Covid Sardegna: la morte e la propaganda. La differenza tra un sardo e Berlusconi

Stanno arrivando giorni durissimi per tutta l’Europa, Italia compresa, isole
comprese.
Come era già previsto dai primi di settembre, noi oggi siamo appena agli inizi dell’impennata della curva dei contagi.
Rapidamente, fra dieci giorni, saremo a circa 30.000 malati al giorno in più
rispetto al giorno precedente. E va detto con chiarezza: non c’è niente da fare per evitare questa impennata. C’è solo da limitare i danni con due misure essenziali: distanziamento e protezioni.


Sono misure semplici, che diventano invece difficilissime perché la società ha perso l’educazione a un minimo di disciplina, a un minimo di solidarietà
reciproca, a un minimo di educazione, quando è cioè tenuta insieme dalla teoria – tutta inglese, ed è uno dei motivi per cui, se posso, non parlo inglese – dell’equilibrio degli egoismi contrapposti; equilibrio inesistente, equilibrio
belligerante che fa una montagna di vittime, una semplificazione morale dovuta alla trasposizione nei rapporti umani dei rapporti economici.

Quando le società rette di fatto – come accade in modo più evidente in Francia – più dal timore e dall’efficienza degli apparati di sicurezza che da vincoli culturali e morali, inevitabilmente l’educazione latita, e allora è necessario ricorrere a misure straordinarie, a leggi complicate, per disciplinare la prevenzione degli effetti della maleducazione, dell’egoismo, dell’ignoranza.


Può sembrare strano, ma proprio l’ignoranza – specie quando viene elevata a logica di massa, come hanno fatto più di tutti Grillo, Salvini e la Meloni,
sull’onda di Bannon, un calunniatore elevato al rango di spin doctor, ma che è stata una strada accarezzata a lungo anche da Renzi – è il nemico principale di qualsiasi governo, anche quando il governo è quello degli ignoranti. E oggi ci troviamo proprio in questa difficilissima situazione, nella quale i DPCM governativi sembrano grida manzoniane, inutili,
incomprensibili, contraddittorie, perché in realtà la gente pretende
contemporaneamente due cose impossibili: difendersi dalla malattia continuando a vivere senza limiti, anche senza piccoli limiti, quali sono quelli di parlarsi a due metri di distanza e con la mascherina. Questa strada degli egoismi contrapposti porterà a un mare di morti.

In una situazione così drammatica, è vomitevole vedere Conte e la
maggioranza di Governo tentare di lucrare consenso, cioè di accarezzare il pelo della gente, sul governo soft della malattia. E fa altrettanto schifo vedere l’opposizione dire tutto e il contrario di tutto a seconda della misurazione del tasso di peristalsi della pancia del popolo. Sta diventando faticoso per la coscienza guardare gli appelli degli uni e le arringhe degli altri; sta diventando drammatico constatare con tutta evidenza che l’Italia manca più di uomini di Stato che di medici.


Chi governa, nei momenti drammatici, fa la cosa giusta sapendo che finita
l’emergenza dovrà ritirarsi dalla scena pubblica perché l’animo umano non
tollera che piccole dosi di verità storica. Pensare e preoccuparsi di piacere
mentre si combatte un agguerrito angelo della morte è ridicolo, infantile e
penoso.

Chi ci governa, non sta facendo la cosa giusta perché pensa, a Cagliari come
a Roma, di fare propaganda governando il virus. La tabella che pubblico come fonte principale non è stata elaborata dall’Ufficio vaccinazioni veterinarie di Pompu; è l’elaborazione del principale ente europeo cui tutti in questi giorni guardano per le previsioni statistiche.

La data di pubblicazione va messa in evidenza: era il 17 settembre.

Da settembre era chiaro che sarebbe successo esattamente quello che sta
succedendo. Guardate l’area grigia a destra dell’immagine: quella è la curva ipotizzata per i giorni che stiamo vivendo. I numeri hanno tragicamente confermato l’ipotesi. Ma l’Italia, pur conoscendo queste previsioni, ha voluto celebrare il referendum per la  diminuzione dei parlamentari. La Sardegna ha confermato le elezioni amministrative.


Dall’estate si sapeva che la seconda ondata sarebbe stata molto aggressiva, non foss’altro perché anche la seconda ondata della Spagnola fu molto più
aggressiva della prima. E invece, anziché lavorare sui trasporti, sulle regole
nell’utilizzo degli spazi pubblici all’aperto, sulla medicina territoriale e,
soprattutto, sulle cure, visto che più del 90% della popolazione si ammala
senza patire esiti fatali, in Italia ci si è presi un po’ di vacanza, in
Sardegna si è osannata la riapertura delle discoteche e si è farfugliato di
passaporto sanitario, cioè si è fatta propaganda mista, un po’ a favore del fate quello che vi pare e un po’ contro, ma verso gli altri, verso il solito nemico esterno.

Adesso siamo nei guai, e lo siamo perché anche con la morte al fianco
continuiamo imperterriti a farci i fatti nostri, a sacrificare al Moloch del
nostro egoismo (mi dicono di un concorso regionale nel quale  pullulerebbero tra i vincitori molti parenti di consiglieri regionali. Come si fa con gli ospedali pieni a pensare solo e rigorosamente ai fatti propri?).

Il dato più grave è la disparità di trattamento tra ricchi e poveri. Il
sistema sanitario italiano, sta reagendo alla malattia nel modo seguente.

Se sei entrato in contatto con un malato: quarantena (attenzione, perché è
facile essere dimenticati in quarantena, murati dalla quarantena, perché i
numeri sono così alti e così mal gestiti che sono tantissimi i soggetti che
devono faticare per uscire dalla quarantena. I sindaci della Sardegna stanno impazzendo nei rapporti con l’Ats e le ASSL, ma anche in questa situazione abbiamo dirigenti che fanno le conferenze stampa per annunciare ciò che non si deve fare, cioè aprire nuove sale operatorie con le curve dei contagi in rialzo. Tutto per cosa? Per la propaganda di qualche consigliere regionale, esperto in birrette offerte al bar ma ignorante come una capra quanto a regole di prevenzione).

Se sei risultato positivo, ovviamente stai a casa.
Ma il problema è se sei ammalato. Anche in questo caso stai a casa e vieni
monitorato.
E qui scatta la prima differenza di trattamento, se sei ricco o povero. Perché
i ricchi, sono stati tutti trattati in modo da frenare subito la malattia (si
pensi a Trump, Berlusconi, Briatore ecc. ecc.). Una persona normale, invece,
non riceve quei trattamenti, a meno che la sua situazione non peggiori e sia
richiesto il ricovero ospedaliero. Questa è una vera frontiera dell’equità e della disuguaglianza sociale. Le forze politiche progressiste dovrebbero lavorare a garantire sin dai primi sintomi parità di trattamento sanitario a tutti. Invece si teorizza e si realizza che chi ce la fa da solo, faccia da solo e si arrangi (con quali costi sul suo organismo per il futuro è ancora tutto da capire), chi si aggrava venga curato quando proprio non se ne può fare a meno, chi muore che muoia. Darwin ha sostituito ogni ambizione all’equità sociale.
Restiamo umani. Ragioniamo, proponiamo, vigiliamo e soprattutto, aiutiamo e aiutiamoci, cioè realizziamo civiltà amorevole.

0 commenti su “Covid Sardegna: la morte e la propaganda. La differenza tra un sardo e Berlusconi

  • Apprezzo i commenti lucidi, meno animosi. È un tipo di linguaggio che invita a ragionare, a differenza delle parole urlate, del ragionamento contaminato dall’ira. Abbiamo bisogno in Italia di questo.
    Condivido pienamente l’analisi: c’è una responsabilità di tutti in questa drammatica situazione.
    Credo che noi non ricchi non elite ci si debba unire in forme di solidarietà nei confronti di chi ha bisogno. Ha davvero bisogno.

  • Condivido s’aprétziu de Franco Sardi po s’interventu de Paulu.
    Ma comente amus a fàghere, no solu in custa cunzuntura de covid, ma in custa ‘civiltade’ disastrosa de mala educatzione generale a sa libbertade de menefrego e ti frego, de si salvi chi può, de aprofitamentu individualista, de furbos, de “chie istat male si acotet”, cosa de giungla e no de sociedade umana solidale pro bisonzu, diritu e dovere, libbertade e responsabbilidade personale e colletiva propriamente umana?!

  • Purtroppo le persone che dovrebbero fronteggiare la pandemia con precise scelte politiche e amministrative stanno dimostrando, a tutti i livelli e senza distinzioni di sorta, la loro imbarazzante inadeguatezza.
    Politici e amministratori, alieni alla realtà, si mostrano incapaci di riorganizzare la vita della società per convivere con il virus e attendono un salvifico vaccino che li emendi di tutte le loro colpe.
    Ma è possibile che su sessanta milioni di italiani non ci sia qualcuno che abbia avuto la sciagura di studiare e sia in grado di dire come si organizzano i trasporti per evitare gli assembramenti?, come si organizzano gli interventi sanitari per dare una risposta ai malati senza abbandonarli al panico e alla disperazione?, come organizzare la scuola senza condannare i ragazzi a un surrogato virtuale?

  • Roberto Saba says:

    Analisi perfetta e direi di più: con un laureando in statistica nei mega gruppi di esperti, forse, dico forse, si sarebbe visto dove si stava andando a parare proiettando i dati tra il 10 luglio ed il 10 di agosto.

  • Franco Sardi says:

    Quasi sempre apprezzo i tuoi interventi, ma oggi non basta apprezzarlo: è perfetto.
    Raramente ho letto una riflessione così seria sulla difficile storia di questo 2020, una valutazione così profonda e non rancorosa sulla vicenda umana e sul declino di quelle che ci siamo assuefatti a chiamare civiltà e umanità.
    Grazie.

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