La Profezia

I vecchi ricordavano la profezia. Ancora. Si andava perdendo, però, nella memoria collettiva. Erano pochissimi i giovani che la conoscevano, in genere studiosi di archeologia e storia della Città. E nessuno ne parlava. Avevano vergogna.

La profezia era disgustosa, raccontava di una apocalisse devastante.

Al termine di un lungo e progressivo declino della città, senza più quelle regole che avevano garantito sviluppo e vita pacifica a tutta la comunità, sarebbe esploso un cataclisma di forza imponente e distruttiva.

Per secoli e secoli grazie alla Carta, quella scritta col sangue dei liberatori, i cittadini esercitando il diritto di associarsi liberamente per concorrere democraticamente alla politica cittadina, avevano conservato la memoria, avevano trovato soluzioni, insomma avevano governato insieme.

In proficua alternanza tra loro.

Tanti erano i luoghi dell’incontro, la gente stava insieme e si riconosceva come popolo. Così succedeva nelle chiese, nelle università, nelle fabbriche, e così era anche nelle piazze. Ovviamente non erano solo gioie, arrivavano anche i dolori. Esisteva in tutti, però, la convinzione di poter migliorare la propria condizione.

Poi tutto questo apparve scontato. Mentre si perdeva il ricordo della minaccia, alcuni, i più protetti, incominciarono ad esagerare. Le regole furono violate dai potenti. Le accuse e i sospetti squarciarono la nebbia delle complicità. I peccati nascosti diventarono pubbliche vergogne.

Quelle chiese, università e fabbriche si trasformarono in piazze di protesta, si aprì una stagione di speranza. Molti furono convinti che la profezia ancora una volta sarebbe stata evitata, e avrebbero potuto vivere faticando per costruire il proprio destino. La speranza, però, fu delusa. Tra i tanti onesti cittadini, lavoratori e studenti, nelle stesse piazze urlavano potenti mascherati, provocatori prezzolati ansiosi di mischiare le carte, confondere i giusti con gli “sbagliati”. Così la città precipitò verso il baratro.

Ci furono elezioni, e vennero da fuori come i lanzichenecchi. Vinsero i mercenari. Le regole furono violate senza ritegno. Tutto sembrò andare in pezzi, anche le relazioni umane. L’economia debole tracollò, la fatica di molti fu ridotta in macerie, le prepotenze degli uni contro gli altri si moltiplicarono.

E arrivò il cataclisma promesso. In molti pensavano si sarebbe ripetuto un diluvio, e l’acqua avrebbe depurato tutto e tutti. Si sarebbero salvati i buoni mentre sarebbero stati puniti i cattivi. Altri, invece, ricordavano che non si sarebbe salvato nessuno, da una terribile pioggia di fuoco.

Nulla di tutto questo, la profezia non aveva alcuna nobiltà biblica. Era fatta di verità materiale. Tutto il liquame della diffusa immoralità sparpagliato nel corso del lungo declino sarebbe esploso uscendo dalle tubature sotterranee delle fogne cittadine. Non sarebbe piovuta acqua. Non sarebbe piovuto fuoco. Ma solo merda. Sopra i colpevoli, sopra gli indifferenti e purtroppo anche sopra gli innocenti. Nessun morto, ma una puzza infinita.

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