Politica

Profondo rosso commerciale

rossoRicevo da un amico, che convenzionalmente chiameremo Quintino Sella, questa drammatica descrizione della situazione della Grande Distribuzione e delle sue ripercussioni sui produttori sardi

Ciao Paolo.

Ti scrivo solo per darti delle informazioni su cosa sta succedendo e potrebbe succedere nei prossimi mesi.
Negli ultimi anni la crisi ha depresso i consumi interni e questo in Sardegna ha assunto dimensioni ancora più significative. Circa un quarto dei consumi avviene nel canale discount: questo dato è, insieme a insieme a quello della Puglia, il dato più alto in Italia, ma impressiona la velocità con cui ci si è arrivati.
Gli operatori della distribuzione organizzata hanno avuto una riduzione di fatturato che in certi casi è anche a due cifre. E questo a fronte di costi fissi immutati (energia, lavoro e ammortamenti).
A questo aggiungo che negli anni scorsi questi operatori avevano realizzato significativi investimenti immobiliari.
La componente più significativa della debolezza attuale di questo settore è la totale incapacità imprenditoriale di taluni operatori che stavano in piedi solo con le vacche grasse ed oggi sono incapaci di reagire alla situazione e non sono stati minimamente in grado di prevedere quello che sarebbe successo.

Ora, dopo mesi e mesi di tensione finanziaria, i ritardi dei pagamenti nei confronti dei fornitori sono notevoli (aziende di produzione ma anche e sopratutto operatori della logistica) e la mancata corresponsione di stipendi sta diventando rilevante.
I fornitori stanno bloccando le forniture, ergo i consumatori non troveranno più alcuni prodotti importanti nei punti vendita e quindi la spirale del calo di vendite aumenterà ancora. Si tratta di operatori sardi sopratutto presenti nel territorio regionale e non solo nei grandi poli urbani. Per i grandi gruppi italiani della GDO spalmare le perdite sarde nel fatturato nazionale o mondiale poco conta. Per un gruppo che opera solo in Sardegna il discorso è diverso.

Se questi gruppi dovessero fallire, si porterebbero dietro anche molti fornitori, sopratutto locali. Anche qui: se Barilla, Ferrero, Heineken perdono qualche milione di euro in Sardegna poco male. Se il caseificio cooperativo o il salumificio perdono centomila euro chiudono.

Questi operatori della distribuzione organizzata fino a poco tempo fa, e quindi in tempi di vacche grasse, trattavano i fornitori dall’alto in basso. Loro erano i detentori del rapporto con i consumatori e i fornitori dovevano dipendere da loro oltre che fare loro da banca . Oggi le cose si sono invertite ma c’è poca soddisfazione nel vederli in difficoltà.

Questa crisi si somma a quella del piccolo commercio che loro stessi hanno in questi anni promosso.

Soluzioni? Nessuna.
Devono riorganizzarsi, fare efficienze, fondersi e migliorarsi. Le banche devono, dico devono, accompagnare con urgenza questo percorso non abbandonandoli proprio ora. Occorre ridisegnare per il futuro i rapporti contrattuali nelle filiere e tra produzione e distribuzione.

Paolo, se uno di questi gruppi dovesse fallire parliamo di un migliaio di addetti tra dipendenti dei centri distributivi, operatori della logistica e dipendenti dei punti vendita.

Ti scrivo per fornirti una visione di quanto succede nella società che possa aiutarti nel lavoro che fai. Lungi da me chiedere interventi o sollevare problemi ulteriori. Ma chi governa la Regione deve sapere quali sono le dinamiche in corso. Anche perché questo settore se si ferma un giorno o una settimana e’ finito per sempre. Occorre prevenire eventuali default. Senza fare nomi però credo che il presidente debba avere un quadro di questa situazione e dei possibili sviluppi.

Grazie e buona domenica