L’ultima orgia mediatica riguarda il materiale ritrovato nei dispositivi di Andrea Sempio e finiti nel materiale depositato dalla Procura per la richiesta di rinvio a giudizio sul caso Garalsco. Rete 4 li ha pubblicati e divulgati.
Ovviamente, lo scorcio di una vita che è emersa da frasi, foto e video è stato quello di un mostro con ossessioni e perversioni.
Solo che sarei curioso di vedere che cosa accadrebbe a ciascuno di noi se un giudice passasse a setaccio i nostri telefoni, i nostri pc e la nostra cronologia dei siti frequentati, interrogasse i nostri conoscenti ecc. ecc. e poi pubblicasse tutto.
Certamente verrebbe fuori che non tutti frequentiamo i porno, che non tutti abbiamo componenti sadiche o masochistiche (come voleva Sartre), che non tutti siamo interessati alla violenza.
Ma con certezza verrebbe fuori che tutti abbiamo i nostri abissi. Per esempio, l’invidia, di cui moltissimi sono interpreti inconsapevoli. Per esempio il piacere della persecuzione altrui come conferma del proprio valore. O la gelosia, malattia tra le più occultate.
Quanto al sesso, poi, ognuno ha la sua modalità che agli occhi degli altri può sempre apparire mostruosa o deludente. Il sesso ha una morfologia universale, ma una sintassi solo nell’intimità; in pubblico è o ridicolo o aberrante in toto o in parte. Dopo secoli di educazione alla censura del piacere, ognuno ha scritto pagine invisibili, sottratte alla storia, per trovare la propria strada. E il nesso tra amore e sesso è uno dei luoghi più delicati e drammatici nel quale il potere si è insediato per deformarlo.
Nessuno è normale.
La normalità è una forma di carità che facciamo a noi stessi e agli altri per vivere e convivere.
Solo gli ipocriti invocano un tribunale di censure e pubbliche esecuzioni, cose che non hanno mai educato nessuno. Anche chi commina una pena, a parole o nei fatti, non è esente dall’essere sospettato di essere un sadico mascherato, uno che prova un immenso piacere nell’arrecare un danno ad un altro, per di più con la legittimazione pubblica. E io, quel ghigno di piacere, l’ho visto ben dipinto in volto a taluni potenti. Come anche ho visto anche il dramma dello stupore per il male, per il quale non abbiamo risposte.
Abbiamo bisogno di pietà, di equilibrio, non di linciaggi e forche.

quello che lei scrive qui molto bene è molto vicino a quello che cantava De André nella canzone “Un giudice”.
Saluti