Ieri in Consiglio regionale: per chi parlano?

di Paolo Maninchedda
Ieri ho avuto l’onore di partecipare alla riunione del Consiglio regionale.
All’ordine del Giorno l’approvazione dell’autorizzazione all’esercizio provvisiorio e la mozione sul prezzo del latte.
La scena è stata occupata dal dibattito sulla sentenza della Corte Costituzionale italiana sul bilancio della Sardegna 2016.
L’assessore Paci è stato scorticato vivo dall’opposizione, con parole pesanti; accuse infamanti e generiche sparate alla viva il parroco sono state dedicate anche alla maggioranza e alla Giunta. Si è toccato anche il vertice della ‘faccia di bronzo’ come sostituto della ‘faccia di culo’ (non detto, ma parafrasato). Mentre assistevo a tutto questo, mi chiedevo: a chi stanno parlando?
Un’indagine Ocse dice che il 47% degli abitanti della Repubblica italiana è analfabeta strutturale. Che cosa vuol dire? Significa che non è in grado di capire un messaggio complesso: da un discorso di media lunghezza al bugiardino di un farmaco, da testi come questo che io sto scrivendo, alle istruzioni per l’home banking; dalla lettera dell’Inps ricevuta a casa al verbale di una contravvenzione.
Nei giorni scorsi un giornalista della Stampa ha portato questo dato al 70%. Ha anche rivelato, citando fonti Istat, che «il 18,6 per cento degli italiani – cioè quasi uno su 5 – lo scorso anno non ha mai aperto un libro o un giornale, non é mai andato al cinema o al teatro o a un concerto, e neppure allo stadio, o a ballare. Ha vissuto prevalentemente per la televisione come strumento informativo fondamentale».
Come si è adeguato il linguaggio politico a questa drammatica generalizzaizone dell’ignoranza?
In due modi: con l’estremizzazione semplificata del linguaggio e con l’antica strategia della demagogia come strumento per l’egemonia.
Qui però la destra liberaldemocratica italiana e sarda fa un errore: immagina che a replicare il linguaggio e le movenze di Grillo guadagni consenso. No, non è così; viceversa aumenta i consensi dei populisti europei della destra che io chiamo neofascista.
Il posto e la rendita politica del messaggio estremizzato e semplificato è occupato stabilmente, è presidiato da una strategia comunicativa professionalizzata che lo lega a un marchio e a un simbolo, è accompagnato da una pianificazione di conquista del potere tutt’altro che istintiva.
Luciano Violante ha dichiarato recentemente che l’Europa è di fronte a una situazione inedita che ha cambiato le relazioni e i ruoli tra le forze politiche. Secondo lui è miope pensare che esistano tre fronti politico-culturali (i socialdemocratici, i liberlademocratici e i populisti). In realtà l’Europa è minacciata dal populismo (generato dalla consueta cecità tedesca), per cui Violante sostiene che socialdemocratici e liberaldemocratici dovrebbero accordarsi su grandi scenari riformisti e far fronte comune (il fronte delle libertà e dei diritti) contro la tirannide del populismo che avanza.
Noi in Sardegna andiamo ripetendo da tempo che serve un patto sardo, fondato sulla Nazione sarda, sull’europeismo, sulla tolleranza, sulla tradizione libertaria e solidaristica che è innata in Sardegna.
Altro che agoni sulle estremizzazioni! Serve un discorso nuovo di sacrificio, lavoro, impegno, visione e coesione. Invece il sistema politico sardo sembra il cane che porta il guinzaglio al nuovo padrone: il populismo neofascista.

0 commenti su “Ieri in Consiglio regionale: per chi parlano?

  • Egregia Laura, conosco benissimo Chomsky e la sua lotta contro il sistema. Ma conosco anche Goebbels, Mussolini, i sistemi di manipolazione dei consumatori da parte dei grandi gruppi multinazionali, le strategie di profilazione dei gestori dei big data in rete. Proprio la rete, che oggi sembra la più grande piazza democratica del mondo, risulta invece essere, a chi la conosce, la ‘piazza’ più manipolata, manipolabile e interferita dai grandi gruppi finanziari. Come pure conosco perfettamente l’evoluzione che la storia ha sempre registrato dalla democrazia diretta alla tirannide, alle esecuzioni in piazza, alla sovranità della piazza contrapposta alla sovranità della legge (ne sa qualcosa Robespierre). Io sono un libertario europeo, ho memoria delle centinaia di martiri della libertà che si sono contrapposti sia ai tiranni che alle folle manipolate e inferocite. La sovranità si esercita nel diritto e il diritto deve sempre garantire le libertà individuali, l’istruzione e la partecipazione. Il populismo è solo una delle tante facce della lotta egemonica per il potere ed è sempre stato feroce e liberticida. Personalemnte preferisco tenermi la mia cultura dei diritti e dei doveri, piuttosto che asservirmi ai regimi falsamente democratici ma sostanzialemnte governati da ducetti demogogici, facondi e prepotenti.

  • Chomsky ci dà un’ottima definizione: “Populismo significa appellarsi alla popolazione“. Chi detiene il potere vuole invece che la popolazione venga “tenuta lontana dalla gestione degli affari pubblici”. Chomsky ritiene al contrario che “la popolazione dovrebbe essere partecipe e non spettatrice”.

    Tenere la popolazione lontana dalla cosa pubblica è una posizione “comune tra i liberal, gli intellettuali democratici e, da loro, si trasferisce alle classi dirigenti”. Ciò, unito al fatto che le figure che vengono candidate alle elezioni sono “create dal mondo economico” (perché create tramite finanziamenti di tipo lobbistico e commerciale), contribuisce ad attribuire ai partiti una funzione totalmente “apolitica”, trasformandoli di fatto in macchine addette alla “produzione di candidati attraverso meccanismi che sono controllati da concentrazioni di potere economico che emarginano la popolazione”.

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