Sassari: A noi! Sui poteri e sulle pene al tempo della peste

Secondo un sentire comune ormai dilagante tra i cittadini spaventati dal Coronavirus, l’emergenza sanitaria giustificherebbe, se non proprio il ricorso alle maniere forti, quanto meno la sospensione o l’aggiramento per mano dell’autorità legittima delle regole dello Stato di diritto.

Non è certo il caso dei sedici scapestrati studenti Erasmus spagnoli in soggiorno di studio presso l’Università di Sassari, che, sorpresi a gozzovigliare irresponsabilmente tutti insieme lontano dalle rispettive dimore, sono stati denunciati dalla polizia per la violazione delle norme anti-contagio.

Lascia però perplessi che all’ineccepibile denuncia abbia fatto seguito anche un fulmineo provvedimento di espulsione dall’Ateneo turritano, monocraticamente assunto in poche ore dal Rettore Massimo Carpinelli su pressante invito del Sindaco Nanni Campus (che, dimentico della lezione di Beccaria, invocava «pene esemplari» come nell’ancien régime).

L’articolo 49 («Illeciti, sanzioni e giurisdizione disciplinare») del Regolamento didattico adottato nell’Università in questione stabilisce infatti che, per quanto grave possa essere la condotta incriminata, l’unica sanzione irrogabile dal Rettore quale giudice monocratico inaudita altera parte sia il «richiamo verbale», mentre le pene più severe, nell’ordine l’«ammonizione scritta», la «sospensione» e l’«esclusione», richiederebbero una formale pronuncia del Senato accademico, dietro proposta di una «Commissione di disciplina» (di cui farebbe parte anche il «presidente del Consiglio degli studenti»).

Lo stesso articolo 49 avrebbe altresì imposto che gli interessati fossero «informati per iscritto» del procedimento disciplinare a loro carico ​«almeno 20 giorni prima della data fissata per la seduta della Commissione di disciplina», onde poter presentare la loro «difesa per iscritto», o perfino richiedere di essere «sentiti personalmente».

​Quale procedura è stata seguita, anche alla luce dell’art. 18 del Regolamento sulle mobilità internazionali studentesche (secondo il quale gli studenti Erasmus «godono degli stessi diritti e doveri degli studenti dell’Università di Sassari»)? Se le regole dello Stato di diritto non sono state applicate (come la testimonianza dei Senatori e il calendario degli eventi sembrano suggerire), perché, salvo poche voci libere subito isolate, nessuno protesta?

Risposta: perché il potere è una brutta bestia che nei tempi difficili scappa dalla gabbia delle regole.

Attenzione alla sospensione delle procedure e dei diritti! In Italia, il precariato e l’eccezionalità durano secoli!

0 commenti su “Sassari: A noi! Sui poteri e sulle pene al tempo della peste

  • Sebastiano Piras says:

    Finalmente qualcuno fuori dal coro idiota.
    Spesso chi ha un po’ di potere non ha abbastanza cervello e neppure consapevolezza dei propri limiti.
    Concordo su tutto

  • Giulio Ladu says:

    S’apretu (credo ki andet bene po bortare s’italianu emergenza) est su menzus loku de sos mesunuddas, cando non sun capassos de faker su dovere issoro. Cando lis benit su foku a pedes totu si podet faker a s’apretu. In politica e in s’aministratzione pubblica s’apretu est su mare mannu de sa corrutzione, de su collonu e sos ballalois si aken res e juighes.

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