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Sanità, leggi e nuove prepotenze

Posted on 20 Gennaio 201820 Gennaio 2018 By Augusto Cherchi

Mi attribuisco più difetti, ma anche qualche buona pratica: quando mi chiedono un parere, studio sempre l’argomento con mente critica; quando una legge viene approvata dal Parlamento Sardo mi aspetto che venga applicata, da tutti, nessuno escluso, senza se e senza ma, anche se non piace; magari si può fare di tutto per modificarla, ma intanto si applica e non la si disattende!
Da mesi continuo a dire che in Sanità esiste un problema di applicazione delle leggi votate dal Consiglio (Giorgio Oppi e il sottoscritto lo hanno ribadito con forza anche durante la discussione della legge finanziaria); e se non si capisce che esiste questo problema e poi per  il Piano triennale di programmazione sanitaria (questa la delibera ATS) (che a norma della legge 17/2016 deve essere approvato dalla Giunta, sentita la competente commissione consiliare entro il 31/12) si disattende completamente la procedura prevista e non lo si manda neanche di striscio in Commissione, allora mi preoccupo, mi rivolgo all’opinione pubblica e denuncio.
Gli atti conseguenti alla attività legislativa del Consiglio regionale non possono essere arbitrari o rinviati sine die; non si può continuare a produrre atti amministrativi e gestionali che non sono armonici con le leggi prodotte. Su questo non c’è da discutere: non si può e basta.
La rete ospedaliera approvata in Consiglio implica modifiche sostanziali degli Atti Aziendali ATS, AOU e AO, che invece sono fermi alla redazione precedente l’approvazione della Rete.
I Piani vigenti, non coerenti con la Rete ospedaliera, incidono, ad esempio, anche sul piano di dimensionamento del personale ATS (approvato il 30/12/2017). Faccio un esempio: la nascita del nuovo DEA di primo livello Alghero-Ozieri con un reparto nuovo di rianimazione (quindi con nuovo personale medico, infermieristico, OSS…) e quanto altro serva per trasformare un ospedale di base in DEA di primo livello, non è previsto nel piano di dimensionamento del personale dell’Ats. Perché?
Perché, secondo la filosofia qualunquista diffusa tra alcuni manager pubblici che si ispira al noto principio da bar  ipoliticinoncapisconounacipollamentreiosonoungenio, quando una legge sarda, scritta in italiano corrente e a prova di comprensibilità anche da parte delle persone più schematiche e ripetitive del mondo, non piace, allora si dice che per la legge sarda servono le linee guida esplicative e, nel frattempo, si applica il secondo principio da bar facciounpoquellochevoglioperchétunoncapisciunacipolla.
E dunque che cosa scopriamo? Che per un decreto ministeriale come il DM 70, che è un capolavoro di visione centralista dei processi organizzativi sanitari e che immagina una Repubblica italiana tutta in pianura, tutta bene infrastrutturata, tutta organizzata intorno alle grandi città, tutta felice e contenta, per questo capolavoro di irrresponsabilità ministeriale non servono le linee guida, invece per una legge sarda, sì.
Ovviamente noi pensiamo che chi pensa di prenderci per il naso in questo modo per continuare a fare un po’ quello che vuole, abbia veramente sottovalutato sia la nostra intelligenza che la nostra pazienza.
E dunque, almeno per iniziare a far capire che non siamo scemi, abbiamo posto domande.
Sul piano di dimensionamento del personale ho evidenziato al D.G.  Moirano che la rappresentazione del dato numerico riportato nella delibera ATS 1347 sul dimensionamento del personale non chiarisce:
a) a cosa si riferisce la voce dotazione ex ASL (alla dotazione organica delle ex ASL definita nel 2001?; alla fotografia fatta al personale al 31/12/2016?; alla dotazione organica che presupponevano i criteri minimi di accreditamento?);
b) quale sia il numero totale del personale dipendente ad oggi della ATS, diviso in dipendenti a tempo indeterminato, a tempo determinato e assunti da agenzie;
c) quanto personale su sostituzione (e quindi senza incremento dei costi del personale) e quanto su nuove assunzioni;
d) se la dotazione organica prevista soddisfa i criteri minimi stabiliti sull’accreditamento delle strutture sanitarie definite con le delibere 47/43 del 2010 e 47/42 del 2010 ;
e) quali  criteri sono stati utilizzati per definire la nuova dotazione organica?
f) la nuova dotazione organica presuppone che una quota del personale che attualmente lavora nell’ATS, qualsiasi sia il suo contratto, non venga rinnovato? e se sì quanti?
Abbiamo fatto queste domande non per contrapporci al piano di stabilizzazione dei precari.
Anzi, lo abbiamo fatto per farlo bene, tutelando tutte le posizioni legittime, ma soprattutto per dotare tutte le strutture del personale che serve per erogare servizi di qualità.
Martedi prossimo in Commissione sentiremo ancora i direttori Generali delle Aziende Sanitarie e avremo occasione di fare altre domande e ascoltare altre risposte, ma non quella delle linee guida, è troppo volpina per non apparire stupida.

Politica, Sanità

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