Politica

Non un passo indietro, ma uno avanti: continuo a difendere il mio diritto a non pensarla come vogliono i giornali.
I piccoli linciaggi non mi intimoriscono

gandhidi Paolo Maninchedda
Vito Biolchini pensa che io debba dimettermi perché, a suo dire, l’Unione Sarda “in poche settimane ha improvvisamente messo in fila una serie incontestabile di fatti, accompagnati da severissime prese di posizione che pongono Maninchedda in un angolo (addiritttura!), senza lasciargli molti margini di manovra. Le dimissioni sono effettivamente dietro l’angolo (addiritttura2), e mi stupisco di come l’assessore ancora resista a tanta pressione mediatica senza fare il fatidico “passo indietro””.
Mi son chiesto appena iniziato questo scontro tra me e l’Unione Sarda chi sarebbe stato il primo a chiedere le dimissioni. È arrivato.
Ora il problema non è lo scontro in sé con l’Unione, perché nello scontro c’è sempre lo spazio del fraintendimento, che è una finta causa.
Il tema è quale materia politica c’è in campo, che sia o non sia compresa dall’Unione o da Biolchini, poco importa.
Allora, prima occupiamoci dei fraintendimenti, poi della politica.
Quali incontestabili fatti?
Due, secondo Biolchini, la vicenda dell’inceneritore di Macomer e la vicenda del sondaggio 2007 a Macomer. Che queste vicende mi vengano a vario titolo contestate dall’Unione è indubbio. Che l’Unione abbia tutto il diritto di contestarle è indubbio. Che siano fatti incontestabili che dovrebbero mettere in difficoltà la mia moralità e la mia onorabilita al punto da indurmi a dimettermi è molto contestabile e sarà contestato.
Un assessore in carica, che Biolchini riconosce non essere stato dei peggiori, dinanzi a contestazioni giornalistiche che mettono in discussione la sua onestà e la sua onorabilità, ha solo una strada: andare nei luoghi dove qualcuno può accertare per tabulas che cosa sia vero e che cosa sia falso. Non solo: è anche costretto dal ruolo e dalle circostanze a esibire le carte là dove hanno senso, non in una polemica fine a se stessa, perché per certi versi da Assessore rappresenta un pezzo di Stato. La differenza tra la verità e l’opinione passa sempre per una sentenza, specie se il conflitto delle opinioni non è sulla politica ma sull’onestà delle persone. Ed è esattamente quello che sto facendo e non posso che fare così, ma è paradossale che anziché apprezzare l’atteggiamento onesto di chi, non sottoposto a indagine per alcun reato, ma semplicemente implicato in un contrasto politico con un organo di stampa, comunque dà conto di sé nelle sedi giuste perché personaggio pubblico, e si preferisca invece trattarlo da colpevole e da condannato o comunque da sospettato imbarazzante. Sembra si stia acclamando un avviso di garanzia per me, come motivo per chiedermi di farmi da parte per acclamazione giudiziaria. Tutto è possibile in Italia, ma fino ad oggi non è successo, pur essendo stato richiesto a gran voce.
Rispetto alle contestabilissime ricostruzioni delle circostanze, c’è un difetto nell’accertamento dei fatti grande come una casa. Si manca di conoscenze fondamentali. Si trascurano date, persone, gruppi politici, dati consolidati, procedure, regole delle procedure; si mischiano patate con cipolle, non si conoscono atti, documenti, documenti consiliari, articoli, testimonianze, ma nonostante tutto si ostenta una sicurezza feroce e sommaria, e piuttosto che formulare esattamente l’accusa, si pretende che a prescindere da tutto io dimostri la mia innocenza. Io conduco e ho condotto una vita di cui posso andare fiero, ma siccome non voglio dirmelo da solo, sono andato e sto andando (sta aspettando solo alcune carte d’archivio) dove qualcuno può certificarlo. Ma questo qualcuno non è né un giornale, con cui sono in contrasto, né un blogger.
Ma la politica qual è?
Quando Biolchini affronta il tema politico mi dice di aspettare, di non dimettermi subito, di portare a compimento la politica degli affitti zero. Apprezza uno dei risultati conseguiti, ne dimentica altri. Ma è questo il contrasto con l’Unione? Non ne sono convinto fino in fondo.
Io mi sono occupato degli affitti pagati per locali inutilizzati perché so che non si dovrebbe pagarli, so che quello è denaro pubblico di cui si deve rendere conto, so che lo si deve utilizzare per il meglio. Però non sono solo: la Giunta sta preparando un piano per gli affitti zero. È questo un motivo per una guerra civile? Mi pare di no. Magari per un duro scambio di opinioni, ma non per una guerra. E qui trovo banale che Vito dica che dovrei aspettare a dimettermi per realizzare gli ‘affitti zero’. E invece mettere in sicurezza Olbia, Capoterra e Terralba, no? E invece concludere il risanamento di Abbanoa, no? E invece togliere i reflui, gli scarichi, i pesticidi dai fiumi e dai laghi, no? E invece riprenderci stabilmente l’idroelettrico, no? E invece realizzare nuove case popolari, no? Io non vivo di ossessioni (gli affitti) e non so odiare nessuno. Poi posso scaldarmi, combattere, ribattere, ma cerco sempre di guardare l’orizzonte non i piedi o la pagliuzza in occhi altrui.
Da consigliere regionale mi sono opposto all’acquisto dei palazzi di Zuncheddu? Sì, verissimo, e anche in quella circostanza l’ho fatto perché ero e resto convinto che non servissero e non servano alla Regione.  Ma è questo il motivo di contrasto con l’Unione? Non credo, dicono di vivere bene anche senza quella vendita.
C’è un contrasto tra me  e i famiglioni cagliaritani?
Certo che c’è, ma è esplicito da sempre e non mi impedisce di avere anche rapporti cordiali con alcuni di loro, ma io da una parte e loro dall’altra. Ho comprato casa a Quartu: non vicino alla laguna, non sopra o vicino alcuna tomba o alcuna chiesa, non ho superato la cubatura assegnatami, non ho costruito su un canale, non ho occluso o tombato alcunché. I famiglioni cagliaritani sono quello che gli spagnoli chiamano rendistas, quelli che vivono di affitti, di relazioni più che di mercato e che tendenzialmente consumano territorio. Cagliari è il regno di questa borghesia parassitaria, ne è una prova l’assurdo contrasto tra la sua alta tensione abitativa e le nuove case tutte vuote: poverissimi da un parte, piccola borghesia che va in periferia perché non riesce a sostenere le pretese dei rendistas, e dall’altra i palazzi dei rendistas vuoti. È questo il motivo di contrasto con l’Unione? Non credo, questo è un contrasto storico e se si vuole antropologico tra uno che viene dai paesi e guarda la città con occhi sgombri da abitudini ataviche e chi è stato il ceto che ha costruito la città. Ci ho anche scritto un libro, tanti anni fa.
Il motivo è un altro: io contesto che l’Unione sia un incontestabile formatore dell’opinione pubblica sarda. Contesto che non si possa scrivere che sbaglia quando sbaglia, che omette quando omette, che è imprecisa quando è imprecisa. Contesto che possa ironizzare sugli altri e non si possa ironizzare su di lei. Contesto che se la si contesta si subisce un trattamento non facile per tutti da sostenere. Non è vero che la stampa è asettica; la stampa è sempre stata militanza, vuoi di una proprietà, vuoi di una cultura, vuoi di un progetto. Poi può essere una militanza elegante o dura, ma sempre militanza è. È per questa natura dell’informazione che la Costituzione garantisce la pluralità delle voci e  delle impostazioni culturali. La nascita della Rete ha moltiplicato i luoghi di formazione dell’opinione pubblica e io me ne sono creato uno, piccolo quanto si vuole, ma tale da far sapere e vedere le cose dal punto di vista di un’altra militanza, la mia.
È questo relativismo il motivo del contrasto con l’Unione, ed è uno scontro alto, su temi importanti, che supera le persone. La Rete rende gratuita la formazione dell’opinione pubblica. Un quotidiano deve farne invece un fatto aziendale e di mercato. Questo dato non è banale. Se si intacca un prestigio e un’egemonia consolidati, per chi li intacca non è un problema, per chi ne è intaccato è un problema serio, economico, aziendale. L’Italia dovrebbe occuparsi di queste cose se non vuole vedere scomparire interamente il suo sistema informativo, ma non ha il quadro normativo per farlo e neanche quello culturale. Siamo di fronte a temi grandi, non banali, che toccano il futuro delle persone, delle aziende e dell’opinione pubblica. C’è un luogo che possa sviluppare questo tema? Non lo so. Ma è certo che lo scontro tra me e l’Unione Sarda è solo il primo di tanti che si staglieranno su questo crinale. È uno scontro che fa bene alla Sardegna, per quanto sia duro e per quanto sia impari nelle forze messe in campo. Io so che da questo tipo di scontri vengono fuori passi in avanti significativi, bisogna reggerli, sostenerli, avere pazienza.
Poi c’è una questione politica che Vito ripropone tra le righe: io sarei più utile alla causa indipendentista fuori dalla Giunta che dentro, sarei più utile da professore e intellettuale che da assessore e lo sarei perché ho ancora molto da dire, perché so insegnare, ma non ho più voglia di niente, non tolgo spazio ai giovani, anzi, li vorrei portare in alto. Vito è convinto che Pigliaru non sia un buon presidente per gli indipendentisti. Pensa che io dovrei stare fuori dall’esperienza di governo e dare una mano a costruire una grande alleanza che vinca le prossime elezioni. Per dire queste cose non c’è bisogno di fare tanto casino basta dirle semplici semplici. Rispondo: io sono amico e sinceramente affezionato a Pigliaru perché ritengo che sia un uomo disinteressato, onesto e naturalmente buono (cioè nato così, che è una fortuna incredibile).  Per cui se si dichiara guerra a Pigliaru, io sto con Pigliaru. Se si vuole indebolire Pigliaru, io sto con Pigliaru. Se invece si vuole sapere che cosa io voglio fare domani, io voglio: 1) contrastare la destra razzista che si sta affermando nel mondo; 2)  insegnare ai ragazzi e ai giovani che la vita è un’occasione e non una minaccia; 3) sostenere la nascita di un grande partito della Sardegna, collocato nell’area progressista europea e che costruisca lo Stato Sardo. Non sono in condizioni di salute tali da stare a lungo a fare questo mestiere, ma ci starò fino a concludere gli obiettivi prefissati e sempre a testa alta. Mi hanno insegnato da piccolo a mangiare paura e produrre (perdonate, è intervenuta mia moglie) coraggio. Invito alle dimissioni: respinto. Invito alle riflessioni: accolto.