Chiarimenti sulle dighe della Sardegna

18 settembre 2014 07:100 commentiViews: 437

fattidi Paolo Maninchedda
Devo, mio malgrado, dare ragione agli addetti stampa della Regione che sostengono che o si emettono comunicati stampa per ogni respiro che si fa o le notizie non escono (poi però gli amici giornalisti dicono che sono inondati di comunicati).
Io ero (e sono) fermo nell’idea che i fatti si affermino di per sé; invece i fatti non si affermano se non vengono segnalati opportunamente, perché ormai nessuno segue i fatti (sono troppi) ma i comunicati e decide ai bussolotti quali pubblicare e quali no. Ovviamente e per fortuna c’è la rete che consente di veicolare comunque l’informazione.
Avantieri ho chiesto di essere audito dalla Commissione Lavori Pubblici del Consiglio regionale sui rapporti tra la Regione e Enel. Ieri si è svolta l’audizione (e in un ridicolo comunicato del Consiglio regionale sembrava che io fossi andato in Commissione casualmente o invitato dal Presidente).
Ho comunicato alla Commissione che l’Enel ha impugnato le delibere di maggio con cui la Regione ha inserito nel multisettoriale (e quindi si è in qualche modo ripresa) le dighe del Flumendosa, del Taloro e del Coghinas (quelle del Tirso sono di diritto nostre, se non ancora di fatto). Il Tribunale Superiore delle Acque ha fissato la prima udienza per il 12 novembre. In questa situazione, i legali della Regione e l’avvocatura dello Stato hanno suggerito una strategia di belligerante trattativa: da un lato proseguire nella strategia di acquisizione delle dighe, dall’altra percorrere la strada di un possibile ed eventuale accordo con Enel (come hanno fatto altre regioni) in vista di una società compartecipata. Avendo avuto con Enel i primi contatti in quesa direzione, la Giunta ha voluto informare il Consiglio e chiederne il consenso a proseguire il negoziato. La Commissione, dopo un dibattito di ottimo livello, ha dato il via libera. Ovviamente, se anche Enel volesse partire da una proposta di divisione quote sbilanciata a suo favore, la Regione partirebbe dall’ipotesi ordinaria in questi casi di un accordo al 50% per parte. Non sono state comunque tante le volte in cui il Consiglio è stato reso partecipe delle attività negoziali della Giunta preventivamente e non a posteriori.
Mentre accadeva tutto questo (di cui trovate un’eco sulla Nuova di oggi), la Regione ha avviato le procedure per la revisione del Piano di Gestione del Bacino Idrografico, e quindi del proprio Bilancio Idrico (quanta acqua in agricoltura, quanta nel civile, quanta nell’industriale, quanta nell’idroelettrico?) che deve concludersi tassativamente entro il 22 dicembre di quest’anno.
Questo è tutto, ma è anche tutto già accaduto, è un fatto.

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