Noi abbiamo una bandiera

logo-pdsdi Paolo Maninchedda
Do un consiglio ai candidati sindaci delle prossime amministrative. Non si vincono le elezioni elencando le cose fatte. Nessuno le ha mai vinte solo con il racconto delle opere realizzate. Si vince se si spiega il perché del proprio agire, cioè se si racconta quale passo in avanti collettivo, di libertà e di felicità, si sta proponendo. La vittoria è legata molto spesso a un sentimento di coesione che si riesce a far scattare.
Secondo consiglio: non imitate Renzi. Sono sempre più patetici i candidati con le camicie bianche aderenti, i pantaloni stretti stretti, la battuta pronta, il piglio decisionista. Renzi è Renzi, ha costruito una sua immagine e un suo stile; i sardi che lo imitano confermano l’opinione di Dante che ci voleva privi di indipendenza creativa e capaci solo di copiare i gesti altrui come fanno le scimmie.
Detto questo a tutti gli altri, noi del Partito dei Sardi dobbiamo fare come abbiamo fatto a Olbia. Non abbiamo parlato prima delle proposte per Olbia e poi dell’indipendenza della Sardegna; abbiamo esattamente fatto il contrario. Noi realizziamo una strategia per il governo della realtà guidati dall’obiettivo e dall’emozione di chi costruisce l’indipendenza della propria patria.
Noi siamo Nazione.
E lo sappiamo.
A Olbia abbiamo convinto alla causa dell’indipendenza chi non ci ha mai creduto.
Siamo riusciti nell’intento di risvegliare i ceti produttivi all’assunzione piena della responsabilità di rispondere alla semplice domanda: «Chi decide per noi?»
Abbiamo semplicemente ricordato che i sardi non sono sempre stati italiani e che in termini di tempo siamo stati di più distinti dall’Italia di quanto non ci siamo stati insieme. L’essere in Italia dei Sardi è un fatto innaturale a differenza di quello che pensano in molti.
Ma ciò che ci è riuscito meglio è stato il chiarimento sulla natura della nostra bandiera per l’indipendenza.
Per molti essere indipendentisti significa essere tradizionalisti, essere cioè legati al passato, essere nostalgici e essere cultori dell’eredità ricevuta.
Invece no: noi non proponiamo l’estetica e l’etica dell’eredità. Noi proponiamo di essere protagonisti del futuro, non custodi museali del passato.
Questo dobbiamo ripetere a Cagliari, a Carbonia, a Siniscola, a Elmas, a Baunei e dappertutto. E lo faremo.