Quel gran genio di Boccia

Ho letto le dichiarazioni del ministro della Repubblica italiano Boccia, che fa parte del governo tutto orientato, nell’ordine: a promettere il maggior numero di arresti possibili (sembriamo tornati ai tempi di Fouché); a aumentare le tasse indirette per finanziare la copertura del debito del governo precedente; a salvare l’Ilva (evento eccezionale che sicuramente, lo scrivo oggi, porterà a aumentare del 20% gli accantonamenti del prossimo anno a carico della Sardegna).

Francamente non capisco come faccia il PD sardo a reggere un tale livello di superficialità e di leggerezza.

L’Accordo appena firmato è in danno alla Sardegna. L’ho già dimostrato.

Ieri, Boccia è venuto a dire candidamente che il suo scopo, come ministro dell’Italia, era ridurre il contenzioso di fronte alla Corte costituzionale e che l’impugnazione dell’ultima finanziaria sarda dinanzi alla Corte costituzionale era sbagliata nel merito, ma aveva come scopo di evitare che si aprisse una voragine nel Bilancio dello Stato. Traduzione in italiano corrente: «La Regione aveva ragione, ma noi italiani di governo, furbissimi, prima abbiamo impugnato, poi abbiamo fatto un accordo al ribasso per lo Stato, e così abbiamo ottenuto che non solo non venissero applicate le sentenze già emesse, risparmiando qualcosa come circa 300 milioni subito, ma anche che lo Statuto della Sardegna sia modificato senza fine con un accordo capestro in modo da evitare che minacci in modo serio il Bilancio dell’Italia». Sciascia diceva che l’italiano non è l’italiano, è ragionare. Auguri compagni, il ministro è vostro.

0 commenti su “Quel gran genio di Boccia

  • Mario Pudhu says:

    PD sardu? E de cali parti? De parti de su BUGINU?
    Is PIDDISTAS funt “all’opposizione”, si iant iscípiu aundi portant is peis e aundi portant sa conca.
    De su coru e de sa cusciéntzia no fait a isciri nudha ca mancu si bint.

  • Giacomino Sassu says:

    Purtroppo il.ministro non è solo loro ma anche nostro. In ogni caso è un ulteriore dimostrazione che il PD non ha mai pensato al popolo come come corpo imprescindibile dello stato ma come corpo da strizzare

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