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Sanità: ma quanto ci costi?

La-sanità-taglia-il-personale-ma-butta-461-milioni-di-euro-in-mobili-640x426di Augusto Cherchi e Gianfranco Congiu – Consiglieri regionali Partito dei Sardi

Sanità ma quanto ci costi?
La domanda può sembrare banale o retorica, ma non lo è.
Quel che è peggio è che nessuno appare in grado, oggi, di dare una risposta certa.
E si badi, calcolare e conoscere esattamente il costo della sanità è fondamentale per rispondere al bisogno collettivo di salute e orientare efficacemente le politiche di spesa e gli investimenti.
Per il governo nazionale la sanità in Sardegna costerebbe 2.966 miliardi di euro (fonte: accordo conferenza Stato Regioni per il riparto fondo per la sanità 2016);
per l’assessorato regionale alla sanità il fabbisogno per il 2016 sarebbe pari a 2,898 mld/€ per spese correnti, che diventano 3,280 mld/€ con l’aggiunta, tra le altre, della quota di rimborso per l’abbattimento delle passività pregresse.
Allo stato la manovra di bilancio regionale 2016 garantisce coperture per 3,127 mld/€ con una scostamento, rispetto alla previsione, di oltre 152 milioni.
Quel che è certo è che la spesa sanitaria impatta per circa il 50% delle complessive entrate regionali (quest’anno pari a 7,341 mld/€) ed il trend è inevitabilmente destinato a salire perché cresce enormemente il bisogno di salute in Sardegna.
Le ragioni sono molteplici:

  • progressivo invecchiamento della popolazione;

  • abbassamento del tasso di sostituzione (1,6 in Sardegna contro il 2,1 nel resto d’Italia), cioè un basso tasso di fecondità che comporta una diminuzione della popolazione giovane e una crescita di quella anziana;

  • aumento dei costi pro capite direttamente proporzionale all’aumento dell’età anagrafica (se a 40 anni il costo della sanità si aggira sugli 800 euro pro capite, a 80 anni il costo pro capite sale oltre i 3.000 euro);

  • aumento della spesa sociale; si prenda come esempio la legge 162/98 (interventi di sostegno a favore di persona in condizioni di grave handicap): ebbene a fronte di 123 piani personalizzati nel 2000, nel 2007 si arriva a circa 8.000 e nel 2014 oltre 38.000 con un impegno finanziario di 89 mln/€ nel 2015.

Conoscere quanto costa la sanità in Sardegna e a quanto ammonta il complessivo bisogno di salute appare, quindi decisivo per definire l’orizzonte politico dell’intero sistema Regione ed evitare, per quanto possibile, la perenne disputa tra chi chiede risorse (quindi servizi) e chi risorse ne ha sempre meno.

La definizione del fabbisogno standard è un ineludibile punto di partenza per avere indicazioni più puntuali e certe sull’ammontare complessivo delle risorse effettivamente disponibili da impiegare per lo sviluppo e crescita economica della Sardegna, per le scuole, la formazione professionale, i trasporti, le politiche turistiche, le infrastrutture, difesa del suolo e protezione civile, welfare, politiche del lavoro e così via.

Ebbene la risposta passa proprio attraverso la capacità di definire puntualmente i costi complessivi della sanità: quanto più si è in grado di stimarne a monte l’incidenza, tanto più sarà efficace la risposta sanitaria ai bisogni collettivi.

Una sottostima dei costi a monte genera solo tagli lineari, come nello scorso 2015 fu fatto con gli stanziamenti alle singole Aziende Sanitarie, e come si sta continuando a fare nel 2016 con tagli, a consuntivo chiuso, sui finanziamenti 2015, e con tagli, a bilancio di previsione chiuso, sull’essercizio 2016.

Questi tagli lineari (ma non troppo) si tradurranno per alcune ASL in tagli ai servizi che, stranamente, colpiscono maggiormente le Aziende più virtuose. Come dire che la politica di distribuzione delle risorse della Ras incentiva di più chi spreca rispetto a chi sta in equilibrio; inoltre talvolta individua i costi non monetari e come tali li tratta, altre volte prende lucciole per lanterne e li tratta in altro modo. Insomma, è dimostrabile il concorso della Regione, attraverso le politiche di riequilibrio,  all’aumento della spesa nelle Asl non virtuose. Ma ne riparleremo.

Qual è quindi l’orizzonte politico sulla sanità in Sardegna? Abbiamo bisogno di una regione sempre più orientata a rispondere in maniera critica al bisogno di salute, che pensa ad amministrare e non solo a gestire, che utilizza conoscenza delle necessità di salute non si basa sulla conoscenza dello storico per distribuire risorse (perpetuando all’infinito lo spreco), che sia critica sui consumi sbagliati e cerchi di riformarli, che tenti di eqiulibrare prevenzione e cura, che metta i propri professionisti in grado di rispondere con alta professionalità ai bisogni della comunità, e soprattutto che dia prospettiva al diritto alla salute e che governi la crescita di domanda sanitaria mediante efficaci politiche di governo e controllo della spesa.