Voterò i referendum sulla Giustizia: eccoli qua. Una postilla sui vigliacchi da Consiglio regionale

In Italia è in corso un’ampia campagna di disinformazione sui Referendum sulla Giustizia, in modo che i gonzi che credono che anche gli asini volano, se lo dice la televisione, possano credere alla menzogna che si tratti di referendum di Destra, per cui chi è democratico, liberale, socialista, europeista, indipendentista democratico, non dovrebbe votarli. Staino, il vignettista non sospettabile di avere una sola cellula di destra nel suo Dna, lo ha scritto con molta chiarezza: “Non votare i referendum sulla giustizia perché c’è Salvini è da stupidi”.

La stupidità consiste nella cecità del Pd nel non cogliere che stare dietro al giustizialismo di Bonafede e Travaglio significa contrapporsi al buon senso.
Faccia pure Letta la sua battaglia perché i referendum non si facciano, o addirittura contro di essi; farà la fine di Fanfani sul divorzio.
Ovviamente, di questi temi le forze politiche sarde non parlano, perché o fanno come Michele Zanche e Frate Comita che nell’Inferno dantesco stanno a parlare sempre di Sardegna senza capirne alcunché perché la guardano con i paraocchi o fanno solo piccolo cabotaggio (come hanno fatto un po’ di amministratori riuniti a Tramatza venerdì scorso sotto l’ombrello del lobbismo di un affarologo che farebbe bene a tirare i remi in barca, visti i danni fatti quando gli sono state affidate responsabilità, e del centrismo, cioè dell’assenza di idee per il futuro supplite dal senso della posizione, cioè lo stare in mezzo, pronti a superare la metà campo appena si capirà chi potrà vincere; in questo ci sono maestri nella Castelsardo delle icone sacre privatizzate e nella Nuoro del cattomassonismo).

Perché tutti sappiamo di che cosa stiamo parlando, prendo dal Riformista la sintesi dei quesiti (sui siti del Partito Radicale non si capisce una cipolla):

1) Responsabilità civile dei magistrati: la norma vigente prevede che il cittadino danneggiato non può chiamare direttamente in causa il magistrato ma può rivolgersi allo Stato, il quale poi, in caso di esito positivo, si rivarrà (in parte) sul magistrato. I proponenti invece chiedono l’eliminazione di questa preclusione e la possibilità per il cittadino di chiedere il risarcimento dei danni direttamente al magistrato.

2) Separazione delle carriere: la conseguenza dell’eventuale approvazione del referendum sarebbe che il magistrato, una volta scelta la funzione giudicante o requirente all’inizio della carriera, non potrebbe più passare all’altra e viceversa.

3) Custodia cautelare: l’obiettivo del quesito è limitare il carcere preventivo ai soli reati gravi. Attualmente migliaia di cittadini vengono arrestati e restano in carcere in attesa di processo per mesi, anni in condizioni incivili. Lo strumento della custodia cautelare da istituto con funzione prettamente cautelare si è trasformato in una vera e propria forma anticipatoria della pena, in palese violazione del principio costituzionale della presunzione di non colpevolezza. I promotori chiedono che venga abrogato il comma 1, lettera c) dell’articolo 274 del codice di rito che prevede l’applicazione della custodia cautelare in carcere in caso di pericolo di reiterazione del reato.

4) Abrogazione della Legge Severino: il referendum intende abrogare tutto il decreto legislativo in modo che non ci sia nessun automatismo per quanto riguarda i termini di incandidabilità, ineleggibilità, decadenza per parlamentari, consiglieri, governatori regionali, sindaci, amministratori locali. Così facendo si lascia ai giudici la facoltà di decidere, di volta in volta, se, in caso di condanna, occorra applicare anche l’interdizione dai pubblici uffici.

5) Abolizione raccolta firme lista magistrati: oggi un magistrato che vuole candidarsi al Csm deve raccogliere dalle 25 alle 50 firme, aderendo ad una delle correnti della magistratura. Attraverso il quesito si intende abrogare questo vincolo delle firme, e dunque l’obbligo di iscriversi a una corrente, tornando alla legge del 1958 che prevedeva che tutti i magistrati potessero proporsi come membri del Consiglio presentando semplicemente la propria candidatura.

6) Consigli giudiziari: l’abrogazione della norma darebbe la possibilità agli avvocati e ai professori universitari membri dei mini Csm distrettuali di esercitare il diritto di voto sulle valutazioni professionali dei magistrati.

Il primo week end utile è quello del 2-4 luglio. Vi terrò informati. Non commento, per vomito, le dichiarazioni del Presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati sui referendum e sul rischio che i magistrati vengano valutati. Ognuno si prenda i propri antiemetici da solo leggendo queste presuntuosissime parole. Ma vorrei invitarvi a leggere l’acqua fresca ermellinata del Presidente dell’ANM sulle celebri conferenze stampa dei Procuratori della Repubblica. Un pianto, una vergognosa autoassoluzione amministrativa senza un briciolo, uno solo, di ravvedimento e pentimento. Solo una generica promessa di cambiamento e intanto Guardia di Finanza et alii continuano a fare le conferenze stampa della gogna (quanto vorrei trovarmi di fronte a qualche magistrato di Oristano per dimostrargli off record, in situazione informale e paritetica, quanto siano stati gabbati dal furore della PG).

I vigliacchi del Consiglio regionale E adesso veniamo ai vigliacconi del Consiglio regionale. Ma è possibile che non ci sia stato un solo consigliere regionale, presente e passato, che abbia avuto il coraggio di difendere Luciano Uras e Ciriaco Davoli?
Tutti nascosti per la vergogna?
Luigi Cogodi in vita avrebbe fatto un putiferio, quel Luigi Cogodi che ritorna negli atti dell’inchiesta per alcuni soggiorni alberghieri pagati dal Gruppo, ma che non mi risulta sia morto ricco, con alberghi, case e cliniche, come taluni in vita e altri post mortem (nel senso che si è saputo solo dopo), con i quali magistrati, avvocati, carabinieri, poliziotti e finanzieri vanno a cena, talvolta riverenti.
Cogodi da consigliere regionale non si è fatto accreditare strutture sanitarie come hanno fatto taluni e altri continuano a fare.
Cogodi è morto povero e anche solo.
E oggi quelli che dovrebbero andare ogni giorno a mettere un fiore sulla sua tomba e dovrebbero baciare i marciapiedi dove passa Luciano Uras, perché Luciano è colui che li ha inventati, queste comparse fighettanti tacciono? Vigliacchi! Siete dei vigliacchi! E vi dimostro perché.
Nella requisitoria di accusa sono elencate le spese sostenute dal capogruppo e da questi rendicontate (tardivamente, secondo l’accusa, cioè nel processo secondo la difesa, non prima). Eccole qui per l’anno 2008:
1) Tipografia cartoleria (euro 43.054)
2) Pubblicità radio-televisiva (euro 10.459)
3) Rimborsi (euro 82.580; pari a, essendo stato il gruppo composto da 5 persone, una media di rimborsi per consigliere regionale di circa 1.376 euro al mese)
4) Soggiorni, pasti, affitto sale e varie (euro 23.818)
5) Proiezione film “Morire di lavoro” (euro 3.988)
6) PBM Srl (euro 8340,12)
7) Fornitura bar SARACINO (euro 16.634, pari a un consumo al bar del consiglio, comprensivo dei pasti, pro capite per 5 consiglieri di circa 11 euro giorno)
8) Avvocati (euro 27.061)
9) Contributo al Partito Rif. Com ( 45.000 euro)
10) Contributo (14.450)
11) Libri (9851)
12) Telefonia (euro 9.851)
13) Informatica (euro 12.948)
15) Noleggio con conducente (649)
16) Manzoni & C. Spa (euro 825)
17 Realizzazione sito web www.amentelibera.it (euro 2.400).

Tutte queste spese sono state fatte con assegni e bonifici (compresi i rimborsi), non proprio strumenti di chi si vuole nascondere o scappare.
Non trovate certo pneumatici di auto private cambiate, non trovate abiti, regali, gioielli ecc. ecc. Tuttavia, l’Accusa, forte di una pletora di pronunciamenti della Corte di Cassazione, ha precisato che il peculato si realizza non solo con l’acquisizione di denaro pubblico ma anche con la distrazione, ha poi assimilato i gruppi consiliari a branche della pubblica amministrazione e ha deciso che cosa rientra nell’attività politica e che cosa no, per cui, per esempio, la Corte di Cassazione, in perfetto stile rivoluzionario di conquista di spazi non propri, afferma che se un consigliere riunisce il suo gruppo di riferimento, illustra ciò che sta facendo in Consiglio, chiede aiuto e consenso, quella non è attività del gruppo, ma attività personale. Chi lo ha deciso? La Suprema Corte, la quale è stabilmente entrata a discettare sulle forme della politica, non sulla rendicontazione delel stesse, sulle forme. E quindi se Luciano Uras nel marzo del 2007 fa un pranzo con sindacalisti e amministratori locali in occasione della Conferenza Mondiale sull’acqua, la cosa da considerare non è che comunque non stava invitando a pranzo la sua famiglia, ma è invece far notare che addirittura qualcuno ha gustato qualche ostrica e due hanno bevuto due whiskies. Accidenti! Sarei curioso di controllare i rimborsi spese di tutti i magistrati della repubblica italiana in missione dal 2000 al 2015 per vedere se hanno mangiato tutti in trattoria, o solo un tramezzino, e mai bevendo vini di qualità e mai un whisky.
Non parliamo poi dell’esistenza dell’elemento soggettivo, che il tribunale ha ritenuto essere doloso, data la condanna, mentre per altri è stato riconosciuto assente (quindi la giustizia non dipende dal Giudice, ma dalla forza dell’avvocato, come insegna quella bestia forense di Cicerone che fece assolvere un corrotto endemico come Scauro); nel caso di Rifondazione Comunista abbiamo dunque il paradosso di persone consapevoli di commettere un reato che lo fanno attraverso assegni e bonifici.
Incredibile ma vero.

Ecco, dinanzi a tutto questo, i consiglieri regionali del passato, che dovrebbero arrossire per come hanno usato i fondi dei gruppi e invece tacciono impauriti come conigli, e quelli attuali, che potrebbero far sentire la loro voce almeno sul piano morale, almeno per dire che per loro, i loro mentori sono persone per bene, tacciono, tacciono per paura.
Mi chiedo cosa faranno quando la ducetta di Colle Oppio conquisterà il potere e limiterà la loro libertà. Continueranno a difendere gli alti ideali con le mutande imbrattate dalla loro paura o troveranno il coraggio di drizzare la schiena?
Un vecchio uomo politico sardo (che mi odiava ma mi rispettava) diceva che gli uomini si distinguevano in due categorie: gli uomini con i coglioni (cioè le persone con volontà e coerenza) e i coglioni (cioè le persone che si adattano a ogni circostanza come fa la pelle dei testicoli con il mutare delle temperature). Oggi a Cagliari c’è caldo.


0 commenti su “Voterò i referendum sulla Giustizia: eccoli qua. Una postilla sui vigliacchi da Consiglio regionale

  • Il riferimento a Castelsardo è perfetto, e gli studiosi del Maestro confermano la volatilità del personaggio, Non è da escludere che la prossima tornata elettorale lo veda con il centrosinistra vista l’incosistenza di questo schieramento.

  • Questo è davvero uno spazio di Sardegna…e soprattutto, di “Libertà”; dove la vigliaccheria non è ammessa (grazie, davvero). RESPONSABILITA’ CIVILE DEI MAGISTRATI: se passa, vediamo quanti sceriffi “in palas anzenas”.Tienici informati sul referendum. “E dovrebbero baciare i marciapiedi dove passa Luciano Uras, perché Luciano è colui che li ha inventati, queste comparse fighettanti tacciono?”: un vomito.

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