Sono state di recente pubblicate, sul sito dell’Egas (Ente di Governo dell’Ambito della Sardegna, autorità pubblica che ha il compito istituzionale di controllare la gestione dell’acqua), l’ente che dovrebbe sorvegliare su una parte dell’attività di Abbanoa, due relazioni, entrambe elaborate dal Direttore generale dell’Ente, che mostrano plasticamente il clima di manipolazione e disinformazione nel quale la gestione dell’acqua in Sardegna è precipitata. Il Dg di Egas, voluto fortemente dalla Giunta Todde, proviene dagli stessi ambienti toscani dove ha fatto la sua esperienza pregressa il presidente di Abbanoa Sardu. Diritto, prudenza e intelligenza avrebbero voluto che il DG dell’ente controllante non avesse rapporti con l’ente controllato, ma la gestione di Abbanoa non poteva tollerare un’Egas indipendente ed efficiente e così un presidio di trasparenza, l’Egas, è divenuto una stanza delle nebbie, non così spesse, però, da mascherare e intorbidire ogni cosa.
La menzogna del grande obiettivo di mantenere la gestione dell’acqua in mani pubbliche comincia a svelare la sua vera natura: evitare che una gara pubblica mettesse in evidenza la grande crisi gestionale della società, avere le mani libere su un’operazione finanziaria da 240 milioni di euro con provvigioni milionarie, favorire in altri settori qualche amministratore della società in stretti rapporti con la Giunta e con la Presidenza, mascherare la crisi societaria determinata da scelte irresponsabili con manovre di copertura fino alla scadenza del mandato, in modo da lasciare le patate bollenti nelle mani dei successori.
I documenti prodotti, però, non riescono a nascondere gli effetti terribili, non comunicati ai soci, delle scelte operate.
La menzogna del grande obiettivo di mantenere la gestione dell’acqua in mani pubbliche comincia a svelare la sua vera natura: evitare che una gara pubblica mettesse in evidenza la grande crisi gestionale della società, avere le mani libere su un’operazione finanziaria da 240 milioni di euro con provvigioni milionarie, favorire in altri settori qualche amministratore della società in stretti rapporti con la Giunta e con la Presidenza, mascherare la crisi societaria determinata da scelte irresponsabili con manovre di copertura fino alla scadenza del mandato, in modo da lasciare le patate bollenti nelle mani dei successori.
I documenti prodotti, però, non riescono a nascondere gli effetti terribili, non comunicati ai soci, delle scelte operate.
La prima delle due relazioni è quella annuale che il Dg è obbligato a fare per legge sullo stato dell’arte. È questa.
La seconda è la Relazione di accompagnamento allegata agli atti per la revisione tariffaria e la proroga della concessione è questa.
Le due relazioni si contraddicono tra loro e cominciano già a certificare che la società, in ragione della strombazzata restituzione della capitalizzazione (ritornando così ad essere l’unico gestore d’Italia costituito senza capitalizzazione, condizione che la aveva portata alla crisi finanziaria che tutti ricordiamo), è entrata in una crisi di liquidità.
Il peccato originale: la restituzione dei milioni e il collasso della cassa
La prima, clamorosa ammissione che emerge dalle carte è lo stato di profonda sofferenza finanziaria e incertezza sui flussi di cassa in cui versa la società. Un collasso programmato, figlio della scelta di restituire allo Stato i vecchi finanziamenti pubblici pur di poter prorogare la concessione senza gara.
L’Egas sta monitorando trimestralmente la cassa di Abbanoa (“un sistema di monitoraggio trimestrale della liquidità a garanzia della continuità gestionale e della realizzazione degli investimenti”). È questa un’operazione che si fa sempre quando la cassa “è stretta”, a conferma di ciò che il membro del collegio sindacale Salaris aveva a suo tempo annunciato e denunciato che sarebbe accaduto.
Non è un esito inatteso: l’advisor incaricato da Egas di valutare l’operazione della restituzione del capitale aveva avvisato del rischio di liquidità incombente e aveva proprio raccomandato il monitoraggio trimestrale. Il fatto è che la relazione dell’Advisor non è mai stata consegnata ai soci, cioè ai Comuni, in modo che essi potessero valutare l’opportunità dell’operazione. Come pure non sono state rese note ai soci le valutazioni del sindaco Salaris: tutto insabbiato. Oggi, però, si mettono in atto i rimedi a una operazione sciagurata che l’advisor aveva avvertito essere molto rischiosa, con il risultato che l’ente di controllo, pur consapevole del pericolo, non solo ha autorizzato l’operazione, ma ha taciuto dinanzi alla società che ha celato il rischio ai soci.
La situazione di cassa ha rischiato di far saltare i vecchi accordi di finanziamento, tanto che il 7 maggio dello stesso anno è dovuta intervenire direttamente la Banca Europea per gli Investimenti per formalizzare “il proprio consenso all’adeguamento delle condizioni contrattuali del finanziamento”. Siamo ritornati alla prima Abbanoa, quella che rinegoziava i mutui per abbassare i ratei divenuti insostenibili per la sua cassa. La “sostenibilità” sbandierata per ottenere la proroga è dunque una finzione contabile tenuta in piedi solo da una strettissima vigilanza trimestrale e da mutui riscritti in fretta e furia per evitare il crac.
Non è un esito inatteso: l’advisor incaricato da Egas di valutare l’operazione della restituzione del capitale aveva avvisato del rischio di liquidità incombente e aveva proprio raccomandato il monitoraggio trimestrale. Il fatto è che la relazione dell’Advisor non è mai stata consegnata ai soci, cioè ai Comuni, in modo che essi potessero valutare l’opportunità dell’operazione. Come pure non sono state rese note ai soci le valutazioni del sindaco Salaris: tutto insabbiato. Oggi, però, si mettono in atto i rimedi a una operazione sciagurata che l’advisor aveva avvertito essere molto rischiosa, con il risultato che l’ente di controllo, pur consapevole del pericolo, non solo ha autorizzato l’operazione, ma ha taciuto dinanzi alla società che ha celato il rischio ai soci.
La situazione di cassa ha rischiato di far saltare i vecchi accordi di finanziamento, tanto che il 7 maggio dello stesso anno è dovuta intervenire direttamente la Banca Europea per gli Investimenti per formalizzare “il proprio consenso all’adeguamento delle condizioni contrattuali del finanziamento”. Siamo ritornati alla prima Abbanoa, quella che rinegoziava i mutui per abbassare i ratei divenuti insostenibili per la sua cassa. La “sostenibilità” sbandierata per ottenere la proroga è dunque una finzione contabile tenuta in piedi solo da una strettissima vigilanza trimestrale e da mutui riscritti in fretta e furia per evitare il crac.
Due relazioni, due verità: il festival delle contraddizioni
Se la cassa piange, il controllo burocratico rasenta il ridicolo. I due documenti ufficiali dell’EGAS, redatti a pochissima distanza di tempo l’uno dall’altro, si smentiscono a vicenda con una disinvoltura disarmante, offrendo due verità completamente opposte.
La prima versione è contenuta nella Relazione del Direttore Generale (Anni 2024 e 2025). Nel paragrafo 2.2 (“Gli interventi in itinere” a pagina 9), si scopre che l’ente di controllo aveva chiesto ad Abbanoa un report urgente sullo stato dei suoi 584 investimenti pubblici. La società ha risposto inviando dati incompleti e analizzando appena 409 interventi. Il Direttore Generale mette a verbale che il file inviato da Abbanoa presentava una “compilazione parziale e disomogenea caratterizzata da carenze informative tali da non consentire un’analisi completa, organica e attendibile dello stato di avanzamento”. L’autorità conclude il paragrafo con una frase lapidaria: “La richiesta risulta priva di riscontro”. In pratica, l’azienda ha eretto un muro di gomma contro il suo controllore.
Eppure, la seconda versione — quella scritta per l’ARERA e finalizzata a chiedere l’aumento delle bollette e la proroga — ribalta totalmente la realtà. Nella Relazione di accompagnamento alla predisposizione tariffaria MTI-4 (Capitolo 2, “Dati relativi alla gestione”, a pagina 9), lo stesso ente controllore dimentica lo “schiaffo” dei dati negati e assicura trionfalmente che “la completezza, la coerenza, la congruità e la tracciabilità dei dati utilizzati ai fini tariffari rispetto alle poste desumibili dalle fontes contabili obbligatorie sono state assicurate attraverso un articolato sistema di controlli”. Nello stesso paragrafo si vanta persino un “percorso di validazione svolto in forma partecipata” con la Società. Come si può giustificare una proroga basata su dati che l’ente stesso, in una relazione, definisce “inaffidabili” e nell’altra “perfetti”?
Cantieri lumaca e l’ingiustificabile proroga al 2034
La scusa politica per concedere ad Abbanoa un’estensione della concessione per altri sei anni (spostando la scadenza dal 2028 al 2034) sarebbe una presunta efficienza nella realizzazione delle opere. Ma sono i dati storici dell’EGAS a demolire questa narrazione.
I numeri inseriti nella Relazione del Direttore Generale al paragrafo 2.2.2.1 (“Evidenze storiche sulla durata degli interventi conclusi”, pagina 27) sono impietosi. Sul campione delle opere già collaudate, Abbanoa impiega una “durata media ponderata per l’importo del finanziamento che raggiunge 7.93 anni” per chiudere un cantiere. Ma il dato più scandaloso è un altro: l’ente ammette testualmente che “la durata massima osservata nel campione è pari a circa 21.5 anni, a conferma della presenza di una coda di procedimenti molto lunghi”. Significa che ci sono lavori lumaca ereditati dalle programmazioni del 2004-2005 e mai portati a termine nei tempi.
Questo caos si traduce in una paralisi infrastrutturale ed economica spaventosa. Sempre a pagina 29 della Relazione generale, l’ente certifica che per la sola classe di interventi 2004-2015 esiste uno “stock non collaudato pari a 122 interventi”, per un valore attuale di ben 329,7 milioni di euro rimasti bloccati. Di questi, 90 interventi sono finiti in una “fase non rilevabile”: una definizione tecnica per dire che i progetti sono letteralmente scomparsi dai radar amministrativi, senza che sia mai stata avviata una gara d’appalto o posata una sola pietra.
Il motivo di questo disastro viene spiegato a pagina 34 (paragrafo 2.2.3): i ritardi macroscopici sono causati dalla “discontinuità dell’azione dei RUP, determinata dal frequente avvicendamento dei tecnici”. I Responsabili del Procedimento cambiano continuamente, lasciando i progetti orfani e nel caos.
La verità che emerge da questa veloce lettura è che la proroga al 2034 non è una scelta industriale basata sul merito, ma un salvataggio contabile disperato. Serve solo a spalmare nel tempo i debiti della restituzione del capitale, a nascondere un valore residuo a fine affidamento stimato in 320 milioni di euro al 2028 e a tenere in vita un sistema che sta franando per lo stretto, redditizio e inefficiente controllo politico cui è stato sottoposto.

Aggitoriu