Terna volpina ci riprova: la Sardegna fregata invitata a ringraziare.
Pericoli scampati e pericoli da scampare

31 gennaio 2015 07:324 commentiViews: 1114

imbrogliodi Paolo Maninchedda
L’indimenticato poeta Fabrizio de Andrè cantava Una storia sbagliata. Cominciamo da qui: la storia di un racconto. Perché raccontare non è dar fiato ai denti: è ragionare, è persuadere, è manipolare.
La storia raccontata è il fantomatico black-out del novembre 2014.
Il Sole 24ore Due Due (quello che ha sbagliato due-volte-due l’articolo e la correzione sugli accantonamenti della Sardegna) il 28 gennaio fa un “peana” (etim: canto corale in onore di Apollo; volg. esaltazione immotivata e servile di qualcosa o di qualcuno) all’amministratore delegato di Terna, Matteo del Fante (che viene da Cassa Depositi e Prestiti).
Oggetto del “peana” (notare la lettera ‘p’ iniziale, che tecnicamente è una lettera labiale, ma non solo labiale, ma anche occlusiva, e tutto questo ci dice che la linguistica ha una base metaforica e erotica che noi all’università non sappiamo insegnare), oggetto del ‘peana’ l’annuncio di un mancato black out a novembre 2014.
Senza contraddittorio l’AD dice che a sventare il black out sardo sarebbe stato il mitico complesso tecnologico di Codrongianos, capace, secondo l’AD, di bilanciare perfettamente tutto il sistema sardo. Obiettivo: negare l’essenzialità agli altri impianti sardi perché costano troppo, dice l’AD, con il conseguente annuncio del risparmio di 200 milioni di euro l’anno.
Bene. Facciamo due-domande-due all’intervista volpina dell’AD Del fante.
Gli impianti essenziali sardi erano o non erano in funzione nel novembre 2014?
Risposta: tutti in funzione.
Cosa sarebbe accaduto se fossero stati tutti spenti?
Risposta: black out.
Perché Terna fa dichiarazioni di questo genere: perché vuole mettere fine all’essenzialità e basta, costi quel che costi in termini occupazionali e industriali, e quindi cerca di buttarla sulla scienza e sul risparmio sulla bolletta dei consumatori.
E i sardi che fanno? Si bevono la bufala e La Nuova nell’articolo del 29 gennaio annuncia: «Maxi black-out sventato nell’Isola» con le bufale di cui sopra e una suicida visione sul futuro energetico della Regione.
In verità, nel mese di novembre 2014, grazie alla battaglia combattuta dalla Regione Sardegna, tutti gli impianti termoelettrici dell’isola erano in funzione con il regime dell’essenzialità; erano in attività i tre poli energetici dell’isola di Fiume Santo, Sulcis ed Ottana con le centinaia di lavoratori che vi operano. Probabilmente a loro e ai collegamenti esistenti Terna avrebbe dovuto riconoscere il merito di aver tenuto accese le utenze di tutti i cittadini sardi, piuttosto che cantarsela e suonarsela da sola.
Ciò che Terna dovrebbe dimostrare in contraddittorio è che il black out non si sarebbe realizzato comunque a centrali spente. Provi a dimostrarlo.
Qui il tema è molto semplice: Terna vuole cancellare l’essenzialità, ma immagina che qualche impianto rimarrà comunque acceso; invece accadrà che Enel, Ottana e Fiume Santo chiuderanno e Terna non potrà garantire l’equilibrio.
La Regione con chi sta? La Regione ha sempre difeso il regime dell’essenzialità perché ha ragione e diritto di farlo perché è l’ unica regione d’Europa senza metano, perché ha diritto di rivendicare un processo riformista e non da serrata padronale per la riconversione e l’innovazione del suo sistema industriale.
Come dice Terna attualmente il mercato elettrico è allineato al sistema nazionale, ma ciò dovrebbe confermare, e non smentire,  la validità del sistema esistente e delle scelte compiute dalla Regione, che dovrebbero essere mantenute fino a che non si otterrà una soluzione certa, sostenibile e percorribile per attuare la metanizzazione.

Sul futuro si addensano invece nubi preoccupanti in cui Terna sembra prefigurare un sistema produttivo che con qualche batteria da installare a Codrongianos (ad occupazione zero), su un’area grande quanto tre campi di calcio e forse una decina di occupati, porti a chiudere le centrali esistenti facendo dipendere il sistema sardo dalle intermittenze di sole e vento.

Questo Terna lo fa anche in virtù del fatto che la Regione ha permesso (non col mio consenso personale) di installare questi prototipi .
Però bisogna dirla tutta: queste batterie non sono la panacea di tutti i mali e richiedono valutazioni di tipo ambientale, mai fatte in Sardegna. Non a caso ben altre “accoglienze” sono state riservate a queste sperimentazioni in altre regioni, come ha documentato Report il 26 Gennaio scorso:

http://www.corriere.it/inchieste/reportime/ambiente/energia-pulita-dubbi-nuove-batterie-rischio-o-beneficio/ccaac53c-a4bf-11e4-9025-a3f9ec48a2fa.shtml 

Non dubiti l’AD di Terna che non è vero che «nessuno si accorge del lavoro che svolge Terna»; io lo so bene e la Sardegna vigila sul proprio futuro senza alcun rischio di “black out”, ma anche senza ‘peana’ e ‘batterie’.

4 Commenti

  • Egregio Supercasu,
    capisco di non essere bravo e intelligente come Lei, ma se leggerà l’articolo con attenzione forse scoprirà che c’è scritto che l’essenzialità deve accompagnare la riconversione industriale della Sardegna. Il problema di alcuni è che pensando a priori di essere gli unici e i soli ad avere a cuore i destini industriali di Ottana, stanno riuscendo a frantumare un fronte unito che negli anni passati ha ottenuto importanti risultati.

  • Ce ne vorrebbero tanti come Lei. Avanti Presidente

  • mrsupercasu

    Buon pomeriggio Assessore,bisogna narrare per bene la questione dell’essenzialita’(ormai la vicenda sta assumendo tinte da spy-story).Questo e’ un breve passaggio delle dichiarazioni a uno dei tanti tavoli al MISE del patron del sito parzialmente produttivo di Ottana “Il Dr. Clivati illustra la situazione attuale di Ottana Energia e, richiamando quanto stabilito nel verbale di incontro sottoscritto il 25 Giugno 2012 presso la Regione Sardegna, ha fatto presente come l’incontro odierno rappresenti per l’azienda un passo fondamentale per dare un forte segnale di rassicurazione al gruppo industriale Indorama, partner nella società Ottana Polimeri, circa il mantenimento delle attività chimiche in centro Sardegna.La società Ottana Polimeri ha dichiarato di impegnarsi a realizzare una caldaia per il proprio approvvigionamento energetico, al fine di assicurare sopravvivenza della produzione di PET ad Ottana e la continuità produttiva al socio Indorama. A tal fine presenterà un preciso crono programma per la sua realizzazione in occasione del prossimo tavolo di confronto”.Ecco questi sono i buoni propositi del 2012,questo invece sono le parole del viceministro De vicenti nell’ultimo incontro dell’2014 “Il Vice Ministro ha ripreso brevemente la parola per sottolineare come il Governo condivida pienamente l’esigenza di dare un futuro al sito industriale e ai lavoratori di Ottana. Proprio per questo ha invitato tutti a ricercare soluzioni realistiche: fermo restando l’impegno del Governo a favorire e accelerare i progetti di metanizzazione dell’isola, è chiaro che i tempi della metanizzazione non possono che andare ben oltre qualsiasi ipotesi di prolungamento del regime di essenzialità. Serve quindi una soluzione diversa”. Come vede Assessore ho cercato di riassumere la cronovicenda della tanta agognata essenzialita’, saro’ breve:chiarendo il fatto che l’essenzialità per le centrali Sarde è fondamentale il regime doveva e dovrebbe essere di supporto alla rete nazionale(fattore tecnico) ma soprattutto alla chimica di OTTANA POLIMERI (fattore sociale)e a tutto il sito e perche’ no anche al CONTRATTO D’AREA DI BOLOTANA proponendo nuove oppurtunita’ di lavoro.QUESTE SONO LE BATTAGLIE DA PORTARE AVANTI TUTTI UNITI COME DA BUON ESEMPIO LA REGIONE SICILIA,sfruttare fattore tecnico e sociale per valorizzare la giusta causa dell’essenzialita’.

  • Bene fatu!

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