Evidenza, Politica

Resistenza civile elettorale

Mettiamo bene in fila i fatti.
Parlamentari nominati Il Parlamento italiano ha dichiarato solennemente di voler fare una legge contro i parlamentari nominati e non eletti, e poi ne ha varato una che di fatto ha lasciato le cose come erano.
Le cronache di questi giorni hanno rivelato a tutti che si tratta prevalentemente di nominati, cioè di persone non valutate per ciò che rappresentano ma per la forza interna nei reciproci schieramenti.
Il voto degli elettori non è previsto come un giudizio informato e ragionato con totale libertà di scelta. No. Non è un voto ma un plebiscito, cioè un voto di ratifica, a spettro limitato, di una decisione di parte che dice agli elettori: “Prendere o lasciare”.
La legge elettorale ha la stessa logica del gioco della torre. Non conta la qualità, ma la circostanza.
Tutto questo si chiama egemonia.
Alcune minoranze che sono maggioranze solo all’interno del proprio partito, impongono un ventaglio limitato di scelte utili all’elettore e lo costringono al pessimo gioco del meno peggio.
Bisogna resistere, resistere intimamente, resistere moralmente, resistere civilmente.
Noi siamo uomini non animali con riflessi pavloviani da governare con il meccanismo dello stimolo-reazione.
Le bugie L’altro tratto incivile, vergognoso e insopportabile di questi giorni sono le bugie.
Siamo circondati da bugie distribuite a giumelle, dette con la consapevolezza di dire balle, senza pudore. Si promettono pensioni, posti pubblici, sussidi, concorsi.
Mancano due cose indispensabili: la credibilità e la competenza.
Gogna e spionaggio Nel frattempo, in tutti gli schieramenti serpeggia il giustizialismo, il gusto perverso del linciaggio pubblico, dei tribunali morali (ho letto in questi giorni reportage giornalistici che additano con nomi e cognomi alcuni cittadini al pubblico ludìbrio non per aver commesso reati, ma per avere applicato una legge riprovata, ahinoi, dalla sensibilità tutta personale del giornalista), al controllo delle persone sulle persone. Questi maledetti cellulari, queste maledette app che registrano immagini, voci, gusti, inclinazioni, stanno ledendo in profondità le libertà personali e vi sono addirittura forze politiche che chiedono che si aumentino i controlli informatici sui cittadini, già intensissimi da parte dei grandi gruppi imprenditoriali, anche da parte della Polizia Giudiziaria e della Magistratura, cioè dello Stato, che prima non poteva conoscere i nostri gusti, oggi pretende di sapere tutto di noi.
Resistere, bisogna entrare nell’ordine di idee di dover combattere e resistere, da un lato contro lo strisciante fascismo politico e tecnologico, dall’altro contro l’ignoranza, la manipolazione delle masse, la promozione ai ruoli dello Stato di persone evidentemente incompetenti. Bisogna fare il callo agli insulti, ai processi di piazza, alle bugie esaltate dai media e invece abituarsi a combattere.
Le persone per bene si spaventano di fronte agli insulti e alla gogna, ma se invece cominciassero a combattere, a darsi una mano nel combattere, a dire chiaramente che non si vuole essere governati da incapaci urlanti o da professionisti dell’imbonimento e della subordinazione, a tenere sempre in campo gli ideali, i diritti, i problemi, la verità delle cose rispetto a un mondo fatto solo di parole e di manipolazioni, allora cambierebbero la realtà.
Nessuna paura dei fascisti, degli apparati, delle bugie, delle dicerie, delle persecuzioni morali, del pettegolezzo e della deformazione, degli avvisi di garanzia e delle indagine spianti e spionistiche. Teniamo sempre alto il più grande problema di ogni potere: la libertà dell’uomo.