Covid 19: dove state mettendo i soldi?

Cliccando qui, potete leggere la tabella, elaborata dalla Protezione civile, della spesa pro capite per Regione per contrastare l’epidemia da Covid 19.

La Sardegna è la terza regione in Italia per spesa pro capite. Una cifra enorme non tanto rispetto al numero degli abitanti, quanto alla inconsistenza, al disordine, all’indifferenza, all’illogicità dei servizi resi.

La domanda sorge legittima: dove state mettendo i soldi? Per che cosa li state usando?

Non si dica, come è accaduto ieri in Consiglio regionale da parte della maggioranza – che ha in molti suoi esponenti un evidente problema di chiarezza logica e espositiva – che sta andando tutto bene.

Non sta andando bene nulla ed è da pasciuti e trattorianti incoscienti solo affermarlo.
Lascio la parola a una paziente positiva al Covid da due mesi che ha avuto la sventura di avere una colica renale:

«Ho avuto coliche renali resistenti a terapia.
Il 118 mi ha portato al ******.
Mi hanno messo giustamente in isolamento.
Stanza con finestra aperta per ridurre carica virale e mi hanno detto di stare chiusa dentro e di non aprire la porta.
Sdraiata sulla barella , un po’ di freddino ma per i Pz Covid + non lenzuolo né coperta. 
Dopo 1 ora e mezzo di dolori non paragonabili al parto ( e io ho partorito 5 volte di cui 4 senza analgesia) arriva il medico che mi ausculta il torace attraverso giubbotto e mi fa la manovra di Giordano.
Ecografia Office della durata di 30 secondi .
Esce dalla stanza senza dire neanche “ caga” . 
Con i pazienti positivi meglio non parlare , anzi meglio non respirare . Adesso mi spiego la visita di massimo 3 minuti.
Non stava respirando ed è uscita prima che l’ ipossia fosse letale. 
Dopo 40 minuti arriva l’ infermiera che mi fa una flebo che è risolutiva. Dalle 3 non vedo più nessuno. 
(….) Ho chiesto la dimissione e solo umanità.
Volevo solo sapere quale fosse questo fantomatico percorso Covid da affrontare. 
Riguardo all’ umanità il medico, dopo 7 ore, mi ha detto di finirla con questi discorsi del cavolo, che io non avevo idea di cosa loro trattassero ecc., facendomi passare per quella che con una colica renale volessi sapere quale fosse il decorso. 
Ma che pretesa!
Mi è partito l’embolo e l’ho mandato affanculo. 
Dopo questo mi è stato detto di farmi venire a prendere da chiunque.
È venuto a prendermi mio marito che è negativo perché dall’unità di crisi tanto non danno risposte.
Un’ infermiera mi ha accompagnato fuori da una uscita laterale senza un verbale di dimissione. 
Potrei tornare in quell’ ospedale solo in coma. Mai più».

0 commenti su “Covid 19: dove state mettendo i soldi?

  • Certamente bisogna avere il coraggio di denunciare. Sono contenta che in questo caso sia stato fatto. Ma a volte, con il malato agonizzante a casa, ogni ultima goccia di energia impiegata a farlo stare il più possibile sereno, è difficile parlare e denunciare. Io l’ho fatto, per sentirmi isolata persino dal medico di famiglia, che mi ha aggredito verbalmente dicendomi che cosa volevo fare, denunciarli? Ero stato chiamato dall’ospedale stesso … Temevano la denuncia per aver lasciato solo il malato, addirittura per aver chiesto che la famiglia assumesse una persona da loro indicata per assisterlo la notte…
    E’ difficile denunciare quando la famiglia è sola con un circo di badanti, infermieri, fisioterapisti, che paghi, ma non hanno amore e cura dei soldi, non del malato.
    Quando perdi qualcuno, e nel modo che in parte vi ho descritto, la denuncia è l’ultimo dei tuoi pensieri. Quel che spero è che, con questa condivisione, come nell’articolo, qualcosa cambi. La vita di tutti noi, anche quella degli anziani, anche quella degli extracomunitari e dei poveri, vale.

  • Paolo Maninchedda says:

    No, Filippo Neri (che aveva più coraggio di Lei che usa il nome di un grande santo), il nome del medico, del reparto e dell’ospedale sono stati segnalati a chi di dovere dal diretto interessato. Qui si parla di politica e se a lei non garba farlo in forme civili, poco cale.

  • Filippo Neri says:

    Non basta testimoniare. Nome dell’ospedale, reparto, nome del medico e del l’infermiera. Bisogna dire questo, altrimenti non serve e stiamo zitti

  • Anche in tempi non di covid questa stessa cortesia…sembrano Dio, ma un Dio irato poco compassionevole, che sa perché siamo colpevoli, ma non lo dice.

  • È una vergogna, le persone sono lasciate allo sbando, la sanità è piena di bande di medici affamati di potere, tutti vogliono fare i primari. Per sintetizzare con un eufemismo, si è instaurata in Italia, e ancora di più in Sardegna, la banca dei favori.. e chi non accede alla banca.. può pure morire. Se continua così. Prevedo rapine….di quelle eclatanti.. per necessità

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