Storia di un uomo malato di cancro in Sardegna e dei vassalli del re

Riceviamo e volentieri pubblichiamo

«Mio suocero, 69 anni, persona attivissima e sportiva, almeno fino a 10 mesi fa, inizia ad avere mal di schiena a novembre.
Dapprima si pensa ad uno strappo, poi a un ernia lombare atipica, inizia massiccie terapie con steroidi e nulla, scoppia il Covid, i medici smettono di visitare, prescrivono solo farmaci, il medico di base va a tentativi: analisi, colonscopia… i dolori si alleviano ma poi tornano, peggio di prima.

Da maggio peggiora a vista d’occhio, al Brotzu non lo ricevono, visite dai migliori ortopedici (ovviamente in privato) ma nessuno pensa di guardare più su di questa maledetta ernia lombare.

Iniziamo a guardare fuori Sardegna ma con questo Covid è un casino ovunque. Nel frattempo, le terapie compromettono lo stomaco, arriviamo fino a luglio, febbre altissima e dissenteria, ricovero in gastroenterologia al Policlinico.

Lì, a seguito di Tac, vedono chiaramente una massa tumorale all’altezza dei polmoni (lo scopriamo alla richiesta della cartella) ma lo dimettono dopo qualche giorno, senza dire nulla, con la tachipirina, è consigliandogli accertamenti.

Lui dopo 2 giorni a tachipirina, impazzisce dai dolori.

Ci giriamo di coglioni, facciamo in privato una tac addominale e su consiglio del radiologo chiediamo un consulto urgente al neurochirurgo.

Massa tumorale della grandezza di un’ arancia che ha intaccato le vertebre da D9 a D 12 e che oltre alla colonna si è attaccato a organi vitali.

Siamo alla settimana dopo ferragosto, il giovedì programmano un intervento per il martedì successivo , c’è da alleviare subito la compressione midollare il rischio è quello di una paralisi.

Non lo ricoverano e in casa la situazione precipita tra dolori indicibili. Venerdì notte corsa in ospedale perché perde il controllo della vescica e inizia ad avere torpore alle gambe. 

6 ore di intervento, tolgono 2 vertebre dorsali interamente e 2 parzialmente. Non possono rimuovere tutto il tumore che è attaccato a organi vitali.

È un mieloma. Fortunatamente non perde l’uso delle gambe, è molto debole ma almeno per qualche settimana non ha più dolori lancinanti. Dopo mille ulteriori accertamenti, deve iniziare la radioterapia, i tempi però non sono brevi, i dolori rincominciano. Il solo tragitto in ospedale lo sfianca. Oltre al mieloma ha anche un versamento pleurico e cellule sospette nell’anca. Finalmente arriva la chiamata per la radio. Oggi avrebbe dovuto iniziare ma da ieri ha la febbre. Solo febbre (strano per un malato oncologico!) ma senza tampone in ospedale non può entrare… chiamiamo per un tampone urgente a domicilio (auguri!) i servizi di igiene sono nel caos. Probabilmente salta nuovamente la radioterapia e non c’è più tempo… i medici stanno cercando una soluzione, il modo di fargli fare la terapia, chemio o radio a questo punto non fanno differenza, si deve iniziare subito, ma nel frattempo ci serve un tampone urgente che ai malati oncologici non è possibile fare in tempi brevissimi ma ai vassalli della merda sì!»

0 commenti su “Storia di un uomo malato di cancro in Sardegna e dei vassalli del re

  • Che fare? Nell’immediato per questo malato e la sua famiglia, nel lungo periodo per noi tutti. Unirci in difesa dei nostri diritti. Non vi è cosa più odiosa che trattare in questo modo i malati e i loro parenti.
    La situazione in altri ambiti anche è diventata invivibile: si lavora a ritmi forzati, non ci si può lamentare e quando sei malato ti riconsegnano alla sua famiglia, che se la vedano loro. Contiamo talmente poco per queste elites che abbiamo ingrassato.

  • Siamo veramente nel paese dei balocchi, VERGOGNA!
    Possiamo solo pregare per questo signore. 🙏🙏🙏

  • Disastro sanitario che ha origini lontane. A pagare il prezzo, come sempre, il paziente che può richiedere cure solo e soltanto presso le strutture pubbliche.

    Personalmente ritengo che gli esami strumentali parziali, ritenendo tali la reticenza agli approfondimenti del caso al persistere del malessere, siano tali da integrare la colpa medica. Ma la giustizia ha un costo, forse perfino maggiore delle cure nelle strutture private. Sicché, “si la sonana e si la cantana a caddu e pede”.

    Rivivo nella lettura di questa esperienza il percorso di un mio caro. Non dovremmo soltanto più indignarci, ma organizzarci, ribellarsi a una politica elitaria e settaria, alle disfunzioni che non possono restare senza un responsabile.

    I migliori auguri di pronte cure e guarigione.

  • Raccapricciante …altro non mi viene, tanto è lo schifo e lo sdegno.
    Qui oramai c’è una fascia enorme della popolazione che è retrocessa a servi della gleba.
    Anticamente essi erano sottoposti alla servitù della terra – la gleba appunto- oggi è cambiato l’ oggetto della servitù …ma sempre lì siamo.
    Almeno ditecelo …siate chiari, i giuristi del medioevo avevano coniato termini e leggi.
    Presidente o DucaConte Solinas che nome ci date oggi, servi, bucallotti, ballaloi, coglionazzi, quale termine “giuridico” avete trovato per inquadrare il 99,9% della popolazione sarda.

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