Correre e imbattersi in un bullo. Violenza quotidiana di parola, di strada, di Stato

La sera esco a corsicchiare e camminare.
Sono diventato miope e da lontano non vedo benissimo.
Avantieri ho incrociato un ragazzotto seduto su una panchina con una ragazza. Mentre gli passo accanto a tre metri di distanza, mi apostrofa: “Molto da guardare hai?”.
Sul momento non gli rispondo perché soprapensiero, ma lui insiste, perché l’indifferenza ferisce i prepotenti: “Hai capito? Cosa hai da guardare?”.
Realizzo. Capisco di avere di fronte un esponente della nuova razza selvaggia, griffata, violenta, convinta che il proprio destino sia picchiare e così farsi valere.
Mi fermo.
Lo guardo.
Non so come l’ho guardato, ma so che cosa ho pensato.
Ho risposto: “Non stavo guardando nessuno, perché non c’è nessuno. Tu vedi qualcuno?”
Ci pensa.
Non si alza. Guarda davanti a sé, smarrito. Riprendo a camminare, ma non riesco più a finire il defaticamento.

Questo è il prodotto della società della competizione, del mondo darwinista che sostiene che la qualità è il risultato dello scontro, quello degli economisti imbecilli (e sono tantissimi) che trasferiscono sull’educazione le logiche del prodotto e pensano di fare un uomo come si fa un prezzo.

Questo è il prodotto dei mascalzoni in tocco che indicano ai giovani l’Inghilterra e gli Stati Uniti come luoghi della civiltà, gli stessi luoghi oggi teatro di guerre civili striscianti di cui le università imbecillizzanti italiane non sanno dar conto.

Questo è il prodotto dello sdoganamento del ‘Vaffa’, dell’estetica della rottamazione umana, del fraintendimento di un cabarettista con un intellettuale, di un battutaro con un maestro, di un odiatore seriale con un censore.

Questo è il prodotto dell’antifascismo di facciata e di schieramento che non ha mai intaccato il fascismo morale, latente, maschilista, sadico e operante che alligna nell’animo di tanti italiani (tanti comunisti hanno sempre apprezzato il lessico e la pratica dell’autoritarismo fascista, non ne apprezzavano i presupposti e i fini, ma non l’esercizio. Ai comunisti l’uomo forte piaceva e piace, la Sardegna insegna). Si continuino a tollerare i festival di musica fascista (se ne fa uno anche in Sardegna), i faccettaneristi da spuntino, i mezzi busti da stazzo, i saluti romani, le revisioni della storia. Si continui così, e poi si osservi la gramigna nera quanto si diffonde.

Questo è il prodotto di uno Stato ingiusto, dove se vai a denunciare un furto ti guardano come si guarda un marziano perché loro hanno ben altro da fare. Lo Stato che ha sempre altro da fare e che premia non i poliziotti che contengono i delinquenti, ma quelli che scrivono balle nei rapporti delle grandi inchieste politiche, i marescialli ancora in circolazione e non ancora radiati dopo aver compilato rapporti con cui hanno attribuito le firme degli uni agli altri. Lo Stato che multa in flagranza di reato i giovani sorpresi a far l’amore in macchina nei parcheggi ma si guarda bene dall’arrestare i magistrati che esplicitamente e platealmente, in flagranza, commettono reati o i parlamentari e i ministri che platealmente, come racconteremo nei prossimi giorni, con un attacco frontale alla Costituzione repubblicana, autorizzano lo spionaggio generalizzato dei cittadini.
“A brigante, brigante e mezzo”, si diceva un tempo e le strade, per l’appunto, si stanno riempendo di lazzaroni potenziali e praticanti.

Questo è il mondo in costruzione, un mondo violento, rozzo, prepotente e dispotico, in una parola post-fascista. Un mondo cui bisogna opporsi come dice di fare Liliana Segre, radicandosi nei propri principi, nella memoria delle persone buone che abbiamo conosciuto, nell’esempio di quelle che frequentiamo, nelle buone letture, nell’esercizio della tenacia. Bisogna opporsi rappresentando una differenza, educativa, culturale, civile, esistenziale. Guai ad arrendersi.

0 commenti su “Correre e imbattersi in un bullo. Violenza quotidiana di parola, di strada, di Stato

  • Sara Rebecca Cagelli says:

    Quando si comincia a scrivere di un mondo, che non si riconosce, è segno che siamo vecchi. I malvagi sono sempre esistiti. Gli attaccabrighe, pure. I genitori di oggi, ancorché vi siano ad ogni angolo detrattori, si fanno in quattro, altroché assenti. Educano, istruiscono, seguono i propri figli nello sport, lavorano, molto più che in passato. Ciò che manca oggi, come ieri, è l’etica. Non si insegnano a scuola gli unici Princípi davvero utili a se stessi e necessari agli altri, la morale e il senso critico. Si insegnano in seconda elementare le coordinate geografiche, ma nessuno ritiene utile impiegare i ragazzi nella pulizia e nell’ordine della propria aula. Nessuno insegna il rispetto con l’esempio. Nessuno insegna a non fumare, non fumando.
    I primi maleducati sono gli adulti, sono gli insegnanti che usano un lessico da taverna, i politici che litigano e si insultano, e, taglio corto, molti di coloro che dovrebbero essere d’esempio sono di pessimo esempio. I ragazzi, potrebbero essere da meno? Sono l’estratto della società e del contesto. Suggerirei ai grandi, prima di crocifiggere i ragazzi, di iniziare da lì, dalle piccole cose quotidiane. Senza scomodare Fascismo, Liliana Segre, eventi e persone che nulla hanno a che spartire con l’Oggi. Il Bene e il Male, il Giusto e lo Sbagliato si insegnano con gli atti personali nel quotidiano. Nel contempo ci dobbiamo rassegnare: nei grandi numeri ci saranno sempre i malvagi, i pazzi e gli assassini E spesso essi si alleano, si riconoscono e si trovano, e commettono atti gravissimi. Nella Storia non sono mai mancati.

  • caro paolo, questo è anche il prodotto, purtroppo, anche nostro e delle nostre famiglie, di noi genitori distratti e maledettamente superficiali, spesso disattenti agli esempi dati ed ai segnali sottotraccia.
    comunque complimenti, io conosco un tale che al ragazzotto, quale ammonimento contro la sua improntitudine, avrebbe lasciato anche un subitaneo ricordo fisico, oltre a quello morale, dell’improvvido incontro
    si cresce

  • Est su frutu de una economia e tzivilia assurda, mercenaria, bullista, arrivista, prepotente, a VINCERE e VINCEREMO, de mors tua vita mea, de ideale tontu, assurdu e distrutivu. Custu no est umanidade e ne umanésimu! Cosa prus bassa de s’animalia, unu chèrrere èssere prus animales de giungla chi no cristianos, peus de homo homini lupus e no su homo homini homo chi est propriamente s’umanidade.

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