Politica

La domanda che la Sinistra sarda non vuole

solitudineÈ lì che attende una risposta da decenni, ma la Sinistra non la dà.
La domanda è: perché in Scozia, in Catalogna, in Germania, in Belgio, la Sinistra accoglie il tema della nuova sovranità, della nuova Europa, in una parola, dell’emancipazione dalla geopolitica europea dalle rigidità dell’Ottocento, e qui in Sardegna, invece, è tanto ottocentesca da apparire romantica?
Perché si tappa gli occhi di fronte alla slealtà di Stato, fa finta di non vedere la slealtà fiscale, fa finta di non vedere uno Stato che non paga 153 milioni di assegni di mobilità e quando trova una Regione che li anticipa, come la Regione Sardegna, la costringe a contare queste anticipazioni dentro il Patto di Stabilità? Perché la Sinistra fa finta di non vedere che all’alluvione hanno risposto i sardi, non lo Stato?
A queste domande io non so rispondere politicamente, sono tentato di farlo sul piano della dipendenza psicologica e dell’inerzia culturale.
Ma il tema resta lì: o Sel, come noi auspichiamo, o parti rilevanti del Pd, come sembrava che potesse succedere non molto tempo fa, decidono con noi di fare in Sardegna ciò che in Catalogna è stato fatto con Esquerra Republicana, o tutta la politica sarda si infiacchisce. Bisogna produrre un evento politico nuovo e grande, che segni la differenza con l’eredità del dopoguerra. L’attuale sistema politico è debole e stantio, ma non per colpa altrui, per inerzia nostra.