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L’ambasciata USA ha preso un grosso granchio

Posted on 27 Agosto 202627 Agosto 2026 By Paolo Maninchedda 22 commenti su L’ambasciata USA ha preso un grosso granchio

Qualcuno prepari meglio i dossier dell’ambasciatore americano in Italia.
A Porto Cervo Tilman J. Fertitta ha detto che gli statunitensi sono interessati a investire in Sardegna e ha indicato Tom Barrack come un benefattore: «Molte delle cose che sono accadute qui sono state sviluppate» da lui. Poi la lezione: «Se volete crescere, non potete regolamentare così tanto. Il capitalismo è una grande cosa, ma dovete ridurre la vostra regolamentazione». Queste sono le sue parole.

Il problema non è l’ambasciatore, che parla sulla base delle informazioni ricevute. Il problema è chi gliele fornisce.

Tom Barrack non sviluppò la Costa Smeralda: attraverso Colony Capital ne acquistò gli asset, li possedette e nel 2012 li cedette al fondo sovrano del Qatar. L’episodio più rilevante lasciato da quella cessione non fu un investimento, ma una controversia fiscale gigantesca. La Procura di Tempio contestò alla società lussemburghese della galassia Colony un debito fiscale di 170 milioni di euro sulle plusvalenze e chiese il fallimento di Colony Sardegna, sostenendo che lo stato d’insolvenza verso l’Erario fosse stato dolosamente prodotto nell’interesse del gruppo. La vertenza amministrativa si chiuse con il versamento di 22,7 milioni all’Agenzia delle entrate. Sono le cifre riferite dall’ANSA.

La precisione è necessaria: la contestazione non equivale a una condanna e la somma fu pagata dalla società, non personalmente da Barrack. Ma proprio la precisione rende insostenibile il racconto ascoltato a Porto Cervo. Presentare Barrack come l’uomo che avrebbe “sviluppato” la Sardegna e, subito dopo, indicare nelle regole il nemico del capitalismo significa cancellare il fatto decisivo: quelle regole servirono allo Stato italiano per riscuotere imposte che riteneva dovute su un affare da centinaia di milioni.

Il fisco non è burocrazia. La tutela del paesaggio non è burocrazia. La pianificazione urbanistica non è burocrazia. Sono il confine tra il mercato e la razzia. Il capitalismo americano – ontologicamente avido e spregiudicato – non è diventato grande perché «non regolamenta eccessivamente nulla». È diventato grande anche grazie a un diritto societario rigoroso, a controlli fiscali temuti, alla vigilanza sui mercati e a giudici capaci di colpire i potenti (si veda, per esempio, l’ultimo giudizio ai danni di Meta). Il capitale senza legge non è capitalismo: è Far West e quando gli Usa c’erano dentro, non ci stavano bene, era il caos.

Gli investitori americani sono benvenuti. Portino cultura, denaro, capacità industriale, innovazione e lavoro. Ma paghino le imposte, rispettino i poteri e le regole presenti; accettino che la Sardegna non sia un vuoto geografico sul quale esercitare il diritto del più ricco e del più forte.

Un’ambasciata dovrebbe conoscere la differenza. Se non la conosce, il suo apparato informativo è inadeguato. Se la conosce e la nasconde, il problema è più serio: non sta descrivendo la Sardegna agli investitori, sta preparando la Sardegna alla loro pretesa.

Economia, Vetrina

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Comments (22) on “L’ambasciata USA ha preso un grosso granchio”

  1. Giampiero ha detto:
    31 Agosto 2026 alle 20:29

    Ah, non bisogna regolamentare eh? Forse per fare la fine delle ville di Malibù, da 210 milioni di dollari l’una, costruite sulla riva dell’oceano da parte dei miliardari californiani, che oggi lo stesso oceanno si sta portando tranquillamente via, visto che dei privilegi e della ricchezza il mare se ne infischia bellamente. O come il caso dell’Empire State Building, un grattacielo Art Decò, considerato negli USA un monumento nazionale, la cui vista è deturpata (con gran sconcerto dei cittadini) da un grattacielo/matita, che ha per base un’area paria un campo da tennis ed è alto più di 250 metri (cubatura ottenuta comprando l’eccedenza non utilizzata da palazzi circostanti; figo eh!). O ancora come i grattacieli di Miami, anche quelli destinati ad appartamenti di lusso fronte mare, che le maree che vanno e vengono sotto l’arenile stanno lentamente scalzando.
    Ma quella è la patria del “sogno americano”, dove tutto è possibile, basta cacciare dollari!

  2. Stefano ha detto:
    30 Agosto 2026 alle 02:24

    L’ambasciatore ha profferito delle castronerie e ben venga la doverosa precisazione che rende a Cesare quel che è di Cesare.

    Mi si permetta una domanda, tuttavia, su regole e tasse: a chi spetta stabilirle in terra di Sardegna? A chi stracribbio spetta stabilire che io, nato e vissuto in Sardegna, debba pagare per intestare a me il terreno a suo tempo acquistato da mia bisnonna? Spetta forse ad un italopiteco che non sia capace di esprimersi né in lingua sarda, né in lingua catalana, stabilire ch’io debba pagare per regolare una questione di famiglia, denari che poi l’italopiteco di cui sopra, eventualmente usa per continuare a svolgere esercitazioni militari che mietono vittime civili nel circondario di Perdas de Fogu?

    Oppure spetta forsr ad un qualche scappato di casa/parcheggiato in facoltà universitaria fuori corso aere perennium e candidato di partito italopiteco pentastalliere alle amministrative?

    Oppure ancora spetta all’assessore regionale al WonderBra di cittadinanza ed al parcheggio a pagamento in prossimità della spiaggia?ⁿ

  3. Fermaglio ha detto:
    29 Agosto 2026 alle 17:26

    Fertitta come Jared & C.
    Speculatori immobiliari sulla pelle degli indigeni.

  4. Marco ha detto:
    29 Agosto 2026 alle 09:55

    Regole? Basta vedere com’è maturato lo storico accordo per il petrolio venezuelano…

  5. Francesco ha detto:
    28 Agosto 2026 alle 21:55

    Cordialmente, non vedo come possa essere giunto alla conclusione che io possa pensare che chi dissente da me sia complottista.

    La mia era una semplice considerazione soggettiva generale del fatto che complottismo e anti americanismo vanno spesso di pari passo. E che in Sardegna abbiamo un serio problema di complottisti cronici. E parlo come uno che in passato è stato ingabbiato da quel modo di ragionare.

    Non intendevo dare a nessuno, tanto meno a questo blog, del complottista. Dico solo che quando si parla di investitori esteri e/o americani alcuni lettori potrebbero facilmente trarre conclusioni complottiste, in base a un modo di ragionare radicato. Per questo penso che bisognerebbe avere sempre tatto quando ci si approccia a tali temi.

    In ogni caso, il commento di Tonino Fadda mi sembra molto, molto più interessante del mio.

    Grazie per lo spazio.

  6. Paolo Maninchedda ha detto:
    28 Agosto 2026 alle 11:33

    E quindi, signor Francesco, chi dissente da lei è complottista?

  7. Francesco ha detto:
    28 Agosto 2026 alle 11:01

    L’ambasciatore americano non ha parlato di eliminare la regolamentazione ma di ridurla. E aggiungo io, magari renderla più chiara e semplice.

    Ci manca solo che si continui a soffiare sul vento del complottismo e dell’anti americanismo, del “no a tutto” che tanto danno ha fatto alla Sardegna.

  8. Nino ha detto:
    28 Agosto 2026 alle 10:10

    Fosse per gli americani costruirebbero per se stessi un grande luna park con gli ottovolanti che sfrecciano su barumini. L’unica loro cultura è predatoria e non lascia manco le briciole, il loro arrivo è una disgrazia ovunque posino lo sguardo.

    Bastano gli scempi fatti sulle nostre coste dalla nuova aristocrazia finanziaria con il benestare delle nostre istituzioni.

    Come se in Sardegna vivessimo solo di turismo cosa che per fortuna non è vera e dovremmo fare di tutto per evitare che accada.

  9. Ariovisto ha detto:
    27 Agosto 2026 alle 22:10

    Non sia così drastico con l’amico americano, anche perché il cambio di destinazione di villa Certosa negli Stati Uniti non sarebbe stato possibile (o avrebbe coinvolto moltissimi soggetti che si sarebbero potuti opporre).

  10. Tonino Fadda ha detto:
    27 Agosto 2026 alle 21:45

    Caro onorevole
    Mi spiace contraddirti, in quanto estimatore seriale dei tuoi commenti, tuttavia, su Barrack ti stai sbagliando. Appena egli acquisto’ l’ asset Costa Smeralda, con il fondo Colony Capital, egli presento’ un primo piano di sviluppo,per un valore di 280 milioni di euro, finalizzato ad una operazione di riqualificazione del sistema smeraldino esistente. In particolare, la riqualificazione degli hotels storici del Cala di Volpe, Romazzino, Pitrizza e Cervo. Inoltre, si prevedeva di riqualificare Porto Cervo Centro, la Marina nuova, la realizzaxione di un polo logistico direzionale al servizio del sistema ed un villaggio per ospitare i dipendenti del sistema Costa Smeralda. Ho avuto l’onore e l’orgoglio di partecipare al quel progetto, unico sardo coinvolto. Una volta presentato questo Programma di Riqualificazione del sistema Costa Smeralda, così fu definito, il Consiglio Comunale di Arzachena si è espresso approvando la sola parte della riqualificazione della parte alberghira escludendo tutto il resto, ivi compresa la riqualificazione di Porto Cervo Centro. In buona sostanza, il progetto di riqualificazione venne ridotto a 80 milioni di euro contro la proposta di un investimento di 280 milioni di euro. Quindii, non per colpa di Barrack, il piano venne drasticamente ridimensionato con la motivazione che risultava meglio attendere il nuovo PUC. Siamo nel 2014, ad oggi 2026 il nuovo PUC non è stato ancora approvato.
    Non solo, nonostante questo, Barrack diede avvio ad un Piano Generale di Sviluppo, il sottoscritto, sardo nuragico e pellita, unico coordinatore generale, piano discusso con il governo , la Regione Sardegna etc. che prevedeva investimenti per 1,3 miliardi di euro. Barrack protagonista principale e proponente del Piano che con la cessione al fondo del Qatar conservo’ la direzione ed il coordinamento, in totale sintonia con il Primo Ministro del Qatar, un Piano che avrebbe trasformato il sistema Costa Smeralda in un parco naturalistico che comprendeva certamente operazioni di sviluppo in armonia con l’ambiente, con modalità progettuali e creative basate sulla cultura locale e sulla emozionalita’ mai affrontate in precedenza.
    Barrack è stato il propulsore di tutto questo, in perfetta collaborazione con il governo del Qatar ed io ne fui un orgoglioso e onorato collaboratore.
    Purtroppo, intervenne una inchiesta giustiziaria promossa dal Procuratore di Tempio e tutto fu congelato per sempre. La storia ci dirà sugli errori di quella inchiesta ma è giusto affermare la verità. Barrack ed i governanti del Qatar hanno proposto un serissimo Piano di Sviluppo e, semplucemente, non hanno potuto attuarlo, non per loro responsabilità. Su questa vicenda possiamo parlarne e scriverne per anni e, forse, non sarebbe male far conoscere ai sardinla verita’.
    Grazie, molto cordialmente
    Tonino Fadda

  11. Mario Pudhu ha detto:
    27 Agosto 2026 alle 17:33

    @Jonn: própiu comente naras tue est! E sos “guvernos” e Istados, volere o volare, a servìtziu pro fàghere cùrrere sos meres de su mundhu, namus guvernos prus «comitati di affari» a servìtziu de afaristas cantu prus mannos chi no guvernu de zente cun bisonzu de campare in manera umana, o nessi prus pagu disumana.
    Ma, o Stefano Locci, it’est custa «regione sarda» chi naras, una de sas «20 regioni» che a sas 18 regiones de s’Istivale chi in s’Otighentos cudhu ISTAT chi as a connòschere menzus de a mie at disegnadu cun pinna e paperi? No ischis ancora chi sa Sardigna l’at disegnada s’istória geológica de milliones de annos? O ses cumbintu chi sa Sardigna est «Italia» fora e atesu de s’Italia 180 chilómitros de mare e s’Istivale est “il resto” comente medas narant faedhendhe che papagallos? E naras «disastrata» custa «regione sarda» e «destinata» puru? O ses faedhendhe de cuss’abbunzu de R.A.S. (alias Regione Autonoma della Sardegna) cun sede in Viale Trento n. 6 de Castedhu cufundhindhe o meschiendhe allu cun cibudha ma frutu de istória e no de geologia? O no cumprendhimus o no cherimus mancu cumprèndhere chi sos disastrados e peus semus nois? E tiaimus èssere puru «destinati» e no pessones lìbberas e responsàbbiles de su chi faghimus (e fintzas de su chi no faghimus!) ma semus o funtzionamus solu coment’e birillos in manu de puliticantes madronatzos e mescamente de zoghistas prus mannos?

  12. Danilo ha detto:
    27 Agosto 2026 alle 15:24

    Concordo con Sardo. Dovunque arrivino gli americani (statunitensi), vogliono comandare a discapito dei governi già esistenti, e, se ci si azzarda a fare un accordo con loro, poi si diventa prigionieri di quell’accordo. Se si studia la storia della colonizzazione in america, da quando sono sbarcati i primi coloni, che fondarono Jamestown e successivamente dei padri Pellegrini con la Mayflower, che fondarono Plymouth, furono stipulati accordi e trattati di ogni tipo, con le popolazioni native, puntualmente disattesi, quando conveniva agli USA. Quindi loro son rimasti tali e quali com’erano allora. Spregiudicati conquistatori e nient’altro.

  13. Frank Mallocci ha detto:
    27 Agosto 2026 alle 14:52

    Non bisogna mai essere invidiosi di chi ha successo. L’ambasciatore ha una barca che fa impressione ed è sicuramente frutto del suo lavoro. Però quando parla rappresenta una nazione, la più potente, che non deve parlare solo di capitalismo ma anche di come sviluppare pace e stabilità a lungo termine e di come allargare e far condividere la prosperità che ha raggiunto. Si capisce che della Sardegna sa poco e a mio avviso parlava dell’Italia.

  14. Jonn ha detto:
    27 Agosto 2026 alle 13:03

    Direttore, credo che dietro questa vicenda ci sia una questione ancora più grande, che riguarda non soltanto la Sardegna ma il modello economico nel quale viviamo.
    Io parto da una convinzione che può apparire radicale: il capitalismo, almeno nella forma che ha assunto negli ultimi decenni, sta arrivando al capolinea. Non perché siano destinati a scomparire il mercato, l’impresa privata o il profitto, ma perché sta diventando sempre più difficile sostenere un sistema nel quale la ricchezza e il potere economico si concentrano progressivamente mentre la capacità degli Stati di governarli si riduce.
    La vera follia, a mio avviso, è aver trasformato la deregolamentazione quasi in un principio ideologico. Il capitale è diventato globale, mentre la democrazia è rimasta prevalentemente nazionale. Una grande società può spostare capitali, investimenti, sedi e interessi da una parte all’altra del mondo; uno Stato, invece, continua a rispondere ai propri cittadini, al proprio territorio e alle proprie leggi.
    E così siamo arrivati a un paradosso: soggetti privati sempre più potenti chiedono Stati sempre più deboli. Hanno bisogno dello Stato quando occorrono infrastrutture, sicurezza, tribunali, energia, ricerca pubblica o interventi nelle grandi crisi, ma considerano lo stesso Stato un ostacolo quando pretende di imporre regole, limiti, tasse o condizioni.
    Il problema, allora, non è essere favorevoli o contrari agli investimenti americani, arabi, cinesi o di qualsiasi altra provenienza. La domanda vera è un’altra: chi comanda?
    Perché un conto è attrarre capitali e utilizzarli per sviluppare un territorio; un altro è consentire che la forza economica del capitale finisca lentamente per trasformarsi in potere politico, fino al punto in cui non sono più gli Stati a stabilire le condizioni agli investitori, ma gli investitori a stabilirle agli Stati.
    Ed è proprio per questo che, quando sento dire che la Sardegna avrebbe bisogno di meno regolamentazione per attrarre grandi investimenti, divento molto prudente. Forse il problema non è avere meno regole. Il problema è avere regole intelligenti, stabilite dalla politica nell’interesse della collettività e abbastanza forti da valere anche per chi possiede miliardi.
    Perché quando il potere economico diventa più forte del potere pubblico, possiamo continuare ad avere governi, parlamenti ed elezioni. Ma rischiamo di conservare soltanto l’involucro della democrazia i governi al servizio delle grandi società.

  15. antonello loriga ha detto:
    27 Agosto 2026 alle 12:16

    Ciao Paolo, hai perfettamente ragione, il fisco, la tutela del paesaggio, la pianificazione non non sono burocrazia. Sono il confine tra il mercato e la razzia.
    Ma un confine senza uomini preparati, senza tempi certi e senza piani aggiornati, non è un confine. E’ un campo minato dove passano solo i furbi.
    E oggi è così, l’ambasciatore fa l’ambasciatore…..
    Un abbraccio

  16. Raffaele ha detto:
    27 Agosto 2026 alle 11:35

    Non ho nulla in contrario per chi voglia investire in Sardegna, l’importante e’ che risppetti i piani regolatori paesaggistici, senza alterare e stravolgere il territorio cosi’ delicato e unico. Prendiamo l’esempio da chi a dato vita e’ sviluppo alla costa Smeralda lo ha fatto rispettando l’ambiente naturale cercando di mantenerne il piu’ possibile l’aspetto originario.

  17. Antonio ha detto:
    27 Agosto 2026 alle 11:33

    prof. credo che l’arrivo degli Americani sarà la distruzione della Sardegna per loro esiste solo il profitto e se non fai quello che dicono loro ti distruggono e Tom Barrack è la dimostrazione

  18. Lidio Brina ha detto:
    27 Agosto 2026 alle 11:30

    Il capitalismo menzionato e l’ auspicio proposto in puro stile Yenky non potranno essere positivi per il popolo Sardo e per l’ ambiente di tutta la Sardegna.Sono entrambi da preservare come gioielli preziosi! Un vostro amico che vi stima!

  19. Stefano Locci ha detto:
    27 Agosto 2026 alle 11:24

    Egregio, le parole in argomento sono sicuramente sinonimo di una certa arroganza economica che trova un humus in questa disastrata regione sarda da sempre terra di conquista destinata a perpetua colonia.
    Saluti

  20. Odoardo Rizzotti ha detto:
    27 Agosto 2026 alle 10:59

    Analisi corretta

  21. Sardo ha detto:
    27 Agosto 2026 alle 09:49

    Stiamo attenti a non fare la fine dei nativi americani, rinchiusi nelle riserve

  22. Lorenzo ha detto:
    27 Agosto 2026 alle 08:36

    Le parole dell’ambasciatore sono, dette in Sardegna, affidate al maestrale che (se ci fosse in questi giorni di caldo, e purtroppo non c’è) le disperderebbe più o meno a metà strada da Procida.
    Di sicuro non parlava ai Sardi, perché noi su regole e soprattutto fisco del nostro territorio non possiamo dire nulla: per colonialismo feroce, ma anche per nostra imbecillità.
    Se parlava all’inclito pubblico estivo di Porto Cervo… speriamo che lo spritz sia rimasto impressionato

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