Non si regge più

132043055-f1b8f3ec-31eb-4b9c-9fde-725613da9918di Paolo Maninchedda
Oggi abbiamo da fronteggiare la posizione di Adiconsum, la quale, nel corso dell’ennesima puntata della sua crociata contro Abbanoa – su cui nessuno fa inchieste per vedere quanto e come l’utente viene informato, quanto e se costa a ciascun utente e quanto ciascun utente potrebbe ottenere non rivolgendosi a Adiconsum ma esercitando direttamente e semplicemente il suo diritto (magari è tutto gratuito, ma accendere la luce su importi, modulistica, adeguata informazione ecc. non sarebbe male) – trova il tempo di entrare a gamba tesa nel merito di un procedimento giudiziario in corso, quello a carico del direttore generale di Abbanoa, e di dire che ha fatto bene l’autorità giudiziaria a chiedere ciò che a chiesto al Gip.
Fin qui, niente da dire, ognuno ha le sue idee; poi però il sig. Vargiu di Adiconsum dichiara di stupirsi del fatto che la Regione abbia emesso un comunicato in cui dichiara fiducia nel management e fiducia nell’autorità giudiziaria. Ne consegue che il sig. Vargiu passa dalla normale dialettica del sindacalista, alla sicurezza del magistrato giudicante che ha già emesso l’ultima sentenza di tutti i gradi di giudizio e si stupisce di chi ne dissente.
Ma il sig. Vargiu non è la suprema autorità giudiziaria.
Tuttavia il sig. Vargiu è un cittadino della Sardegna e ha diritto di chiedere conto al governo regionale di ciò che fa. E io rispondo.
L’attuale management di Abbanoa ha, nell’ordine: a) ottenuto la revoca della procedura fallimentare avviata a suo tempo dalla Procura di Nuoro; b) chiuso tre bilanci positivamente a fronte di quelli di segno negativo accumulati negli anni precedenti; c) chiuso positivamente l’istruttoria severissima della Cassa Conguagli che ha certificato la bancabilità dell’azienda; d) dimezzato l’esposizione debitoria con banche e fornitori e estinto quella con Eni; e) chiuso il contenzioso con oltre 100 comuni della Sardegna; f) incrementato significativamente i ricavi sia da attività ordinaria che da recupero crediti; g) raggiunto l’obiettivo di fatturare tre volte all’anno sui consumi reali e non su acconti ecc. ecc.
Questo management oggi è sotto accusa da parte della Procura e un giudice dirà chi ha torto e chi ragione, ma sino al momento in cui la verità non viene definitivamente acclarata, chi vuole tutelare il patrimonio e il personale dell’azienda, deve difendere il management, se è una persona seria, diversamente noi non troveremmo più nessuno disponibile a assumersi le responsabilità tipiche di una complessa azienda pubblica.
L’Adiconsum vuole fare la class action. Bene. Io, dal mio canto, in quanto assessore, devo invece risolvere i tanti problemi di reti vecchie e cadenti ereditate da un passato irresponsabile che oggi è erroneamente dimenticato (il passato della mitizzata autonomia). Questa diversità di ruoli è da analizzare. Chi deve risolvere i problemi non ha bisogno per farlo di chi promuove le cause e i contenziosi; viceversa, chi su ogni stormir di fronda apre contenziosi e cause ha sempre bisogno che ci sia qualcuno che faccia qualcosa. Non si tratta del normale controllo civico dell’attività della pubblica amministrazione; c’è anche, ormai diffusa, la resistenza giudiziaria al riformismo, resistenza che maschera di giustizia ciò che un tempo aveva un nome chiaro: conservazione. La Sardegna de “su connotu”, oggi come ieri, è la Sardegna dell’immobilità, della consuetudine come diritto, del non-fare come status legittimo, dell’acqua non pagata o sprecata, dei rifiuti buttati per strada o accumulati in discarica, dei depuratori progettati per popolazione inferiore a quella residente, delle fogne per acque piovane che diventano fogne per liquami, delle condotte colabrodo, dei consumi energetici esorbitanti, dei cantieri bloccati perché manca una carta di cui nessuno sente l’obbligo di ricordarsi – sono tantissimi – . Questa è la Sardegna de ‘su connotu’: la Sardegna che muore ma anche la Sardegna che se qualcuno osa fare qualcosa per salvarla produce sempre o una denuncia o un’inchiesta o una manifestazione o un comitato. In Sardegna non si può togliere neanche un semaforo, non si può chieder conto a un impiegato, non si può far fare uno studio innovativo che sveli l’irrazionalità delel pratiche in atto. Niente: la legittimità è la fissità, il rigor mortis del non fare per non sbagliare.
Ma la cosa peggiore (e che molti dimenticano) è che io lavoro tutti i giorni a sbloccare i lavori fermi da anni. Tutti insieme formano una catasta altissima di carte, di tubi e di fogne maleodoranti. Questo oceano di inerzia ha dei responsabili? Perché le contestazioni sono sempre contro chi fa  e invece chi non fa ha sempre un tranquillo oblio sociale garantito? Faccio un esempio: perché per anni Abbanoa ha avuto il 30% di morosità e nessuno è intervenuto? Lo dico io perché. Perché si pensava che il debito maturato sarebbe stato pagato dalla Regione. Invece adesso la Regione non paga debiti, fa il suo dovere e capitalizza, ma non paga debiti e chiede conto di ciascun cantiere fermo, di ciascun euro non riscosso e nel frattempo cambia i tubi di Porto Torres e di Sassari, riattiva le condotte dal Coghinas alal Gallura, investe sul potabilizzatore dell’Agnata, fa l’acquedotto di Lodé, riesce finalmente a sbloccare i lavori delle fogne di Dolianova e di Palau ecc. ecc. Insomma, si dà da fare.
Dinanzi a situazioni così complicate, sarebbe opportuno un clima civile di collaborazione, di lavoro, di impegno. Invece è un’ordalia quotidiana anche in questo caso, a difendersi da tutto e da tutti, a contrastare la voglia di gogna e di colpevoli da additare al popolo come soluzione emotiva di ogni disagio, a contrastare denunce, a schivare esposti, a preconizzare trappole, e nel frattempo a fare di tutto per risolvere i problemi.
Governare non comprende a tutte le latitudini queste complicazioni; non dappertutto ogni azione è una lotta politica, sociale e giudiziaria. E in Sardegna il disordine da difetto di proporzione e di sguardo sulle cose e sui soggetti in campo sta diventando insostenibile.

0 commenti su “Non si regge più

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  • Giorgio Asuni says:

    I nostalgici del vecchio sistema sono sempre all’attacco, possibile che ancora dopo oltre 10 anni dal superamento della vecchia gestione del Sistema Idrico che era un buco nero nel quale finivano risorse pubbliche a palate per pagare le inefficienze e il clientelismo non ci si renda conto che questo servizio come tutti gli altri deve essere al servizio dei cittadini e non delle lobby politiche affaristiche e di progettopoli?
    Ho numerose critiche da muovere all’operato della Giunta Regionale e della sua maggioranza, sul giudizio che essa dà all’operato del Gestore Unico mi trovo d’accordo

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