Politica

Per non tornare indietro

amodi Paolo Maninchedda
Ho letto stamane i resoconti del dibattito in Aula di ieri sulla riforma del titolo V, al quale non ho potuto partecipare.
Capisco che giacché si parlava della Costituzione italiana non si poteva parlare di altro. E capisco che nella costituzione italiana la Nazione sarda non esiste, né esiste il diritto all’autodeterminazione del popolo sardo, né esiste il diritto all’autogoverno.
Però, però, però: detto tutto questo noi abbiamo un’idea della Nazione sarda, della nostra sovranità, del nostro diritto all’autogoverno, della nostra modernità europea che devono sempre essere messi in evidenza.
Nel dibattito di ieri i toni prevalenti sono stati quelli dell’autonomismo. Dobbiamo stare attenti a non scivolare in una palude autonomista. Se c’è una cosa che la riforma Boschi certifica è la fine dell’autonomismo, ma non nella direzione del federalismo, piuttosto nel suo contrario: il centralismo.
Il neocentralismo italiano non si combatte con un nuovo autonomismo o con una posizione debole di distinzione delle regioni a statuto speciale da quelle ordinarie. La giurisprudenza costituzionale ci ha insegnato che prima o poi ciò che riguarda le ordinarie riguarderà le speciali.
Il neocentralismo italiano si combatte con una nuova idea di Stato sardo. Si combatte intanto agendo ‘come se’ fossimo uno Stato. Non abbandoniamo mai questa vocazione specifica del Partito dei Sardi: noi agiamo in Sardegna ‘come se’ la Sardegna fosse uno stato. L’autonomismo debole e rivendicazionista non appartiene al nostro patrimonio culturale.