Sabato a Oschiri, oggi a Nuoro

gioielloSabato sono andato a Oschiri alla presentazione della lista di Maria Giovanna Lai, candidata a sindaco.
Sala gremitissima. Lista molto giovane e pubblico misto: bambini, giovani e anziani.
In lista anche candidati del Partito dei Sardi.
Ogni candidato si è presentato. La caratteristica comune? La credibilità.
Mi sono commosso un po’: in questi tempi di disperata solitudine, in cui tutti si ritirano nel rancore della Rete o nella febbrile ed esclusiva chiusura  sui propri interessi, vedere 12 persone esporsi, dichiarare il proprio impegno, alzare gli occhi dai propri piedi e guardare l’orizzonte, e vedere soprattutto un paese entusiasta del loro impegno, mi ha dato coraggio: c’è speranza, c’è ancora chi ha il piacere di occuparsi della società e dello Stato (il nostro, ovviamente), e dunque esiste lo spazio per trasformare, cambiare, riformare. Ho sommessamente chiesto loro di non avere solo solide radici, come hanno dimostrato di avere, ma anche grandi ali, di pensare cioè a Oschiri come si pensa a una piccola patria, governata bene da chi ha in testa una grande Sardegna.
Oggi alle 18 presentiamo i nostri candidati  a Nuoro, sala dell’Hotel Grillo. È una sfida. Per noi riprendere ad occuparci di Nuoro è stato un investimento in coraggio e impegno. Abbiamo candidato persone credibili, dedite al lavoro, capaci, non ostili ad alcuno, non litigiose, non velenose, non contaminabili dal veleno altrui. Possibile che anch’io domani riesca ad abbandonare lo scetticismo con cui ho sempre guardato a certi dinamismi sociali nuoresi. Stiamo cercando di rilanciare un luogo di coraggio, di impegno e di trasformazione su Nuoro. Vorremmo aiutare la città ad uscire da Su Connottu. A Nuoro non vi è alcun obbligo a che accada sempre e solo ciò che è già accaduto. Chi può, domani venga; abbiamo bisogno dell’aiuto di tutti.

0 commenti su “Sabato a Oschiri, oggi a Nuoro

  • Buonasera Sig. Mario Flore, a differenza della sua posizione, ritengo che la strategia politica del Partito dei Sardi sia del tutto chiara e condivisibile.
    Costruire l’indipendenza dello Stato sardo è l’obiettivo strategico da perseguire, peraltro, chiaramente dichiarato in ogni occasione dai vertici del Partito.
    Governare il momento che stiamo vivendo è, invece, l’unica soluzione tattica che può consentire ad un Partito indipendentista di penetrare incisivamente allinterno della Società sarda rivoltandone il pensiero.
    Governare (bene), la Sardegna, ha il prezioso significato di portare a conoscenza, di tutti, che l’agire in coerenza con i principi dell’Autodeterminazione, a cui da sempre aspiriamo, può portare vantaggi anche in termini reali. Significa incidere concretamente sui problemi di tutti i giorni, nutrendo oltre che la mente anche la pancia del Popolo sardo.
    Governare bene permette ai sardi di confrontare la positiva diversità di azione politica, messa in pratica dal Partito dei Sardi, rispetto a quella scialba delle varie “succursali di partito continentali”.
    Amministrare, amalgamando l’ideologia con la risoluzione di spinose questioni ataviche, e farlo con prepotente entusiasmo, significa erigere lo Stato.
    Può anche non piacere l’alleato. Ma, da soli, non si va al Governo. Da soli si rimane ad urlare al vento. Si invecchia rimanendo settari e non si lascia nulla in eredità ai propri figli. Solo belle parole prive di alcuna sostanza, che perdono lucentezza con il passare degli anni. Chi critica “a prescindere” ha la pesante responsabilità, se non anche la precisa strategia, di frenare la spinta indipendentista che prepotentemente avanza.
    Ognuno faccia un passo indietro e rinunci a qualcosa, come si fa in famiglia, tra fratelli.
    Costruire l’Indipendenza della Sardegna significa mettersi in moto. In una marcia che oggi appare possibile proprio per l’approccio diverso al raggiungimento della meta. Bisogna lasciare da parte le sottigliezze e lavorare sodo. Se si è convinti dell’importanza del momento storico, si può e si deve collaborare non pretendendo niente in cambio. Nessuno si erga a giudice di altri, se prima non dimostra di essersi impegnato almeno quanto gli stessi. La marcia non sia neppure una sfrenata “conquista dell’West”, dove si fa a gara a chi arriva primo o dimostra di più, ma sia un inesorabile momento di crescita collettiva che abbracci tutti e, nel quale, nessuno sia lasciato indietro.
    Detto questo, chiedo scusa dispiaciuto per non aver potuto partecipare, per impegni di lavoro, alla presentazione della lista di Nuoro, che so essere di spessore, come le altre, e che contribuirò a far votare.
    So, dai miei “informatori”, che è stata una serata partecipata e decisamente affollata, per cui, Presidente, credo sia giunto il momento di organizzare sale più capienti.
    A innantis
    Il Comandante

  • Paolo Maninchedda says:

    Egr. Mario Flore, mi sembrano i sillogismi che sentivo al Liceo e all’Università da chi diceva ai Comunisti parlamentaristi di essere dei collaborazionisti perché diventavano deputati e senatori dello Stato borghese. Come andò a finire lo sappiamo tutti. Auguri per la tua rivoluzione indipendentista extraparlamentare, che immagino rifiuti anche le elezioni, che rifiuti anche le leggi dello Stato colonizzatore, che non paghi le tasse allo Stato colonizzatore, che non vada nelle scuole e negli ospedali dello Stato colonizzatore, che sospetti della democrazia rappresentativa, che sopporti il pacifismo, che non sappia cosa sia la responsablità della guida dei processi storici senza usare la vita degli altri. Auguri per una splendida navigazione solitaria, compiaciuti della purezza e della sterilità della solitudine.

  • Nicolino Falchi says:

    Domani ci ritroveremo insieme con in bel gruppo di amici
    spero poter prendere la parola per dire al candidato sindaco che come al solito si è dimenticato nel suo programma come sempre dei problemi di anziani e disabili.

    A domani
    nicolai

  • Occuparsi della società e dello Stato!!
    (il nostro, ovviamente).
    Dunque?
    Se Indipendenza è l’esatto contrario di dipendenza
    Se un Indipendentista Sardo, vuole l’indipendenza dall’italia
    Se un Sardo giura fedeltà all’italia che considera la Sardegna una colonia, ci volete spiegare la logica di questa INCONGRUENZA?

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