Politica

Le inibizioni autonomistiche della politica e la schizofrenia su Abbanoa

autonomiaIeri ho assistito a tratti al dibattito di Sa Die.
Ho avuto modo, però, di dissentire, in silenzio – non potendo intervenire – dal discorso del Presidente del Consiglio regionale, on. Gianfranco Ganau.
In tutto il testo del discorso non ricorre mai la parola ‘sovranità’. Vi si trovano, però queste affermazioni: “….proprio qui trova le ragioni più profonde nella ricerca di autonomia, nella sua difesa e nell’ampliamento verso il pieno riconoscimento dei Sardi all’autodeterminazione”. “noi dobbiamo accettare la sfida proponendo, dopo tanto parlare, una revisione del nostro Statuto che vada nel senso opposto, nel senso di una maggiore autonomia ed autodeterminazione”.
L’autonomia non è autodeterminazione. La sovranità è autodeterminazione.
L’inibizione lessicale nasconde un problema politico che consiste nella difficoltà ad accettare che da qualche anno è nato un nuovo perimetro culturale che non dipende dall’esperienza autonomista del dopoguerra. Noto, come un fatto strisciante, la volontà, tutta di segno conservatore a mio avviso, di ampi settori della politica e della cultura sarda, a tenere legata la Sardegna attuale all’esperienza dell’autonomia e del Piano di Rinascita. Per noi non è così. Per noi il perimetro moderno, europeo e mediterraneo è quello della sovranità, ossia dell’assunzione piena dei poteri di autogoverno, in modo da iscriversi al processo federalista europeo di ripensamento e scomposizione dei grandi e vecchi stati nazionali europei. Le vocazioni centralisto-burocratiche stanno generando in tutta Europa, come è sempre accaduto, il successo dei movimenti di estrema destra, razzisti, autoritari, e tendenzialmente autarchici. L’autonomismo è una forma superata del burocratismo europeo che genera populismo, rivolte e fascismo.
Noi siamo da un’altra parte. Noi siamo per lo Stato Sardo, siamo per l’Europa dei popoli. Non a caso Pigliaru ha parlato di sovranità e di capacità di governo.
Infine, implicitamente, il Presidente Ganau si pronuncia contro l’Assemblea costituente per la revisione dello Statuto. A mio avviso è sbagliato contrappore un consiglio neo-autonomista a una Costituente della sovranità, ma il fatto è che sull’Assemblea costituente c’è un pronunciamento popolare che non può essere facilmente disatteso. Noi siamo per l’Assemblea costituente e crediamo che anche nel confronto competitivo con lo Stato italiano, un’assemblea costituente sia un grande strumento di pressione e di negoziato.
Su Abbanoa dico due parole per necessità, non per vocazione.
Ho una sgradevole sensazione: mi pare che quanto più ci si sforza per rimettere in equilibrio l’intero sistema idrico della Sardegna, che non è in equilibrio da tempo (penso solo ai temi del rinnovo del Piano d’Ambito scaduto da troppo tempo, della tariffa, delle acque meteoriche, della depurazione in genere e del costo di produzione dell’acqua per Enas); quanto più ci si sforza di avviare contemporaneamente una grande riforma legislativa, regolatoria e amministrativa; quanto più si chiamano le banche a fare il proprio dovere (senza chiedere favori, ma soltanto pretendendo comportamenti virtuosi); quanto più si chiede alle maestranze, ai sindacati e ai giornali un ulteriore sforzo per ricostruire un clima positivo; quanto più si prepara dunque la soluzione, tanto più mi pare ci sia chi voglia invece produrre il clima della disfatta, del fallimento, del crollo. E più passa il tempo più mi convinco che si voglia a tutti i costi far crollare l’edificio per nascondere sotto le macerie una storia, cui la presente Giunta è totalmente estranea, ma che evidentemente ha tratti imbarazzanti. Ai costruttori scientifici di disfatte dico solo ciò che mi hanno detto i funzionari regionali coinvolti nella prima riunione convocata sul tema: l’interesse pubblico non è nel far crollare Abbanoa, ma nella realizzazione del Piano di Ristrutturazione approvato dalla Commissione europea, accompagnandolo col riordino del sistema idrico della Sardegna. Io sto da questa parte, dalla parte dell’interesse pubblico, dalla parte della tutela dei posti di lavoro, dalla parte della continuità del servizio. Chi vuole provocare un danno all’interesse pubblico, creando un clima di perenne disfatta, si accomodi e si assuma le sue responsabilità.