La realtà e l’apparenza

17 settembre 2014 22:253 commentiViews: 865

apparenzadi Paolo ManincheddaNon è una novità che ciò che importa non è cio che è vero ma ciò che lo sembra. Non è credibile che si rispettino le procedure selettive, perché troppo spesso non sono state rispettate. Non è credibile che si sblocchino i cantieri, perché sono fermi da sempre. Non è credibile che si risolvano problemi storici, perché se sono storici sono evidentemente irrisolvibili.
C’è un rimedio all’incredulità cinica e alla dietrologia pettegolante? No. Ho sempre in mente la storia del cardinale Jean Daniélou, gesuita, uno dei più grandi teologi del secolo scorso, autore di un libro per me importante (Saggio sul mistero della storia). Bene, quest’uomo venne nominato cardinale da Paolo VI; non era amato dal cardinale di Parigi e neanche dai suoi confratelli gesuiti francesi, perché era colto e perché era amico del Papa. Fatto è che morì a casa di una prostituta. Ovviamente tutta la sua vita perse di significato e passò per ipocrita e puttaniere.  Poi si seppe che la prostituta era nella cerchia di disperati che assisteva con ossessiva discrezione e che era andato a trovarla per portarle i soldi per pagare un avvocato e fare uscire il marito dalla prigione. Poi si seppe che era morto appena entrato in casa stroncato da un infarto. Nessuno, neanche i gesuiti, disse la verità, perché non poteva essere vero che un gesuita fosse un uomo semplicemente onesto, un uomo semplicemente uomo.

3 Commenti

  • Francesco Masia

    La ringrazio e trovo la sua risposta utile a trasmettere la consapevolezza e l’impegno che si sia non alla soluzione di un problema con un singolo atto ma entro, appunto, un duro (e più ampio) negoziato, per cui si verrà giudicati alla fine per come lo si sarà condotto (anche lontano dai momenti di maggiore partecipazione popolare).

  • È sempre utile esercitare le proprie competenze in modo completo. Le Forze Armate e il Ministero della Difesa non hanno competenza in materia di prevenzione degli incendi, noi sì. Lei immagina che la Difesa impugni la delibera? Vediamo, certo è possibile, ma se accadesse, nelle more del giudiziosi applica comunque la delibera. Serve? In presenza di un duri negoziato, quale quello che è in corso, io penso di sì.

  • Francesco Masia

    Lei vellica gli interessi di campanile, a proposito di strade (i miei guarderebbero al “primo” lotto, di fatto ultimo, della 4 corsie Alghero-Sassari –con annessa circonvallazione di Alghero, a quanto s’era detto), ma è ovvio che il blog non è uno strumento per tirarle la giacchetta, casomai è (tra l’altro) uno strumento per giunta educativo per emancipare dal campanile di paese o provincia e guardare più consapevolmente al nostro sistema di Regione-Stato. Perciò l’appunto, o la richiesta di chiarimento, di informazione, è sulla fresca deliberazione con cui la Giunta Regionale integra le “Prescrizioni regionali antincendio” con l’art. 16 bis, per il quale si inducono le Forze Armate:
    a predisporre un apposito piano antincendi per ciascun poligono militare, sentito il Corpo Forestale e di Vigilanza Ambientale della Regione Sardegna (detto piano deve costituire un’apposita sezione del piano antincendi regionale);
    nonché ad applicare nei poligoni, in particolare nel periodo in cui vige lo “stato di elevato pericolo di incendio boschivo”, le cautele preventive adeguate alla specifica vulnerabilità da incendi che caratterizza i territori della Sardegna (per cui, addirittura, le Forze Armate dovrebbero sospendere “le attività terrestri e aeree, effettuate anche mediante inerti, che possano cagionare incendi a causa di deflagrazioni, fiamme o comunque generazione di scintille”).
    Lei dice che è un fatto, per di più storico, che sarebbe colpevole non riconoscere. Ora, non per la fissa di diffidare dei gesuiti, ma le chiedo se non sia il caso (esattamente nello spirito di questo blog, per come l’ho inteso e lo apprezzo) di spendere qualche parola in più per spiegarci cosa significhi che le Forze Armate vengono indotte da una delibera regionale, tra le altre non lievi cose, addirittura a sospendere le attività (in certe condizioni, difficilmente giudicabili in concreto e non si sa da chi). Ci sono precedenti di amministrazioni diverse dal governo centrale che impongono qualcosa alle Forze Armate? E cosa succederebbe quando le Forze Armate non si attenessero all’ingiunzione? È utile ventilarlo ora (quello che potrebbe allora succedere), o forse è controproducente (nel senso che la misura, già teoricamente forte, assumerebbe più nettamente il senso di una sfida)?
    Per ora i cornuti e bastonati sono le guardie forestali, cui da una parte (vedi le premesse della delibera) viene riconosciuto che “non possono validamente partecipare a contenere gli incendi divampati nei poligoni” (con tanto di validi motivi a seguire), dall’altra ricevono il mandato (nelle more della predisposizione, da parte delle Forze Armate, del Piano antincendi loro ingiunto) di “rafforzare la vigilanza nelle aree contermini ai poligoni militari in modo da garantire un pronto intervento qualora le circostanze lo richiedessero”.
    Creda che anche con questo commento vorrei sostenerla più che sconfortarla.

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