Economia

Roma e le pecore sarde

20080428_FOTO_gregge_di_pecore_d0di Paolo Maninchedda

Oggi parliamo di pecore.

Continuiamo così a dare notizie, posto che i giornali sardi, invece, manipolano e nascondono (ditemi dove trovate la notizia di Ugo che si fa rimborsare 28000 euro di viaggi e missioni in otto mesi? Da nessuna parte).

Noi continuiamo a dare notizie (e a denunciare i matti. Domani il mio avvocato ne denuncia una. Con chi esagera e inventa balle di sana pianta, si va in tribunale punto e basta).
Secondo i dati Istat, in Sardegna pascolano 2.995.943 pecore di razza sarda. Queste rappresentano il 43% del totale dei capi ovini della Repubblica italiana. Il Libro genealogico delle razze ovine è uno strumento molto importante per il miglioramento delle razze, degli allevamenti, della quantità/qualità dei prodotti. Non solo: gestire il Libro significa produrre lavoro e ricchezza.

Secondo voi, dove viene gestito il Libro genealogico? Ma ovviamente a Roma, e che diamine! E perché? Perché anche le parole generano ricchezza. Secondo la legge 30 del 1991, i Libri genealogici delle razze animali devono essere curati dalle associazioni ‘nazionali’ di categoria, nel caso della pastorizia, dall’Asso.Na.Pa.

Ecco qui dimostrato ciò che molti sardi non capiscono ancora, e cioè che negare giuridicamente il concetto e la parola ‘Nazione Sarda’ produce perdite economiche. Non esistendo la ‘Nazione Sarda’, non esiste l’associazione ‘nazionale’ sarda che possa gestire l’albero genealogico delle nostre pecore; viceversa, le nostre pecore, pagano gli stipendi ‘nazionali’ romani degli impiegati che utilizzano i dati, badate, raccolti dalle Associazioni Provinciali Allevatori della Sardegna.

Se vinciamo le elezioni ci portiamo il Libro in Sardegna.