Ieri ci siamo astenuti sulla leggina per i pastori. Domani ci prepariamo a votare contro le disposizioni sulla sanità

13 settembre 2017 08:020 commentiViews: 661

di Paolo Maninchedda
Una delle cose che funzionano del Consiglio regionale è il servizio resoconti. Leggete l’andamento della seduta di ieri. Potrete imparare molto sulla cultura politica e anche sul garbo. Pensate che un Presidente del Consiglio richiesto di dar conto di come ha proceduto a usare i poteri sostitutivi nelle nomine all’Ersu di Sassari, ha risposto dicendo che li ha usati, punto e basta. Chapeau!
Ma al di là di questo, potrete leggere anche le posizioni dei  consiglieri regionali del Partito dei Sardi, in primis di Pier Mario Manca, che aprendo il dibattito sulla leggina che stanzia oltre 40 milioni per i pastori, in primo luogo ha ricordato l’impegno del nostro partito su questo tema quando tutti lo sottovalutavano, con riunioni diffuse nel territorio e con un incontro a Villa Devoto. Tutto accaduto molto tempo prima della manifestazione dei pastori sotto il Consiglio regionale. E qui sta un primo punto: se una forza politica educata pone dei problemi rilevanti e di interesse pubblico al Presidente della Regione e il Presidente della Regione non agisce, il subentro del clima da piazza e da camioncino ai metodi della democrazia rappresentativa, ancora per fortuna in vigore, da chi viene prodotto? Chi genera l’urlo col proprio silenzio? Datevi la risposta, per conto nostro abbiamo capito dove non recarci più a perdere tempo.
Sul piano del metodo politico, però, c’è da constatare che l’uso dell’intelligenza, il garbo, la volontà di concorrere con i propri contributi alla soluzione dei problemi non è produttivo, occorrono gli strattoni, le urla, le minacce per smuovere l’immobilismo dilagante.
Per fortuna i metodi rozzi e violenti non ci appartengono, come non ci appartiene, all’opposto, la statuaria politica inconcludente. Nel mezzo, tra gli estremi, c’è la normalità del lavoro, di chi si alza al mattino, studia, propone, discute e risolve.
Dunque noi ci collochiamo su un versante e opposto sia al ‘va tutto bene, stiamo fermi’ sia all’uso e all’abuso della piazza.
Si è visto anche ieri.
Pier Mario ha detto a Caria che la legge è arrivata tardi e monca, perché interviene sull’ovicaprino e non sulle aziende in generale e ha ricordato all’assessore che anche gli asini (i quadrupedi legittimamente chiamati così) bevono e mangiano tutti i giorni.
Noi come Partito, dal canto nostro, in più circostanze abbiamo ricordato ai pastori che siamo contro le cose non serie e questa legge non lo è perché da un lato incardina i contributi sul de minimis dall’altro adotta per l’erogazione le procedure del DM 102, quello sul Fondo di solidarietà nazionale, che sono molto simili alla misura 5.2 del Por, tuttaltro che destinata a interventi solo infrastrutturali come è stato ricordato anche in Aula e che noi abbiamo sempre detto essere la migliore per intervenire complessivamente a favore delle imprese.
Quando nella finanziaria 2017 venne inserito l’articolo sui 14 milioni ai pastori noi dicemmo che sarebbero stati inspendibili. I fatti ci hanno dato ragione. Per renderli spendibili la legge è stata modificata due volte e oggi diventa di fatto una norma per l’acquisto di pecorino romano.
Quando dicemmo che più dell’ammasso di Pecorino romano per gli indigenti (misura comunque utile) avrebbe fatto il Fondo rotativo (adesso deliberato anche da Banca Intesa che si sta rivelando la banca più vivace e di prossimità per le imprese sarde), i fatti ci hanno dato ragione (il Fondo si sta affermando e sta da un lato finanziando le imprese e dall’altro regolando i magazzini).
Oggi diciamo che questa legge è molto rischiosa per chi firmerà i decreti di pagamento e altrettanto per i pastori che ne godranno. Vedremo. Ma come al solito, preferiamo la distinzione su cose serie all’omologazione a una politica della distribuzione a pioggia che potrebbe trasformarsi in grandine.
Ovviamente stiamo imparando. Per cui, date le ragioni di opposizione netta e chiara all’Ats e di profonda contrarietà alle furbizie della rete ospedaliera (che pure abbiamo cercato di correggere in Commissione) ci prepariamo in sanità non a parlare con chicchessia, ma semplicemente a votare come riteniamo giusto e a parlare con la società sarda delle nostre scelte differenti rispetto a quelle proposte dal governo sardo.

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