Cronaca, Politica, Sanità

Oggi è un giorno di esaurimento morale

canefonnese1di Paolo Maninchedda
Sono giorni un po’ difficili per me. Come è noto, penso che la Asl unica sia un grandissimo errore, tuttavia il mio partito ha preso l’impegno di onorare quella sorta di voto di fiducia che il Presidente ha posto su questa vicenda e io sono una persona disciplinata. Ma non sto benissimo in questa situazione.
Oggi poi i giornali riportano due vicende che dimostrano come da un lato la gente pensi che un assessore possa fare chissà che cosa e come, invece, dall’altro l’assessore in questione sperimenti di non contare un bel nulla.
Oggi La Nuova Sardegna, mi pare in splendida solitudine, dà conto del fine indagini sulla vicenda nota come “Affittopoli“, ossia i contratti di affitto stipulati dalla agenzia regionale SardegnaIt con una società del gruppo Zuncheddu. Ovviamente, io che ho sperimentato su me stesso la certezza dell’errore giudiziario e la ferocia della gogna mediatica, non faccio alcun commento fino a sentenza definitiva e, secondo come, anche dopo la sentenza definitiva: la giustizia umana ha un che di tragico e di ridicolo che mi induce a starne alla larga. Dico invece che di questa vicenda se ne parlò in lungo e in largo in Giunta durante il 2014 e io mi ritrovai sostanzialmente a dare aria ai denti rispetto alle politiche sugli affitti. Prendemmo solenni impegni morali e poi ci sdraiammo sopra ‘su connottu’. Io non conoscevo la rassegnazione prima di fare l’assessore, ma sperimentarla non mi piace.
Il secondo caso è invece raccontato dall’Unione e riguarda la vicenda del coordinatore dei trapianti in Sardegna. Anche qui i ricordi sono nitidi: riunione di Giunta, relazione dell’assessore alla Sanità, mia obiezione sul metodo e tanta aria ai denti. Risultato: il coordinatore è senza contratto.
Viviamo secondo l’educazione cattolico-dogmatica-balentedda che prevede che le discussioni non servano a misurare le ragioni, ma a misurare la forza dell’interlocutore. La nostra è la dialettica dei pavoni o la dialettica dei bambini maschi che non parlano per capire ma si misurano su chi ce l’ha più lungo. Un disastro morale.