Come si fa e come si parla di sviluppo in Sardegna

6 marzo 2014 08:032 commentiViews: 454

schiacciodi Paolo Maninchedda
Non per dire, ma il mitico Velasco, grande allenatore di pallavolo e grande educatore, potrebbe far molto in Sardegna. Ho già segnalato la sua magistrale lezione sugli schiacciatori che devono sapere schiacciare anche le palle alzate male. La ripropongo per analizzare alcune reazioni al mio post sull’utilizzo del contratto Volkswagen 2006 in Sardegna.
In primo luogo, in Sardegna si discute di politiche di sviluppo non a chilo ma a tonnellata. La precisione non esiste. Tradurre la mia proposta solo nei termini di un costo per il lavoratore e non nei termini della costruzione di un vantaggio, del mantenimento del sistema produttivo e del lavoro,  è, per l’appunto, parlare di politica a tonnellata. Dove mai si è vista, in Sardegna, la possibilità di concorrere con le ore lavorate a capitalizzare l’impresa e a godere dei suoi utili attraverso il 10% dell’utile netto? Dove mai si sono visti premi annuali sopra il migliaio di euro? Prendiamo ad esempio il calzificio Queen di Macomer. Io mi sto rompendo la testa per trovare il modo di riaprirlo finché i telai sono ancora in Sardegna e non sono stati venduti all’asta. La tariffa dell’acqua, che incideva molto sui costi e sulle diseconomie, è stata abbassata; la tariffa elettrica può essere abbassata (anche perché prima era alta perché la caldaia era in affitto e rendeva un bel gruzzoletto al rendista che la incassava). Sui trasporti si era trovato un modo di abbassare molto i costi facendo un accordo con la logistica di un’altra società sarda. Ciò nonostante, produrre non risultava competitivo con le fabbriche dell’est europeo e asiatico. Un diverso modo di organizzare il lavoro può determinare la svolta. Non va bene? Si facciano avanti altri con altre proposte che ambiscano a dare lavoro almeno a 100 persone, ma con la stessa concretezza. Sperimentino le loro proposte con un caso concreto.  Potrei continuare, ma mi fermo qui, per significare che viviamo tempi nei quali bisogna parlare con la misura precisa del grammo non con quella qualunquista, irresponsabile e inconcludente della megatonnellata del calcio parlato al bar.
Poi, però, ci sono quelli che devono fare il corso con Velasco.
Velasco insegna che in Italia come in Argentina è molto diffusa la cultura dell’alibi. Lo schiacciatore schiaccia male, si volta e dà la colpa all’alzatore; l’alzatore si gira e dà la colpa al compagno in ricezione; il compagno in ricezione si gira e, non potendo dare la colpa all’avversario che ha battuto la palla dall’altra  parte del campo, se la prende col racattapalle ecc. ecc.
Sullo sviluppo in Sardegna, ovviamente, tutti mi hanno detto: “Eh, ma che dici?, suvvia, il problema non è l’organizzazione del lavoro; il problema è dato dalla  bassa infrastrutturazione, dal costo dell’energia, dal costo dei trasporti, dai bassi livelli d’istruzione ecc. ecc”.
È come se io pronunciassi un intero discorso e nessuno lo ascolti, ma tutti si concentrino sull’ultima parola. Bisogna imparare da queste abitudini distorte. Bisogna sapere che se qualcuno dedica mezzora al pane e per caso dice alla fine ‘salame’, molti diranno che ha parlato solo di salame.
Noi, nel senso di noi del Partito dei Sardi, abbiamo proposto di usare i 1800 milioni di euro della programmazione europea 2014-2020 tutti sull’infrastrutturazione della Sardegna. Abbiamo proposto di azzerare le 162 misure in cui queste ingenti risorse vengono frantumate in 7 anni. Chi è d’accordo? Chi ha un’idea migliore?
Noi abbiamo proposto di fare comunque la dorsale del gas e di collegarla con la Toscana in modo da poter acquistare e vendere sulla rete nazionale, pensando di realizzare sui porti gassificatori/rigassificatori che ci consentano di comprare il gas dai paesi che lo esportano con le navi e non con il tubo. Chi è d’accordo? Chi è contrario? Quali alternative?
Noi abbiamo proposto di prenderci le competenze previste da statuto e di cambiare le regole del mercato elettrico della Sardegna; abbiamo proposto di prenderci l’idroelettrico; abbiamo proposto di aprire un confronto con Terna per il passaggio dei cavi; abbiamo proposto di rivoluzionare completamente la normativa sulel rinnovabili; abbiamo detto ‘No’ alle trivellazioni. Chi è d’accordo? Chi è contrario? Quali le alternative?
Noi abbiamo proposto di regolare il sistema dei trasporti in modo da aumentare la concorrenza, rendere più efficienti i porti, abbassare i costi.
Solo alla fine di questo ragionamento, abbiamo parlato dell’organizzazione del lavoro e immediatamente ecco che il resto del ragionamento viene dimenticato anzi ci viene rimproverato di non averlo fatto. Incredibile.

2 Commenti

  • “Ciò nonostante, produrre non risultava competitivo con le fabbriche dell’est europeo e asiatico”.
    Non competitivi in termini di costi? Ci sono soltanto due strade: o ridurre veramente i costi in maniera strutturale o incrementare i ricavi puntando su produzioni a più alto valore aggiunto. Il tessile di Macomer è la dimostrazione che competere con territori strutturalmente più “attrezzati” e con un costo della manodopera pari a 1/10 di quella macomerese è impossibile.
    Nell’immediato per molte imprese sarebbe utile disporre di servizi o attività di supporto che le aiutino a fare fatturato. Impossibile? Non credo. Con risorse finanziarie pubbliche di limitato ammontare.
    Non grandi progetti che si portano dietro una miriade di attività consulenziali…
    L’esperienza di questi anni mi dice che molti bandi regionali sono stati costruiti a tavolino senza interpellare i destinatari sulle reali necessità.
    Se non si fattura, non si vende, nel continente o all’estero, non si può resistere a lungo…
    Se si produce e si fattura, forse, si è anche in grado di sopportare un costa della manodopera più elevato.

    Sergio

  • Salvatore

    Tutto giusto e coraggioso.
    Abbiamo bisogno di coraggio e di confrontarci.
    Ma la domanda sorge spontanea.
    Queste cose le ha spiegate a Pigliaru?

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