Agricoltura, Continuità, Giustizia, Politica

83 giorni di silenzio. Alberghi, grembiuli, rettori e cieli chiusi

Una bellissima canzone di Mia Martini si intitola “E non finisce mica il cielo“. La scrisse quel poeta poco apprezzato in Italia che cade sotto il nome di Ivano Fossati. Due versi recitano: “Sarà dolore o è sempre cielo / Fin dove vedo“. E invece capita che il cielo finisca.
La stampa sarda, arsa dall’assenza di letture, non torna più, se non stancamente, di spalla o in taglio basso, sul disastro della continuità territoriale aerea che è l’unica conseguenza attuale di una scelta operata dalla Giunta Solinas.
Il risultato è che oggi, in piena stagione turistica, noi abbiamo la peggiore situazione normativa del traffico aereo che la storia ricordi. Tariffe e regole diverse sugli aeroporti sardi. È come correre la maratona con una gamba sola.
Sono convinto che siamo molto vicini alla fine della continuità aerea.
A ciò si aggiunga che, mi dicono, nei pagamenti in agricoltura non si sta eccellendo, per cui il mondo delle campagne tira a campare con ricavi bassi e costi alti; gli agnelli sono stati pagati una miseria e il celeberrimo accordo prefettizio sul latte non è stato accompaganto dal boom di mercato che in campagna elettorale si diceva di determinare con un decreto ministeriale, per non dire imperiale.
In questo quadro si colloca l’intervista che La Nuova fa oggi al nuovo assessore all’Urbanistica. Francamente mi aspettavo una nuova filosofia, discutibile o meno, ma nuova. Invece mi ritrovo il vecchio pensiero unitarista del territorio della Sardegna: la Sardegna è tutta uguale e dunque serve la stessa regola dappertutto. Niente di più sbagliato, ma sia a destra che a sinistra non lo vogliono capire. La Gallura non è il Sarrabus; il Marghine non è il Supramonte; la Nurra non è il Cixerri. E invece no, tutto uguale. Si riprende a parlare di ristrutturazioni alberghiere nella fascia dei 300 metri. E perché Erriu non voleva farle? Certo che voleva farle, dov’è la novità? Il problema è se le ristrutturazione e gli ampliamenti verranno concessi anche a chi ne ha già usufruito col piano casa. Il problema è che cosa si vuol fare a Porto Cervo. Che si fa, facciamo la torta sfoglia degli ampliamenti? Facciamo gli ampliamenti degli ampliamenti degli ampliamenti? Insomma, staremo a vedere.
Nel frattempo Renzi dichiara di sapere, beato lui, dove la Lega ha messo i 49 milioni. Lui dice investendo in fake news; Facebook si lava la faccia chiudendo 23 pagine che diffondevano notizie false, prevalentemente, a leggere il Corriere della Sera, a favore di Lega e Cinquestelle. 23 pagine… Cioè niente nelle milioni di pagine di Fb. Ma basta un niente per sentirsi la coscienza a posto.
Tornando a Renzi, mi sembra di viaggiare indietro nel tempo, ai momenti d’oro di Cossiga e Andreotti. Ogni tanto i due, mai insieme, facevano sapere qualcosa che nessuno sapeva. Loro da chi lo sapevano? Io un’idea ce l’ho ma me la tengo.
Così funziona in Italia: c’è chi sa e chi non sa, chi sbaglia e viene punito e chi sbaglia e viene coperto, chi non fa niente e viene perseguitato e chi ne fa una al giorno e viene perdonato. Per esempio: se un giornalista va a caccia di notizie nelle Procure sarde su Paolo Maninchedda, cioè pratica lo sport più praticato negli anni scorsi, nessuno ha niente da dire. Poi non trova nulla, ma pazienza. Se invece va a chiedere, che so io, notizie su un magistrato, o su un poliziotto o su un Rettore, ma non perché è Rettore, ma perché fa parte del giro giusto, allora si alza subito la cortina fumogena, non esce neanche la notizia della sua iscrizione al registro degli indagati. Se un consigliere regionale si permettesse di fare, per esempio, un viaggio istituzionale e non lo rendicontasse, verrebbe istantaneamente arrestato, con video delle forze dell’ordine subito trasmesso nei tg di prima serata. Se invece lo fa uno di cui sopra, non succede niente. Sto parlando in astratto, ovviamente.
Oggi è l’83simo giorno di silenzio della Nuova Sardegna sulle procedure di laurea del Presidente della Giunta della Sardegna. Pazienza.
Passiamo ad altro. La Giuffré ha dato incarico al Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università dei “Cavalieri del Grembiule Sdrucito” di studiare in astratto, come fictio iuris, il caso di Tizio che pagando le tasse nel 2018, regolarizzi l’iscrizione nel 2016, eviti la decadenza, e nel frattempo dia esami nel 2017, anno in cui non risultava iscritto.