Era un guerriero

 Le case assorbono gli odori di chi le vive. Non sono solo pavimenti o pareti. Gli arredi, le carte, i libri, i dischi, quello che si mangia in cucina o i saponi del bagno, raccontano tutto, insieme alla miscela degli odori. Le case raccolgono stati d’animo, le vicende positive e negative che si accavallano, inizio e fine di una vita. Le ingiustizie subite e le colpe, quelle vere, quelle immaginate, quelle scaricate dalla maldicenza. Risate di felicità e pianti disperati.

Succede anche ai migliori, improvvisamente, di stare dentro a meccanismi oscuri. Le macchine burocratiche macinano le persone, le privano dei diritti e delle libertà, schiacciano le volontà. E succede così che il lavoro fatto non conti più nulla, la generosità sia ripagata con una velenosa ingratitudine.

Se non sopporti ti abbandoni.

E così, è stato…

La porta si è aperta e davanti un uomo dal viso disegnato. Una sessantina d’anni vissuti all’aperto, senza paura del vento.

«Ciao. Ti aspettavo. Sono Leandro» – «Ti hanno detto del problema? L’uomo che ha bisogno di te sta chiuso in casa da mesi. Passa il tempo sempre nella stessa stanza. Esce solo qualche minuto. Spesso solo la notte. Mangia pochissimo, in alcuni giorni nulla. Beve solo acqua. In quei pochi minuti in cui gira per casa, beve e piscia. Poi si rinchiude, ancora. La famiglia, ormai, non lo cerca più. Ha resistito fino all’impossibile. L’hanno visto trasformarsi da uomo instancabile, un grande lavoratore, responsabile in tutto, disponibile verso gli altri senza mai nascondersi, ad uno che sta nell’angolo, avvolto in se stesso, in quel buio, pieno. Lo troverai, così. “fatto e lasciato” nella stanza in fondo. Era un guerriero».

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