Università di Sassari: c’è un giudice a Berlino

Il Giudice del Lavoro del Tribunale di Sassari, con sentenza n.347/2019 ha disposto la reintegrazione dell’avv. Rossana Ruiu nella sua posizione istituzionale e funzionale di Avvocato coordinatore dell’Area dirigenziale Avvocatura di Ateneo dell’Università degli Studi di Sassari.

Non è una cosa da poco.

In una città come Sassari, dove ‘tutto si tiene’, dove cioè le relazioni tra diversi livelli di potere sono animate da esplicito e forte spirito corporativo di autotutela (a Cagliari, invece, le relazioni tra poteri passano per zone imperscrutabili di vizio e vantaggio), che ci sia stato un giudice del lavoro che abbia fatto giustizia nello scontro che ha contrapposto il Rettore al responsabile dell’Avvocatura di Ateneo è un fatto clamoroso.

Ed è un fatto che potrà avere effetti positivi per la trasparenza. L’opacità che ancora caratterizza il sito di Ateneo, che pure qualcosa di più chiaro ha compiuto in questi mesi, sollecitato dal sottoscritto e dalle inchieste de Il Fatto Quotidiano, potrebbe trovare un presidio di legalità interno, capace di diradare le ultime ombre o di evitare, come sta accadendo proprio in questi giorni, che vi siano dipartimenti che fanno strame delle leggi e decidano la programmazione delle cattedre da coprire, chiamando gli idonei dalle liste nazionali, non con la maggioranza qualificata degli aventi diritto ma con la maggioranza dei presenti. È un vecchio trucco: far durare le riunioni a lungo per poi decidere in pochi. Oppure: anziché far votare i Consigli di Dipartimento in riunione plenaria, farli decidere a gruppi, a dispetto di Dio e della Legge. E tutto per che cosa? Per consentire un certo margine di manovra al vertice.

Ecco, la vittoria della dottoressa Ruiu dinanzi al Giudice del Lavoro è questo: diritto contro forza, legalità contro monarchia.

Perché ce ne occupiamo? Prima di tutto perché da questo aggregato di potere è partita l’aggressione morale che ci ha investito e dalla quale cominciamo a difenderci solo ora.

In secondo luogo perché a Sassari tutto si tiene: Università, Politica, Potere, Informazione, certa Massoneria, Banche (soprattutto banche).

E in questo momento nel quale c’è chi vende per fare cassa, chi svende per conclusione naturale del potere, chi intravede la fine della comodità del proprio potere, c’è il rischio che, nel silenzio generale, si creino asfittici e mefitici equilibri di protezione del viale del tramonto di alcuni poteri che sanno che la ritirata degli eserciti è una delle manovre più difficili e più esposte.

C’è chi per salvarsi ha bisogno di soldi e di acquirenti, di tranquillità e serenità, e dopo tutto l’odio, i favoritismi, le faziosità seminate, capisce che difficilmente vi sarà chi tacerà di fronte a operazioni funamboliche.

C’è chi deve sistemare Tizio e Caio prima della fine; c’è chi ha esaurito la carta di credito e ha un tenore di vita esorbitante per la pensione che lo attende; c’è chi piazza parenti prima del declino, insomma, c’è un vario mondo di potenti caduchi e malvagi che temono la propria fine.

Un rinnovato presidio di legalità servirà a evitare che la caduta per esaurimento biologico o di mandato si trasformi in decadenza di sistema.

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