Agricoltura, Indipendenza, Politica, Stato sardo

Botta e risposta con Coldiretti

Ricevo, volentieri pubblico e rispondo.

Egregio Assessore, quello che Lei dice avrebbe un senso solo se in Sardegna facessimo tutto quello che è necessario fare per risolvere i nostri problemi, invece così non è. Lo si vede ogni giorno, basta uscire dagli uffici ovattati della Regione e stare in mezzo alla gente. Per non essere vago e qualunquista però le voglio fare due esempi che rientrano nell’ambito del mio compasso: il mancato rinnovo delle concessioni demaniali marittime a fini di pesca ed acquacoltura è costato ai Sardi la restituzione di 4 milioni di euro nel periodo di programmazione comunitaria 2006/2013, ed oggi rischia di rendere vana la spendita di buona parte del 13 milioni di euro disponibili. Posto che le norme di attuazione dello Statuto Regionale (D.P.R. 24 novembre 1965, n. 1627 (1) Norme di attuazione dello Statuto speciale per la Sardegna in materia di pesca e saline sul Demanio marittimo e nel mare territoriale (1) Pubblicato sulla Gazz. Uff. 8 febbraio 1966, n. 33. 1. Le funzioni amministrative dell’autorità marittima statale concernenti la regolamentazione della pesca, i divieti e le autorizzazioni in materia di pesca, le concessioni, la sorveglianza, i permessi per il versamento nelle acque dei rifiuti industriali, nonché quelle concernenti le saline, relativamente al Demanio marittimo ed al mare territoriale sono trasferite all’Amministrazione regionale della Sardegna. 2. I provvedimenti concernenti le concessioni di pesca e di saline e l’esecuzione di opere sul Demanio marittimo e nel mare territoriale sono adottati dall’Amministrazione regionale, previo parere favorevole da parte della competente autorità statale sulla compatibilità con le esigenze del pubblico uso. 3. Gli organi statali addetti alla sorveglianza sulla pesca marittima esercitano le loro funzioni d’intesa con l’Amministrazione regionale) dicono chiaramente che il compito di legiferare e persino di determinare i canoni demaniali è nostro, ed allora con chi dobbiamo prendercela? Le ricordo che questo era uno dei temi della richiesta di Coldiretti!!!
Per quanto riguarda la Fauna selvatica IDEM, siamo noi a dover intervenire e non lo facciamo.
Allora carissimo Onorevole, mi dispiace davvero che Lei, che rappresenta uno dei pochissimi esponenti della Giunta Regionale che hanno una personalità in grado di invertire la rotta, non indirizzi le sue energie verso questo percorso di ritorno alla dignità dei Sardi che si esprime con i fatti e non con le pur commoventi enunciazioni di principio.
Rivendichiamo la nostra autonomia legiferando su materie di nostra competenza ed appropriamoci dei nostri diritti.
Coldiretti ha fatto appelli a Regione e Stato, la verità è che la Regione non ha mai risposto, ma certamente Lei non può saperlo visto che si occupa di infrastrutture.
A proposito, io viaggio quotidianamente sulla 131 e non mi spiego come mai i chilometri con l’asfalto peggiore siano proprio quelli vicino a Macomer.

Mauro Manca
COLDIRETTI IMPRESAPESCA

RISPOSTA

Ringrazio vivamente il signor Manca perché ci mette nome e faccia, a differenza di altri.
Entriamo subito nel merito.
La Coldiretti ha costruito una piattaforma sindacale articolata, nella quale ha incardinato l’insieme dei problemi del comparto, ma ha anche posto l’accento maggiore sul comparto del latte.
Su questo credo che si possa essere d’accordo.
La Coldiretti ha poi scelto consapevolmente di schierarsi col Governo italiano, ringraziandolo non so di che cosa (o meglio, lo so e lo trovo indecente) e di scagliarsi contro la Regione.
La Coldiretti, infine, ha accettato di innestare nel suo corteo sindaci, consiglieri regionali e varia umanità, che non si capiva che cosa stessero facendo se non partecipando a un modo di protestare equivoco nel quale le responsabilità di chi governa si sono mischiate a quelle di chi è governato e nel quale la piattaforma sindacale è divenuta per l’ennesima volta occasione di scontro strumentale tra le forze politiche.
A questo punto sono maturate distanze notevoli tra la Coldiretti e le mie personali convinzioni politiche.
Io penso che le responsabilità dell’Agea e del ministero dell’immacolato ministro Martina siano enormi e di conseguenza penso che non solo la Coldiretti abbia sbagliato a coricarsi sul e con il ministro ma abbia anche inaugurato una subordinazione ministeriale pericolossissima per la Sardegna, perché se chi da anni commette abusi con i soldi dei sardi viene anche ringraziato dal più grande sindacato di categoria, potete ben capire che cosa farà negli anni a venire. La Coldiretti ha coscienza sindacale ma non ha coscienza nazionale sarda (e lo si è visto anche durante il referendum costituzionale, durante il quale la Coldiretti è stata costretta dai suoi vertici romani a schierarsi per il Sì). Questa volta, però, l’assenza di coscienza nazionale sarda ha un costo economico, perché il prezzo del latte migliorerà a breve solo se partiranno i pegni rotativi e i bandi indigenti almeno per una misura di 10 milioni, ma l’apprezzamento non sarà tale da portare agli 80 centesimi che, ho letto, qualcuno vorrebbe decretare come prezzo politico. No. Il prezzo migliorerà sensibilmente solo quando sul piano esclusivamente privato si faranno accordi seri sulla programmazione dell’offerta. Questo la Coldiretti lo sa bene, anzi benissimo, posto che io e la Coldiretti, con una fatica immane nei mesi precedenti la grande ubriacatura di piazza abbiamo lavorato a costruire questo accordo per poi trasformarlo come base per gli incentivi e i premi alle imprese. Lo schema era semplice: accordo tra produttori e trasformatori, piano della produzione verificabile, politiche regionali riservate a chi aderisce e non tradisce l’accordo. Costo di questa operazione? Zero. Rendimento? Altissimo. Pubblicità sul lavoro oscuro fatto in quei mesi? Nessuna. Crescita culturale realizzata in quei mesi? Altissima. Tutto questo è stato buttato alle ortiche per quattro comizi in piazza, una genuflessione a un Ministro e soldi dei sardi concessi in pagamento (ma anche lì ne vedremo delle belle nei prossimi mesi) come se fossero soldi italiani.
Adesso veniamo alla pesca.
Le politiche regionali sulla pesca sono soddisfacenti?
No, assolutamente no.
È giusto protestare? Sì è giusto protestare.
In quanti siamo a lavorare per un nuovo slancio del settore pesca? Ci sappiamo riconoscere tra di noi?
No, manco per niente.
Il mio partito, il Partito dei Sardi, è impegnato da due anni (cioè da quando è nato) a seguire faticosamente le vicende del settore pesca.
Col nostro responsabile del settore e nostro dirigente, Mauro Monaco, abbiamo dovuto calcare corridoi ministeriali e regionali (a onor del vero aiutati dall’allora assessore Falchi) per esempio per riuscire a far dire a qualcuno (questa è l’Italia, questa è la Sardegna dipendente dall’Italia) che le cozze non sono pesci! Le risparmio i resoconti degli scontri con mezzo mondo sulle zone umide, che qualcuno vorrebbe dragare, distruggere e trasformarle solo in banchine per croceristi. C’è chi in Sardegna vede mare e sogna cemento. Oppure al putiferio che occorre fare ogni anno per aprire un po’ una foce se si insabbia. Quando ha tempo e voglia ripercorreremo insieme questa assurda via crucis con burocrati sardi e italiani e con pazzi dragatori che vogliono distruggere una fonte di reddito altissima.
Adesso stiamo anche cercando il modo di avere una navetta aerea su alcuni mercati europei, per portare a 8-9 ore il tempo trascorso tra il prelievo dalle peschiere e dalle lagune e l’esposizione sui banchi delle città europee continetali. C’è da impazzire.
Non parliamo della giungla normativa sulle concessioni di cui Lei giustamente si lamente. La Falchi aveva avviato una politica di riordino, ma c’è molto da fare.
Noi, come partito, abbiamo chiesto di istituire o un’agenzia, o un dipartimento dedicato esclusivamente alla pesca che divenga uno sportello unico per questo settore strategico. Ovviamente siamo rimasti soli.
Voglio dunque dirle che sulla pesca possiamo essere d’accordo, consapevoli che Lei, come dirigente sindacale ha fatto la sua parte, e noi come forza politica di governo, spesso inascoltata, la nostra. Dov’è il luogo d’incontro? Una piazza che parla di pecorino romano? Penso che dovremmo e avremmo dovuto trovare un’altra forma e un altro luogo.
Quanto all’asfalto a Macomer, Lei pensa di fare lo spiritoso (come dire: “Non fare le pulci agli altri e risolvi i problemi di casa tua“), ma per me ciò che Lei dice è motivo di soddisfazione. Io non sono l’assessore di Macomer, ma di tutta la Sardegna. Per questo ho ottenuto che si triplicassero le manutenzioni sulla SS 131 e che la gran parte andassero al Nord Sardegna, non solo a Macomer. L’appalto è stato già concluso e i lavori consegnati. Appena saliranno le temperature, si asfalterà. Ma si asfalterà per tutti, non solo per i macomeresi, come è giusto che sia.