Qualche giorno fa Lettera 43 ha annunciato che la Vitol, proprietaria della Saras, avrebbe intenzione di trasformarla, da raffineria quale è, in un grande deposito, con una riduzione del personale di circa l’80%, passando da 1500 occupati a 300/400 addetti.
Siccome in Sardegna abbiamo i neuroni che si accendono sempre in ritardo e abbiamo un assessorato dell’industria ipnotizzato solo dal tubo che da Oristano dovrebbe portare il metano nel Sulcis (una follia) a un costo tre volte superiore a quello dell’energia prodotta in mare dall’impianto eolico al largo di Carloforte, forse fare qualche riflessione preventiva sulla Saras potrebbe aiutare a svegliarci sul tema complessivo del bilancio e della tariffa energetica (argomento su cui il presidente/ombra Caschili brancola nel buio) e ad evitare che all’inevitabile crisi delle centrali a combustibile fossile si aggiunga anche quella della più grande raffineria del Mediterraneo.
Saras ha immediatamente e seccamente smentito, sebbene in una forma equivoca, perché si è detta sempre strategicamente interessata “agli impianti” non alla produzione, ma può essere che volesse intendere proprio ciò che io avverto come non esplicito.
In questi casi, bisogna alzare l’attenzione, perché certe notizie non escono mai a caso.
Bisogna monitorare se vi sono oppure no nuove richieste di autorizzazione per nuovi serbatoi e, guarda a caso, sul portale VIA del Ministero risulta un progetto per due nuovi serbatoi gasolio (ST209–ST210) da 50.000 m³ ciascuno nel “West Tank Park” (Sarlux/Sarroch).
Significa qualcosa?
Sì e no, bisogna vigilare.
In un quadro di domanda in calo + costi per abbattere le emissioni di CO2 troppo alti + investimenti necessari ‘legalmente’ ma non industrialmente (tema molto discusso nelle raffinerie europee verso il 2035), può inserirsi anche il versante giudiziario, con la recente richiesta di rinvio a giudizio dei vertici della Sarlux da parte del procuratore Pilia. Se la Saras si trasformasse nella Ilva sarda, vi sarebbe una ragione di più per trasformarla in un deposito.
In secondo luogo, bisogna osservare cosa fa la VTTI Storage, cioè il braccio operativo della Vitol nello stoccaggio, la quale ha recentemente acquisito la quota di controllo di Adriatic LNG, mostrando una spinta forte a impegnarsi in infrastrutture gas/LNG e “terminal-type assets”. Questo rende plausibile che Vitol voglia anche “terminalizzare” porzioni della catena in Italia, ma non implica automaticamente che debba smontare una raffineria; spesso un trader vuole entrambe le cose (raffinazione + stoccaggio).
In terzo luogo, bisogna ripensare strategicamente tutto il settore energetico e fare i conti con gli impianti off shore cinque dei quali verranno certamente realizzati. La strada è: negoziamo con le proprietà per avere un vantaggio tariffario generalizzato o continuiamo la battaglia frontale difendendo il petrolio che sta finendo il suo ciclo? Il Pd chieda a qualcuno di fare ripetizioni a Caschili che poi potrà riferire, in forma adeguatamente semplificata, alla Todde e dopo, magari, battiamo un colpo ben pensato.

signor Paolo ” Sarebbe ora di fare uno studio serio e riqualificare tutte quelle zone zone dove dagli anni 80 ad oggi sia la Regione Sardegna, che tutti i Governi nazionali, hanno elargito contributi a pioggia ” vedasi Portovesme prendono a vanno via
“ Il Pd chieda a qualcuno di fare ripetizioni a Caschili che poi potrà riferire, in forma adeguatamente semplificata, alla Todde e dopo, magari, battiamo un colpo ben pensato. “
Caro Paolo, equivale a credere che possano piovere dal cielo fave con lardo
Sarebbe ora di fare uno studio serio e riqualificare tutte quelle zone zone dove dagli anni 80 ad oggi sia la Regione Sardegna, che tutti i Governi nazionali, hanno elargito contributi a pioggia. Uno studio di transizione che tenga conto dei territori, bonifiche, sbocchi lavorativi e sviluppo locale. Il PNRR poteva essere un inizio di una nuova era, ma…..
Prof saranno contenti tutti quelli che chiedono la chiusura in particolare un ex onorevole speriamo che la Politica Regionale chieda chiarimenti in merito e una volta tanto si svegli prima e i dirigenti Regionali consulteranno periodicamente il portale VIA del ministero
Sarlux/Saras, ora sotto il controllo del gruppo Olandese con passaporto Svizzero, VITOL, possiede già da tempo anche un deposito costiero nel Nord Italia, ad Arcola, vicino a La Spezia (dove a Panigaglia ha sede il più grande deposito di LNG o GNL, del Gruppo SNAM), consolidando la sua presenza strategica nel settore energetico italiano ed europeo, proprio nella distribuzione dei suoi prodotti di raffinazione petrolifera…
Passare da 1500a 400 lavoratori ridimensionerebbe fortemente la favoletta della grande e magnanima Saras che in cambio di occupazione rende sopportabile la puzza e le conseguenze sulla salute di chi abita da quelle parti. Oltre che allo sfregio ambientale che Sarroch e dintorni sopportano da decenni.
L’eolico di Carloforte, progetto folle, come tutti gli off-shore che intendono sfregiare il paesaggio, serve principalmente per esportare energia altrove con vantaggi nulli per i Sardi e con vantaggi immensi per altri.
Sconti in bolletta? Non ne abbiamo avuti con la Saras per i carburanti, figuriamoci se la musica cambierà con l’eolico.
La Sardegna si conferma colonia. E il governo centrale di quelli che vogliono l’autonomia differenziata, in questo senso si auto-smentisce per l’ennesima volta visto che fanno quello che gli pare.
Gas…(a prescindere ). Sarebbe cosa buona e giusta informare la cittadinanza che il GAS in tubo , oltre a rendere economicamente MENO del gas in bombola , resta antieconomico rispetto all energia elettrica di un buon 37% ( equivalenza in bolletta ovvero a kwh tutto compreso ). Quindi il vantaggio del GAS è solo sul GASOLIO, sia che vengano confrontati in modalità autotrasporto che in modalità TERMICA ( riscaldamentoa acqua sanitaria ) . Ma l’utilizzo del GAS necessita di investimenti tecnologici su caldaie, brucciatori e componentistica (es . Caseifici ) che utilizzano prevalentemente BTZ , che qualcuno dovrà pur utilizzate essendo un composto finale della raffinazione degli idrocarburi, e costa molto meno del gasolio …pertanto NON È DETTO che la maggior industria energivora attiva in Sardegna (Agroalimentare filiera LATTE ) abbia intenzione di riconvertirsi a GAS (…e infatti non lo dice ) limitandosi ad integrare a Fotovoltaico. E fanno bene,giustamente. Quindi NON MI È CHIARO quale sia il vantaggio della IDEA di andare a GAS , tantomeno con il tubone , se il GAS non genera vantaggi economici importanti, non genera al consumatore finale alcun vantaggio in termini di detrazione fiscale ne di effettivo risparmio, aumenta i rischi esplosività , aumenta le problematiche VV.FF., quelle ambientali in termini di CO2 (anche questa storiella della CO2 andrebbe analizzata tecnologicamente e non IDIOTOlogicamente -ndR ). Per sintettizzare … il GAS è vecchio di 40 anni. Il solo utilizzo sensato resta per le Centrali elettriche TurboGas e per il Trasporto Pesante e forse per produrre Acqua Calda Sanitaria in modalità INTEGRATA con impianti FOTOVOLTAICI /Termico solare. Tutto il resto è propaganda politica, interessi privati a spese dei contribuenti, progettazione e lavori inutili . Come il Tubone …appunto. Poi c’è anche ignoranza mista a scarsa intelligenza e carenze di visioni a medio termine.
Vitol, da notizie di stampa, sarebbe la stessa società che ha acquistato il primo mezzo miliardo di petrolio Venezuelano in linea con le strategie trumpiane.
Sono d’ accordo qui in Sardegna i Neuroni si accendono SPESSO DOPO che i fatti accadono! Invece di fare PREVENZIONE prevenendo Molte problematiche che ci sono!!