi creda, non militavano solo a Destra, ma spesso anche e soprattuto a Sinistra. So cosa intende quando parla di visione mercantile delle relazioni umane ed è cosa che ferisce anche me e mi ci contrappongo. Tuttavia penso che il ‘mercantilismo’ (per usare la parola in accezione prossima alla sua espressione e non a quella che le è propria) sia stato un virus coltivato e non contrastato dal governo rettorale precedente. E dunque, il dunque è solo che le elezioni di Sassari sono state un plebiscito pro o contro il rettore uscente e pro o contro una fase di riequilibrio, di moderazione e inclusività rispetto al rinnovato rischio di un’egemonia. Mi sbaglio? Se dovessi accorgermi del contrario, stia certo che ci scriverò sorpa.

  • Gentile Maninchedda, perdoni se mi firmo con uno pseudonimo (Usinese in fondo lo sono), ma i tempi sono brutti, diceva mio nonno.
    Penso che quello che lei scrive è almeno opinabile, nonostante l’acutezza di pensiero che le riconosco altre volte. Questa volta la vedo un tantino miope, anzi direi orbo. Can you tell me why? A cosa sta prendendo la mira?
    Che Mariotti sia un brutto anatroccolo non è questione pertinente. Qui si discute di avere o non avere il curriculum per fare il Rettore di un’Università.
    Lei, quando vuole, sa vedere i vari aspetti delle questioni. Le domando allora: ha per caso fatto il confronto del curriculum del Prof. Mariotti con quello del Prof. Innocenzi, o del Prof. Furesi, o del Prof. Deidda, o del Prof. Demuro? No. Peccato, bastava poco: bastava cercare su una qualunque banca dati. I risultati sono di un’evidenza che lascia cascare le braccia e tutto ciò che sta sotto la cintura.
    Dico un’altra cosa. Forse lei non conosce il Prof. Mariotti, ma sarei più propenso a pensare che lo conosce magari bene. Conoscerà allora il modo mercantile che il Prof. Mariotti ha di fare le relazioni umane, anche quando si tratta di chiedere voti o di chiedere e restituire favori.
    Ecco, questo è il punto, e non me ne voglia. Questo articolo pare una marchetta a buon rendere. Voglia più bene alla sua intelligenza.
    Poi, se non le piace quello che scrivo può sempre non pubblicarmi. Vorrà dire che gliel’ho detto in privato.

  • Da ex studente dell’ Accademia di Sassari faccio i miei auguri al prof. Mariotti.
    (… è stato presidente del consiglio di amministrazione … e credo lo sia ancora)

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