Coronavirus: i soldi c’entrano sempre

Se volete leggere una visione intelligente della questione del Coronavirus, qui trovate l’intervento di Bill Gates sul New England Journal of Medicine.

Ve lo tradurrei volentieri, ma occorre essere autorizzati per farlo.

Qui ne trovate una sintesi ampia, ma insoddisfacente della coerenza del ragionamento originario. Vi suggerisco, però, di leggere la severa critica al mondo globalizzato mossa dall’ex ministro Tremonti, cioè da uno che non può essere sospettato di essere uno spiritualista come me ma neanche un no global da barricata.

Tuttavia, suggerisco a chi non conosce l’inglese di usare il traduttore di Google; è molto approssimativo, ma consente a una persona di normale intelligenza di farsi un’idea del testo prossima al 70% della sua reale struttura testuale e logica. Bisogna copiare il testo per paragrafi: il traduttore ha un limite di parole.

Detto questo, e magari dopo aver letto anche il report sul virus in Cina sullo stesso giornale, resto della convinzione che ho maturato sin dal principio della diffusione della malattia: sbagliato il trionfalismo iniziale di tanti paesi, compresa l’Italia. Era facile comprendere che, come scrive Gates, una pandemia sarebbe arrivata (è legittimo sospettare che il virus fosse in Europa già da dicembre), prima o poi, e quindi il problema, da subito, doveva divenire non solo come contenere, ma come curare e come avere farmaci per curare in tempi rapidi.

È poi evidente che Gates conosce l’utilitarismo anglo-americano che sta distruggendo il mondo (insieme ai tanti dittatorelli sparsi per la terra, pronti a usare i loro eserciti in ogni momento o a ricattare i propri confinanti chiedendo denaro in cambio di massacro differito – vedi Erdogan) e sa che per produrre farmaci nel tempo giusto occorrono molti soldi pubblici, perché nella ricerca seria moltissime sperimentazioni sono a rischio fallimento (stesso discorso, però, andrebbe fatto su altre patologie; voglio dire che i fattori di rischio che trattengono i capitali al di qua delle sperimentazioni a rischio dovrebbero essere sempre superati da risorse provenienti dalla fiscalità generale). Sa entrambe le cose, ma non le tratta insieme: dire la verità in tempi pandemici può costare molto caro.

Infine, forse si può trarre vantaggio dallo stare a casa: si può essere solidali con chi è costretto a starvi dalla malattia (o, ingiustamente, dalla magistratura); si può imparare a riprendere a parlare profondamente con i propri cari; si può riprendere la sana abitudine di una lettura (posto che ormai ci sono più ‘scrittori’ che lettori).

One thought on “Coronavirus: i soldi c’entrano sempre

  • Gli articoli di questo sito sono sempre intelligenti e molto interessanti. Un solo appunto: la lettura è spesso appesantita dall’uso eccessivo delle parentesi, una ogni frase in media se non anche due.
    PS: non sono uno scrittore ma solo ed esclusivamente un lettore!

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