Editoriale

Da domani le trattative sindacali le fa la Corte dei Conti

manidi  Paolo Maninchedda
Prima abbiamo visto la magistratura penale inquisire un assessore regionale per aver tenuto aperta la mineraria Silius.
Adesso abbiamo la Corte dei Conti che mette sotto inchiesta parte della Giunta Soru per danno erariale per il salvataggio dell’Hydrocontrol, società partecipata dalla Regione di cui venne assorbito il personale in Regione e sanati i debiti.
Ho già scritto che più del 70% del problema burocratico italiano nasce dalle follie del sistema giudiziario italiano. Non si può pensare che con una magistratura con queste abitudini si possa trovare un solo funzionario che non si cauteli in tutto e per tutto complicando la vita ai cittadini. E non si dica che il problema sta nel fare buone leggi, perché è certamente così. Ma la stessa legge applicata in contesti diversi dà risultati diversi perché il giudice non è una macchina, è un uomo con la sua cultura, la sua educazione, le sue abitudini. La stessa cosa vista da un giudice miope è diversa se guardata da un giudice presbite. Non esistono magistrati che vedono bene, anzi, quelli che pensano di vedere benissimo sono i più pericolosi perché sono dogmatici.
Ma adesso abbiamo anche un’altra certezza: da ora in poi per le vertenze sindacali occorrerà convocare anche la Corte dei Conti e farle sottoscrivere i verbali.
Questa è l’Italia. Da domani per l’Alcoa, per l’Igea, per Ottana, per Porto Torres, convocherei provocatoriamente: il presidente della Corte dei Conti, il comandante della Guardia di Finanza, il sostituto procuratore della Repubblica e, se i Carabinieri lo permetteranno, anche la Polizia Giudiziaria.