Pioggia, morte e serietà

Francamente stamattina mi aspettavo minore serietà dai quotidiani sardi rispetto alla tragedia di Bitti e all’ennesimo disastro idrogeologico sardo. Cioè ero pronto a leggere i soliti articoli che piangono i morti cercando i colpevoli.

Invece, ve detto, leggo riflessioni più ponderate, più prudenti, sebbene con domande esigenti e giuste.

Questi eventi accadono con una frequenza maggiore rispetto al passato. Ogni previsione del “tempo di ritorno” (come lo chiamano gli specialisti), cioè dell’intervallo tra un evento e l’altro sta saltando, cioè i modelli matematici di calcolo, che si aggiornano una volta che gli eventi accadono (non prima) si stanno rivelando non completamnete adeguati. Le tempeste ritornano prima del previsto. Perché?

Suggerisco di leggere l’enciclica “Laudato si‘” di Papa Francesco, uno dei documenti più semplici e più chiari sulle responsabilità del genere umano sui cambiamenti climatici e sul cambiamento degli stili di vita che è necessario per combatterli.

Poi, però, c’è la storia, l’amministrazione e la politica.

Bitti ha la fortuna di un sindaco attento e scrupoloso che dopo l’alluvione Cleopatra ha chiesto aiuto prima per reperire i fondi e poi per gestirli.

Il primo passo fu creare il caso Bitti in tutta la sua dramamtica grandezza. Si trovarono poco meno di 20 milioni di euro per gli interventi. Il soggetto attuatore fu individuato nel Comune.

Poi però il Comune scoprì con tutta evidenza che non aveva la struttura tecnica per gestire un’operazione biblica di spostamento delle acque dall’interno del centro abitato all’esterno e dunque si trasferì (mentre il governo italiano complicava le cose approvando il nuovo codice degli appalti che bloccò ogni appalto per quasi due anni) l’incarico di progettazione sulla società in house del Ministero dell’Ambiente, la Sogesid che a settembre di quest’anno è riuscita a predisporre il bando di gara internazionale per la progettazione dei lavori necessari a mettere Bitti in sicurezza.

Nel frattempo i temporali ritornano, i canali tombati si fanno sentire e le case costruite in alveo pure.
Quando ero assessore ai Lavori Pubblici ebbi la forza di varare una nuova politica regionale.
La Regione che negli anni Settanta e Ottanta aveva finanziato i canali tombati, cioè la copertura dei torrenti che scorrono un po’ in tutti i paesi della Sardegna, varò un grande piano per la messa in sicurezza dei canali, con la costruzione di canali scolmatori, dove possibile, o di vasche di laminazione o comunque di sbarramenti di protezione.

Dalle immagini che ho visto di Bitti, è proprio uno dei canali ad essere saltato e ricordo ancora la discussione in Consiglio comunale durante la quale io e il sindaco tentammo, invano, di convincere gli abitanti di case costruite in alveo di spostarsi dalle loro case, garantendo il finanziamento totale della costruzione delle nuove.

Fu inutile.

La storia ha una forza incoercibile: nessuno volle spostarsi e nessuna istituzione (tanto meno i commissari all’emergenza idrogeologica che il governo crea senza dar loro poteri adeguati) aveva e ha la forza di spostare le case d’imperio per ragioni di sicurezza.

E poi c’è la politica.

Appena divenuto assessore trovai nell’amminsitrazione di Villagrande diretta dal sindaco Peppe Loi e supportata da una donna ingegnere di straordinarie capacità ed efficienza, degli interlocutori di rango: riuscimmo a fare lavori ciclopici, a non perdere i soldi e a realizzare le opere.

Così pure, e difenderò fino alla morte il lavoro fatto, trovai una Regione e un Comune di Olbia impegnati a varare il progetto del piano Mancini, perché, se non fosse chiaro, il Piano Mancini è il progetto della Regione e del Comune (lo stesso che la stessa Regione sembrerebbe si stia predisponendo adesso a bocciare) e si riuscì a concluderlo rispettando tutte le procedure tutt’altro che semplici. Oggi non lo si vuole attuare, ma i temporali tornano.

E ancora difenderò sempre l’operato degli uffici regionali che riuscirono a progettare e realizzare la sistemazione della foce del fiume di Capoterra, quella foce allargata e sistemata che consentì il deflusso delle acque nell’alluvione 2018. Tuttavia, anche a Capoterra il consenso per le opere di mitigazione del rischio è bassissimo e ancora non mi pare sia stato realizzato il canale scolmatore della diga, né abbattute e realizzate le altre opere di mitigazione del rischio.

E dunque esiste un problema non tecnico per il rischio idrogeologico: il consenso.

Un attimo dopo che le tragedie passano, la forza della storia, cioè dell’uso errato del territorio, riprende il sopravvento, cerca tutele, incide sulle elezioni, frena i processi di mitigazione.
E il ciclo della scommessa con la Natura ricomincia.
Ho letto, nei mesi scorsi, di comuni che affidano studi per ripristinare l’utilizzo ancora dei canali tombati. Che dire? C’è da rimanere a bocca aperta, perché queste amministrazioni folli non sono piovute dal cielo, sono state elette dai cittadini con specifici programmi elettorali.

Il consenso è un problema di educazione.
Se il pianto di questi giorni evolvesse in educazione, in civiltà, in freno all’egoismo e all’ossessione edificatrice, la Sardegna farebbe un passo in avanti. Ma non riesce a farlo perché sta rinunciando alla fatica dell’educazione per la facile strada della lusinga alla pancia della gente in cambio di sostegno politico. Una grande pena!

Per quel che mi riguarda, meglio perdere le elezioni ma difendere la parte giusta, che vincerle e gestire il peggio della parte sbagliata. La storia è ricchissima di perdenti nel presente risultati vincenti nella storia, ma la tendenza a dimenticare tutto fa anche della memoria dei migliori un dato da non dare più per scontato.

0 commenti su “Pioggia, morte e serietà

  • sconcertante: a sentire il presidente della regione intervistato da videolina sembra che sette anni passati inutilmente dal ciclone cleopatra siano da addebitare all’ amministrazione locale. spero di aver capito male

  • Premetto che non conosco Bitti e non sono mai stato li in quella zona della Sardegna (probabilmente sto scrivendo cose scontate o errate)…oggi mi è venuta la curiosità di dare un occhiata con Google Hearth… e guardando la conformazione in 3d anche un profano si rende conto della difficoltà di mettere mano a opere che abbiano una qualche efficacia.
    Bitti si trova a valle di un enorme imbuto, (…guardate la posizione del parco Giochi) basta un evento eccezionale, (che oramai è consueto) per fare un disastro simile….
    La cosa sconfortante è che per quanto uno si impegni nel breve e nel medio termine non ci sarà una soluzione.

  • Paolo Maninchedda says:

    Egregio stefano, una delle cose che si impara quando si ha a che fare con i disastri idrogeologici è stare al proprio posto e dare una mano senza fare troppo baccano. Mi pare che sia tu e non altri a usare strumentalmente i tre morti su polemiche che nessuno, ma proprio nessuno, ha acceso. Auguri al tuo cinismo, che personalmente non auguro a nessuno.

  • Tutti tutologi, bravi a parole e bravi a scrivere, io ho fatto, io ho detto. Seduti al caldo. I tre morti sono un fatto secondario. Bravi… Nel mentre menomale arriva l’esercito… Quello Italiano…. Tranquilli, c’è la facciamo.. da soli, senza tutologi..

  • Finalmente un piano serio per tutte le zone a rischio, con collaborazione di esperti nelle discipline cointeressate. Più cura per la natura. Un piano di rimboschimento, con aiuti ai privati non tanto nelle spese, ma per la salvaguardia di ciò che piantano. La giornata degli albei nelle scuole. Ogni bambino custode di un albero. Questo penso. Gli assessori illuminati sono importanti. Più ancora noi tutti se facciamo squadra e combattiamo atteggiamenti aggressivi nei confronti della natura.

  • Concordo pienamente, purtroppo il potere e l’arrivismo e il dio denaro ci fanno dimenticare tutto ma c’è sempre qualcosa che c’è lo ricorda.

  • Antongiulio Tempesta says:

    Le responsabilità sono nostre! Di un popolo che si proclama indipendente e che tale non vuole essere nei fatti!

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