Politica

Oggi scende in campo Macciotta contro di noi, ma sbaglia i conti economici e politici

lavagnaOggi sulla Nuova Sardegna scende in campo Giorgio Macciotta, in difesa di Pigliaru e contro di me. Mi chiedevo ieri chi mi avrebbe risposto. Avevo tre opzioni: Guido Melis, Vannini, o, per l’appunto, Macciotta. È sceso in campo il più severo: bisogna confrontarsi con lui. Mi dispiace che per colpa mia, per par condicio, La Nuova lo metta a pagina 15.
Macciotta parte dai numeri ma poi accelera e mi addebita la nomina di Lorefice e lo sfascio della sanità di questa legislatura, ovviamente dicendo e scrivendo che nella precedente avvenivano solo nomine in base alla competenza e che la sanità era stata risanata. Infine mi contesta, in base ai conti pubblici territoriali, la solita accusa, come vedremo infondata, che la Sardegna non si reggerebbe da sola.
Procediamo così: prima rispondo alle obiezioni politiche, poi a quelle storiche e infine a quelle economiche.
Obiezioni politiche L’obiezione politica consiste nell’addebitarmi, per proprietà transitiva, gli errori di Cappellacci perché i sardisti sono in maggioranza (???) con Cappellacci. Dietro questa posizione c’è la linea politica dell’autosuffcienza della sinistra per le prossime elezioni, ossia c’è la volontà di precludere un accordo tra il centrosinistra e l’area sovranista o tra la sinistra e l’area sovranista. Liberissimi di proporre questo disegno, ma non di accusare me, unico in Consiglio regionale a chiedere da due anni, ossia da dopo lo scandalo dell’eolico, che si vada a votare. L’unico sostenitore in Consiglio Regionale delle elezioni anticipate sono io. L’unico ad aver parlato di un election day con politiche, amministrative e regionali accorpate sono io, non il Pd. Neanche un consigliere o un dirigente del Pd si è pronunciato in tal senso. Anzi, un autorevole rappresentante del Pd si è contrapposto a questa mia proposta dicendo che andare a elezioni in questo momento significherebbe lasciare il paziente (la Sardegna) sul tavolo operatorio col ventre aperto. L’unico consigliere regionale che pubblicamente ha dichiarato di lavorare a costruire un’alternativa a questo governo regionale sono io. Ma, chiaramente, la mia alternativa è quella sovranista e qui sta il punto: Macciotta non contempla questa posizione. Secondo lui c’è il Centrodestra e c’è il Centrosinistra e tutte le forze politiche devono schierarsi o con l’uno o con l’altro, punto. Noi invece diciamo: noi siamo l’alternativa alle muffe del bipartitismo italiano.
Io non ho da staccare la spina con nessuno – dopo averla però singolarmente staccata – perché sono una fonte di energia alternativa autonoma che pubblicamente ha dichiarato di voler smontare i due poli perché li considero delle finzioni utili a tenere in campo classi dirigenti diverse ma consunte, ammalate di diverse malattie, ma entrambe tragicamente ammalate.
Se lo schema dei macciottiani e dei soriani è schiacciare l’alleanza sovranista su Cappellacci, è uno schema primitivo che non funzionerà, a meno che non serva a accreditare il ritorno al passato, e cioè la contrapposizione di Soru a Cappellacci. Se è questo l’obiettivo, non c’è bisogno di fare tutto questo casino, basta dirlo e proporlo. Per noi è essenziale il perimetro politico sovranista; il leader si sceglie con le primarie, non con le fatwe. Non abbiamo pregiudizi, non mettiamo veti a nessuno, ma ci candideremo e accetteremo le sfide di chi democraticcamente vorrà misurarsi con noi e non escluderci dal campo di gioco. Se invece lo schema proposto è centrodestra vs centrosinistra, per me è uno schema conservatore, arretrato e inutile.
La seconda obiezione politica è la misurazione del nuovo indipendentismo sul terreno dell’autarchia finanziaria. In sostanza Macciotta argomenta come Pigliaru che possono essere indipendenti solo le nazioni in pareggio di bilancio. È un argomento cui ho già risposto svelando la sua evidente ingenuità: tantissimi stati sono sovrani e hanno tanti debiti, ma se lo sbilancio finanziario vale per negare sovranità alla Sardegna, vale molto ma molto di più per negarlo all’Italia (sempre che dietro le psoizioni di Pigliaru e Macciotta non ci sia una grande voglia di aderire all germania o alla Gran Bretagna, i celebri fratelli amggiori di cui aprlavamo ieri).
Aggiungo ora che la Sardegna potrebbe anche argomentare di avere un debito potenziale, che non c’è, come vedremo, perché non ha mai potuto organizzare autonomamente tasse, mare, cielo, trasporti, finanza pubblica, riscossioni, concessioni ecc. In sostanza, il potenziale sbilancio è anche una questione di regole che la Sardegna non ha mai potuto darsi autonomamente.
Ma ciò che più mi distanzia da alcune posizioni è rilevare che sono prive di visione politica. Attendono dall’Italia il perimetro entro il quale muoversi, l’Italia che non ha mai rappresentato in sede Europea la necessità di una fiscalità diversa per la Sardegna; l’Italia che ha accettato che nel Trattato di Lisbona la Germania abbia ottenuto di poter ancora erogare aiuti di stato alle imprese che si allocano nella ex Germania est e non ha invece neanche avanzato le proprie esigenze di intervento fiscale per lo sviluppo delel regioni come la Sardegna.

Obiezioni storiche Macciotta mi contesta la nomina di Lorefice e dice che si tratta di un fatto tutto sardo, non italiano. Certo, è così, e io sono tra quelli che l’ha contestata più duramente. Mai detto che i sardi non siano ammalati dei mali italiani: anzi, purtroppo c’è un’epidemia di doppiopesismo, burocratismo, ipocrisia ecc. ma io posso testimoniare apertamente che non si tratta di una malattia solo di questa legislatura. Proprio all’inizio della precedente, da novellino dell’aula, mi sono trovato a dover modificare una legge per fare entrare in un consiglio di amministrazione uno che non aveva la laurea; un altro senza laurea venne nominato alla guida di un importante ente e averlo contestato mi costò un litigio durissimo con due persone che stimavo e stimo ancora molto;  per un  terzo ente venne approvata una legge che limitava la scelta dei componenti in modo da attingere da due nominativi, uno dei quali era un ex dipendente dell’ente; durante la mia presidenza della Commissione Bilancio acquisimmo la tabella del reclutamento del personale di una importante società in house della Regione a cui la Regione aveva affidato lavori per più di 5 milioni di euro e che poi ha chiuso il bilancio in perdita per circa 300.000 euro. In quelle tabelle risultavano reclutati nella società, che doveva gestire reti informatiche, numerosissime persone senza competenza specifica. Non solo: le reti affidate all’ente non funzionano, ancora non funzionano. Macciotta può star certo che anche la sua parte politica ha grandi responsabilità nel sistema nomine. Se vuole, ne possiamo parlare carte alla mano.
Sul risanamento della sanità bisogna sfatare un mito. I conti sono virtuosi per il triennio 2005-2007, poi si svaccano. Le perdite del 2008 e del primo trimestre 2009, tutte addebitabili all’anno delle elezioni, sono paurose e attestate prima dalla Commissione Bilancio del Consiglio e poi dalla Corte dei Conti. Sul Piano Sanitario Regionale, che io ho votato, incombe, inutile nasconderlo, la pecca, la grande pecca, di avere incluso espressamente, in un atto di programmazione generale, un privilegio per il San Raffaele. Una cosa grave per una maggioranza di centrosinistra e che io votai più sulla fiducia a Soru, con cui ero già in contrasto, che per convinzione. E ho sbagliato: non bisognava votare il privilegio a don Verzé. Era immotivato, nocivo per la sanità pubblica, legato ad un’operazione di lobbing accerchiante. Sul fatto che l’attuale Giunta non abbia una politica sanitaria all’altezza dell situazione io lo vado ripetendo da anni. In Sardegna c’è posto solo per sei ospedali, gli altri devono diventare altro. Ma vorrò vedere nella prossima campagna elettorale quali candidati avranno il coraggio di dire che si deve scegliere: o impresa e sviluppo o ospedali assitiiti e sottosviluppo. Vedremo.

Obiezioni economiche Macciotta utilizza i Conti Pubblici Territoriali per calcolare una sorta di residuo fiscale sardo o una sorta di proiezione di equilibrio di bilancio dello Stato sardo e conclude affermando che lo Stato sardo sarebeb più o meno nella condizione fallimentare della Grecia. Io usando gli stessi dati, ma correggendoli secondo quanto dirò, giungo a conclusioni opposte.
In premessa bisogna dire che utilizzare a questi scopi le banche dati dei Conti Pubblici Territoriali può essere fuorviante, nel senso che si possono utilizzare i CPT per provare a costruire un indice di autofinanziamento regionale, ma si deve sapere che il risultato ottenuto non deve essere assunto con lo stesso significato dei risultati differenziali di gestione. Il dato ottenuto è fortemente opinabile perché dipende dal valore e dal peso che vengono attribuiti ad alcune voci, soprattutto al settore pubblico allargato e a quello centrale.
I conti pubblici territoriali, infatti,  non hanno la principale finalità di quantificare i residui fiscali. Per superare questa vocazione originaria e le difficoltà che ne conseguono, occorre rettificare opportunamente i dati, ottenendo differenziali il più possibile rappresentativi delle entrate e delle spese del settore pubblico, consolidate anche tenendo conto dell’extra Pubblica Amministrazione.

Ragioni delle rettifiche
Una criticità discende dal fatto che il flusso rilevato nei CPT non è rappresentativo della capacità contributiva del territorio, quindi della sua autonomia di entrata. Nel caso specifico del regime finanziario vigente in Sardegna, al fine di ottenere un dato rappresentativo, occorre rettificare il livello dei tributi devoluti per riportarli ai 10/10 comprensivi di quelli non previsti nel consolidato 2009 (o 2010, io ho lavorato per un libro sui valori 2009). Ciò comporta di dover utilizzare un dato della spesa per cassa (i CPT sono rilevazioni delle riscossioni e dei pagamenti) con un dato di competenza: non è una cosa da poco.
Nella spesa, le rettifiche devono essere apportate valutando i livelli di governo e le tipologie di spesa da non considerare nel saldo, diversamente si sbagliano i conti. Non sempre, infatti, la valutazione ha un unico punto di osservazione, anche quando l’operazione contabile è fondata su presupposti oggettivi. Per esempio, per le accise o per la previdenza, la valutazione è inevitabilmente affidata all’utilizzatore del datosia rispetto al calcolo che all’iscrizione degli importi nelle tabelle di entrata e di uscita.
Per il settore della previdenza, infatti, la spesa dovrebbe essere teoricamente finanziata dalle ritenute sulle retribuzioni e dagli oneri a carico dell’ente di appartenenza, che infatti nel consolidamento CPT intervengono a rettificare il totale della voce “spese del personale”. Alcuni studi riscontrano però che il settore della previdenza è stato, in tutta Italia, finanziato con la fiscalità generale. L’Italia ha corretto questa impostazione con la  riforma del sistema previdenziale per portare a livelli di pareggio il saldo. A questo punto, ha un senso iscrivere come una specificità sarda un errore generale italiano e iscrivere nello sbilancio sardo la quota parte di spesa previdenziale non coperta fino a ieri dagli oneri contributivi? Io credo di no, perché ormai la previdenza sarà coperta non da interventi della fiscalità generale ma dai contributi.
Altra importante rettifica oggetto di valutazione è quella relativa alle Imprese pubbliche nazionali. Si tratta invero di un’attività imprenditoriale dello Stato che ai fini dell’obiettivo dei saldi fiscali ha un significato differente rispetto all’analisi dei flussi del settore pubblico allargato.
Occorre considerare che la maggiore quota di spesa è sostenuta dalle società dell’energia e dell’industria. Tali società assumono le proprie decisioni in termini di efficienza e di efficacia secondo un approccio privatistico (basti vedere il comportamento di Terna o di Anas che solo in Sardegna usa soldi della Sardegna per costruire strade statali). Quando non vi è più la convenienza economica, non sussistono “barriere all’uscita” riconducibili a ragioni di interesse pubblico, come avveniva in tempi passati. Nessun vincolo impedisce loro di cessare le attività degli stabilimenti o delle partecipate nel territorio regionale.
Le società facenti parte del consolidato sono:
• Anas
• Cassa Depositi e Prestiti
• Patrimonio dello Stato SpA
• Eni
• Enel
• Poste Italiane SpA
• Ferrovie dello Stato
• AAMS – Amministrazione Autonoma Monopoli Stato
• ETI – Ente Tabacchi Italiani
• ADR – Aeroporti di Roma
• Alitalia
• Finmeccanica
• Fintecna
• RAI – Radio Televisione Italiana
• ACI – Automobile Club d’Italia
• ENAV – Società Nazionale per l’Assistenza al volo
• GRTN – Gestore della Rete di Trasmissione Nazionale
• Infrastrutture SpA
• Italia Lavoro
• SIMEST – Società Italiana per le Imprese all’Estero
• SOGESID – Società Gestione Impianti Idrici
• SOGIN – Società Gestione Impianti Nucleari
• Sviluppo Italia
• ICE – Istituto per il Commercio Estero

Un’analisi più dettagliata dovrebbe stabilire quali di questi enti effettivamente svolgono un’attività funzionale alle entrate regionali e quali no. Per esempio il ruolo del’AAMS è funzionale alle entrate dei giochi e scommesse, quella dell’ETI alle accise sui tabacchi.  Allo stesso tempo si dovrebbe computare nel bilancio le entrate extratributarie, p.e. pubblicitarie, e le entrate tributarie che non sono compartecipate dalla Regione, p.e. canone RAI, bollettini postali.
È importante non trascurare il ruolo delle IPN, che realizzano una spesa pari a circa la metà di tutto il flusso regionale dei conti pubblici territoriali, ma chi, oggi, iscriverebbe le spese Alitalia o Finmeccanica in Sardegna nella colonna Trasferimenti dello Stato Italiano o, peggio, come voci in entrata derivanti dalla fiscalità generale? Se dovessimo applicare lo stesso ragionamento ad altre regioni, alcune delle quali vengono indicate come molto sviluppate, inevitabilmente risulterebbero molto assistite.
Un’altra spesa consistente è quella sostenuta dall’Amministrazione centrale per la difesa. In questo caso si è generalmente concordi nel ritenere che i benefici dei presidi militari non sono limitati alla regione che li ospita e non sarebbe corretto imputarne la spesa limitatamente al suo territorio. Inoltre, mentre le esternalità negative sono tutte a carico del territorio ospitante, esso non è l’unico a beneficiare dell’indotto; divise, armi e altri approvvigionamenti sono prodotti altrove. Spero sia chiaro.
sempre in tema di rettifiche dei dati dei CPT, per quanto riguarda l’Entrata, il dato dei tributi devoluti deve essere sostituito con la stima della capacità contributiva del territorio. Purtroppo le uniche informazioni risalgono ad una comunicazione ministeriale trasmessa con l’Entrata a regime del nuovo articolo 8 dello Statuto. Gli ultimi dati disponibili sui singoli tributi non fanno riferimento allo stesso esercizio. I dati consuntivi possono essere relativi alle quote di compartecipazione registrate nel periodo tra il 2007 ed il 2009 e nel 2010 per l’IVA.
La spesa consolidata dei CPT, che consideravo nel mio studio, era relativa alla media del periodo 2007-2009.
Nel caso di alcuni tributi non è possibile stimare il maturato nel territorio come prevede lo Statuto, ma si ha ancora solo il dato del riscosso. Per alcuni tributi non vi sono differenze sensibili fra il riscosso ed il maturato, ma per altri lo scostamento è fortemente elevato, per esempio nelle imposte sui redditi di capitale. La maggior parte degli intermediari finanziari che agiscono come sostituti di imposta versano le ritenute allo Stato attraverso la tesoreria centrale o provinciale in cui è dislocata la loro sede legale. Nessun soggetto attualmente detiene informazioni di fonte amministrativa per attribuire il gettito al territorio secondo il luogo di formazione della base imponibile. Per poter effettuare la stima di tale imposta con sufficiente attendibilità si dovrebbe utilizzare un metodo per imputare alla regione le quote di profitti da depositi bancari, postali, risparmio gestito e azioni, su cui grava l’imposta. Per ottenere questa informazione occorrerebbe conoscere dati che solo in alcuni casi sono pubblicati on-line. L’amministrazione dovrebbe richiedere formalmente alle istituzioni e agli enti (Banca d’Italia, Poste S.p.A, Cassa DDPP) informazioni sulla distribuzione regionale delle gestione del patrimonio da parte degli organismi di investimento e di risparmio collettivo, delle consistenze dei depositi bancari e postali e relativi tassi applicati, delle consistenze delle obbligazioni, dei titoli di stato, dei Libretti e dei buoni postali e relativi tassi applicati.
Successivamente la ponderazione regionale dovrebbe essere applicata al gettito che figura nel rendiconto dello Stato nei capitoli dedicati:
– Capitolo 1031 – Imposta sostitutiva sul risparmio gestito da fondi di investimento
– Capitolo 1026/articoli 5, 21, 26 – Imposta sugli interessi dei depositi bancari e postali:
– Capitolo 1026/articoli 2, 3, 4, 14, 23 – Imposta sugli interessi delle obbligazioni private, dei titoli pubblici e dei buoni postali.
Come noto, non avendo ancora approvato le norme di attuazione, lo Stato non ha ancora ripartito il gettito secondo il criterio del maturato. Applicando il criterio del maturato in sostituzione del riscosso la compartecipazione aumenta notevolmente.
Attualmente, dunque, nel ragionamento complessivo per stabilire la capacità contributiva, preso atto delle limitazioni principalmente rappresentate dalla mancanza della serie storica del gettito tributario, per arrivare al risultato, devono essere accettate ipotesi inevitabilmente carenti di rigore metodologico.
Infine occorre considerare che la prassi per calcolare la compartecipazione dell’IVA , ed in generale dei gettiti stimati applicando il peso percentuale all’ammontare del capitolo del bilancio dello Stato, non tiene conto dell’evasione fiscale.

Fatte tutte queste premesse, facciamo un po’ di conti

Conti e residuo fiscale

ENTRATE TRIBUTARIE 2010

ACCERTAMENTO 2010

quota di compartecipazione

10/10

IRPEF

2.288.014.400

70%

3.268.592.000

Ritenute sugli interessi e sui redditi di capitale

58.014.600

70%

82.878.000

Imposta sul valore aggiunto

1.715.227.191

90%

1.905.807.990

Imposta sul consumo dei tabacchi

281.074.010

90%

312.304.456

Imposte di fabbricazione

620.783.331

90%

689.759.257

Imposta energia elettrica

19.048.442

90%

21.164.936

IRES

359.924.400

70%

514.177.714

Proventi del lotto, superenalotto e altri giochi

85.495.200

70%

122.136.000

Tasse automobilistiche

79.045.097

70%

112.921.567

Quota sostitutiva patente

25.822.845

NC[1]

Registro

73.664.046

90%

81.848.940

Bollo

30.685.488

90%

34.094.986

Ipotecaria

35.209.592

90%

39.121.769

Diritti catastali e di scritturato

13.279.624

70%

18.970.891

Condoni e concordati

687.875

70%

982.679

Concessioni Governative

17.686.697

90%

19.651.885

Imposta sulle riserve matematiche e rami vita

10.178.000

70%

14.540.000

Imposta sulle assicurazioni

32.569.600

70%

46.528.000

Saldo di accertamenti imposte e tasse sugli affari

4.602.096

NC[2]

Imposte sulle successioni e donazioni

3.017.404

50%

6.034.808

Imposte sostitutive

34.605.200

70%

49.436.000

Altre indirette

4.304.167

90%

4.782.408

Altre entrate erariali, dirette o indirette, comunque denominate

58.064.122

70%

82.948.746

Interessi e maggiorazioni relative a imposte dirette e indirette

5.334.635

70%

7.620.907

TOTALE TITOLO I

6.560.382.731

8.242.656.732


[1] da non considerare in quanto è un trasferimento riconosciuto nel regime finanziario precedente al 2010, in sostituzione della compartecipazione alle tasse automobilistiche

[2] da non considerare in quanto regolazione contabile

Le rettifiche da apportare a questo quadro delle Entrate riguardano i seguenti punti

– I proventi dei giochi devono essere rettificati per la quota prudenzialmente esclusa negli accertamenti. Gli uffici ministeriali non attribuiscono natura tributaria a determinate tipologie di gioco.
– Gli accertamenti delle accise non considerano l’imponibile sul prodotto consumato al di fuori del territorio regionale. Come è noto, secondo il principio che vuole che il gettito spetti alla regione sui cui cittadini ricade l’onere dell’imposta, il gettito non dovrebbe essere di spettanza della Sardegna. Ossia chi fa il pieno in Umbria di benzina prodotta dalla SARAS sopporta il costo dell’accisa e presumibilmente inquinerà nella regione in cui risiede (l’unica tassa che rimane in Sardegna, per volontà italiana,  è quella di fabbricazione). Secondo un altro principio, più giuridico che economico, le accise costituiscono un’imposta il cui presupposto giuridico si forma al momento della produzione e non del consumo. Il principio è stato ribadito anche in recenti sentenze della Corte Costituzionale. Ciò però non esaurisce le motivazioni per considerare di spettanza il gettito ai fini del calcolo dei saldi fiscali. La questione deve essere inquadrata non solo sotto l’aspetto giuridico, ma anche della dottrina prevalente. Considerando anche le accise in regime di sospensione di imposta, il gettito complessivo di spettanza regionale ammonterebbe a circa 1 miliardo e 200 milioni. Per coerenza di impostazione metodologica non dovrebbe essere computata l’imposta sul consumo dei tabacchi, essendo anch’essa un’accisa sulla produzione.

– L’IVA deve essere rettificata utilizzando il dato più aggiornato desunto dal consuntivo statale.

COMPARTECIPAZIONE IVA 2010

IVA 2010

Versato (comp+residui)

115.523.579.726,79

QUOTA U.E. versata

1.694.070.000,00

RIMBORSI 2010

31.936.558.978,26

GETTITO I.V.A. AL NETTO dei RIMBORSI

81.892.950.748,53

SARDEGNA

INCIDENZA CONSUMI SARDEGNA (dati ISTAT media 2007/2010)

2,34158%

GETTITO IVA SUI CONSUMI

1.917.591.595,35

Sulla base di quanto ho detto, le rettifiche da apportare al quadro delle entrate per tentare un calcolo stabilizzato credibile, sono le seguenti:

Rettifiche

quota di compartecipazione

10/10

Proventi del lotto, superenalotto e altri giochi

Quota non riconosciuta dallo Stato

64.300.000

70%

91.857.143

Imposta sul valore aggiunto

Differenza fra dato aggiornato e accertato 2010

(1.917-1.905)

11.783.605

Accise

Stima della differenza su dati SARAS

600.000.000

Imposta sul consumo dei tabacchi

-281.074.010

90%

-312.304.456

Le entrate tributarie devolute complessive risulterebbero pertanto pari a 8.633.993.024 (TITOLO I – tributi devoluti)

Adesso riporto la tabella delle entrate CPT che verrà rettificata col dato che ho ottenuto.
Ricordatevi che, secondo la metodologia del conto consolidato dei Conti Pubblici Territoriali, le compartecipazioni sono classificate nelle entrate delle amministrazioni centrali, in quanto il flusso monetario è incassato dal titolare dell’imposta, mentre viene eliso il versamento all’amministrazione regionale.
Come si può notare l’importo non si discosta sensibilmente, in quanto i CPT utilizzano un metodo di regionalizzazione delle entrate basato sullo stesso logica fin qui seguita. Per calcolare la capacità contribuiva regionale, il dato quindi andrà a sommarsi ai tributi propri della Regioni e dei Comuni.
Seguendo il procedimento che ho delineato, le rettifiche del livello dell’amministrazione centrale consistono nell’azzeramento delle entrate per:
– redditi da capitale, vendita di beni e servizi, altri incassi correnti, alienazione di beni patrimoniali altri incassi di capitale (le entrate per attività extratributaria sono escluse al pari della spesa per l’amministrazione generale).
– contributi sociali, in quanto costituiscono la contropartita della spesa per la previdenza
– trasf. da Unione Europea e altre istituzioni estere.
Infine viene eliminato tutto il livello delle imprese pubbliche nazionali.

Questa diventa dunque la tabella dei CPT a valori rettificati per il calcolo del residuo fiscale.

Questa è la tabella delle Entrate a valori rettificati.
Il totale delle entrate è quindi pari a 12,066 miliardi di euro.

 

Dal lato della spesa, l’importo complessivo della media 2007-2009 è pari a 28,510 miliardi. Effettuando le rettifiche descritte si giungerebbe al seguente risultato:

Spesa decurtata

Totale complessivo

livello di governo

Settore

28.510,00

Amministrazioni Centrali

Amministrazione Generale

1.398,69

27.111,31

Tutti

Difesa

561,24

26.550,06

Amministrazioni Centrali

Previdenza e Integrazioni Salariali

7.074,23

19.475,83

Imprese pubbliche nazionali – SPA

Tutti

7807,75

11.668,08

Giungiamo quindi a dire che il saldo indicativo del grado di autonomia finanziaria della Sardegna è positivo giacché risulta dalla differenza fra 12,066 miliardi e 11,668, che è pari a 398 milioni di euro.Conclusione esattamente opposta a quella di Macciotta.