Politica

Mi sono rotto le tasche delle istituzioni che si guardano l’ombelico

texdi Paolo Maninchedda
So perfettamente che un assessore non dice parolacce, e infatti non le ho dette, ma voi che mi conoscete, sapete bene che le ho pensate e che, se non fossi un assessore della Regione Sardegna, le avrei scritte. Adesso basta.
Il caso è Abbanoa.
Io sto pensando alle 3000 persone che ci lavorano.
Io sto pensando alle imprese che vantano crediti per 270 milioni di euro e che per la prima volta hanno la possibilità di vedere una società funzionare, pagare e essere liquidia, visto che le sono stati riconosciuti (ultimo calcolo di qualche giono fa) 124 milioni di euro di conguagli.
Io sto pensando ai Comuni della Sardegna che vantano debiti e crediti.
Io sto pensando ai 400 impianti che potabilizzano, depurano, canalizzazno acqua e reflui.
Mi sto ammazzando di lavoro per garantire l’acqua, garantirla alla tariffa giusta, garantire il lavoro e garantire la ricchezza che questo bene prezioso e il lavoro che ci sta intorno può generare.
Adesso leggo che ci sarebbe una perizia che dichiarerebbe Abbanoa insolvente. Come si fa a scrivere sui giornali che è recuperabile solo il 10% dei crediti? Chi ha certificato i crediti? La società li ha certificati: l’advisor KPMG ha appena certificato che è certificato e recuperabile il 93% dei crediti? La gestione commissariale ha certificato che è Abbanoa vanta conguagli per 124 milioni di euro: questi sono crediti certi. Cosa dire di fronte a queste evidenze? Da una parte una società che si sta mettendo in ordine, dall’altra istituzioni che non ci vgliono credere?
Bene, ognuno si assuma le sue responsabilità. La Regione dice che non è insolvente (e lo dice con i numeri, lo dice con un bilancio 2013 in positivo, lo dice con i conguagli certificati per più di un centinaio di milioni di euro) e che intende capitalizzarla con 83 milioni di euro e 42 di fondo di garanzia. Chi la vuol fare fallire si faccia avanti, metta potabilizzatori e depuratori nelle mani di un liquidatore, affidi non so bene a chi  la gestione del servizio, paghi non so bene come i costi quotidiani per lo svolgimento del servizio, mantenga non so bene come al lavoro 3000 persone, garantisca non si sa come l’efficienza degli impianti. Certamente c’è qualche burlone che pensa di far fallire Abbanoa per poi dire comunque alla Regione di pagare qualsiasi cosa. Non funziona così.
La Giunta vuole credere nella società; se c’è chi, più per il passato che per il presente, la vuole far chiudere e impedire così alla Regione di fare ciò che avrebbe dovuto fare in passato, si accomodi. Ma siano chiare le responsabilità di tutti.
Non si può stare in uno Stato e non avere la responsabilità dello Stato, guardarsi il proprio ombelico e lasciare la responsabilità sempre e soltanto agli altri. Io la mia me la prendo tutta, io che quando facevo il consigliere regionale avevo detto alla Regione di capitalizzare, io che non c’entro nulla nei pasticci fatti da politici incapaci nella gestione di Abbanoa: mi sento i lavoratori sulle spalle, le imprese, il servizio. Sono pronto a fare,  ma se mi impediscono di fare non posso fare nulla. Si regali il servizio idrico a qualche privato intelligente (che vedrebbe subito l’affare) e si svenda un altro pezzo di Sardegna a qualcuno, ma senza di me e contro di me e sempre mettendo il proprio nome e cognome: si deve sapere chi vuole provocare questo disastro.
Perché sia chiaro per il domani: la Giunta sta dalla parte della capitalizzazione, della riforma, dell’efficienza e del diritto dei cittadini ad avere buona acqua e a pagarla il prezzo giusto. Altri vogliono fare altro, aprire scenari disordinati e inefficienti, facciano pure, ma mettendoci nome, cognome, faccia e quant’altro.
Questo è il risultato di anni di litigi, di pasticci, di ipocrisie, di protagonismi e di tanta, tanta, tanta, vigliaccheria, di belle addormentate nel bosco che si svegliano d’improvviso senza aver fatto prima il loro lavoro per poi presentarsi candide e pure al funerale della vittima che con la loro inerzia e incapacità hanno concorso a uccidere. Uno schifo di nanismo politico e di irresponsabilità politica e sociale.