Psd’az d’oriente e grand’oriente, d’uso e di sgabello

Questo che vedete nella foto è il simbolo scelto dalla coalizione di Centrodestra per sostenere la candidatura del prof. Doria alle prossime elezioni suppletive di Sassari.

Come si può notare, non c’è il Psd’az e non ci sono ragioni perché non ci sia, giacché il simbolo dei quattro mori era stato presentato, come gli altri, alle elezioni politiche del 2019.

Il simbolo non c’è perché è stato trasformato in un simbolo di servizio, utile contenitore romantico, vintage, in alcune circostanze, inutile orpello in altre. Qui non serviva, perché il candidato non è né di Destra né di Sinistra, è un candidato di relazioni, di ambiente, di zona di incontro, di sussurri ammiccanti, di orientalismi grandi e di grandorientalismi. Il sardismo non ci sta a fare niente dentro il patto d’acciaio Meloni-Salvini-Berlusconi.
E poi, che cos’è il sardismo del Psd’az di Salvini?
Quello della liquidazione della continuità territoriale?
Quello dell’accordo fallimentare sulle Entrate?
Quello della devastazione sanitaria?
Quello della chiusura di Air Italy?
Quello delle cliniche Covid vuoto per pieno?
Quello delle censure dei giornali sugli sprechi dei manager pubblici?

Non esiste più il sardismo, esiste l’anatomia sardista.
Tu cosa vuoi, filetto o lombata, girello o controfiletto?
Ci si candida per aver diritto a un titolo: cavaliere, barone, conte, visconte, cancelliere, viceré. Ognuno con una sua rendita, ovviamente.
Si scambia senza pudore, tanto toghe e divise frequentano gli stessi retrobottega e praticano gli stessi vizi, non possono colpire se non vogliono essere colpiti.
Questo è il sardismo di Salvini.
Un sardismo della rendita e della posizione, spruzzato di rivendicazionismo verso lo Stato crudele, che si oppone alle interpretazioni autentiche per consentire la valorizzazione degli scogli, delle battigie, dei resort, in un abbraccio recente e antico con un altro personaggio che ha fatto credere a tutti di voler tutelare le coste e si è dopo rivelato per essere un volgare palazzinaro costiero.
Cosa rappresenterebbe il sardismo salvinista, ancora, forse una pseudo-cultura della Legge del Miliardo?
Quella pseudo-cultura dello scambio di libertà con elemosine e rendite, quella pseudo-cultura di orgoglio inutile hidalghista è stato retoricamente interpretata da Soddu (con la grande mistificazione di far passare la Rinascita per un sussulto di identità e non per una svendita alla Chimica come fu negli aspetti strutturali che si vogliono dimenticati) e praticamente ridicolizzata da Cossiga (che la usava per giocare al Gattosardo); è stata superata a Sinistra, e che diamine! La Sinistra ha imparato la strada del Colosseo, solo che l’ha moralizzata, tingendola di grandi contenuti ideali, ma in realtà sempre di pane distribuito per tenere docili le masse si tratta.

La Destra sarda è più cruda, è non filtrata, è d’affari e di potere a Cagliari, e di grembiule a Sassari, nel senso del grembiule da spuntino, non da artigiano. A Nuoro è polifonica: cattolici e fratelli uniti insieme in templi misti, nella nuova versione del Caffé Tettamanzi dove tutto si maschera per non guardare in faccia la morte. Si canta, si beve, ci si odia profondamente, ma ci si professa cristiani; si insegna ai giovani a non studiare in Sardegna, a correre via per andare a morire lontano perché nessuno veda che tutti muoriamo allo stesso modo, soli.

Niente esclude, sia ben chiaro, che anche l’avversario di Centrosinistra sia loggiato, perché in Sardegna il luogo delle convinzioni è sopraffatto dal luogo delle convenienze rendiste che hanno una loro Piazza Affari, un luogo della discussione e della mediazione. Tuttavia, il candidato del Centrodestra sassarese sembra essere più grandorientalizzato del candidato di Centrosinistra.

Una parola esplicita per la Massoneria: decadenza, rotolante, mendica, fetante decadenza. State arrivando ai cerchioni. Avete consumato in intrighi ogni memoria, ogni alibi, ogni giustificazione. Siete un gruppo mascherato per il carnevale che non fa più ridere. Siete il corteo funebre della storia.

In questo quadro il simbolo dei quattro mori va in soffitta; è inutile. Sul ponte sventola compassato un nuovo simbolo di unità, obbedienza, mediazione e convenienza.

0 commenti su “Psd’az d’oriente e grand’oriente, d’uso e di sgabello

  • È tristissimo è vero. Il Psd’az trasformato in un contenitore di rifiuti indifferenziati.

  • Paolo Maninchedda says:

    Caro Melis, mai voluto dare lezioni di sardismo. È argomento che rimane nell’assoluta disponibilità tua e di altri. Quanto ai balli, nessuno mi ha mai concesso niente. Tutto conquistato alla luce del sole e col sostegno di quanti mi sostengono anche ora. Che poi io abbia ballato male, è da vedere. Certo non ho ballato a comando. Ecco, adesso sei mollato.

  • tanino melis says:

    Continui a cercare di dare lezioni di Sardismo a chi nel sardismo è nato e ci morirà .Caro Maninchedda ti abbiamo concesso un gran giro di valzer e hai ballato molto male , mollaci……

  • Franco Sardi says:

    Ancora più deprimente la presenza forte in ogni simbolo del “capo”. È il fallimento crudele di una generazione educata al rifiuto del “capo”, dopo la sbornia mussoliniana, della sua verbosità e vacuità rivendicazionista che ha consegnato Sardegna e Italia allo sfascio attuale. Tre nomi al posto di un programma, questo il progetto su cui chiede il voto questo candidato e questa coalizione. E dall’altra parte? Aspettiamo con sconforto

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