Politica

La buca

bucadi Paolo Maninchedda
Ieri sera sono andato al cinema (potete tranquillamente pensare: “E chi se ne frega!).
Ho visto un film molto bello, girato con pochissimi soldi e che rivela senza infingimenti la pochezza del suo budget.
Si intitola ‘La buca’. Lo interpretano Sergio Castellito e Rocco Papaleo. Una commedia dolce-amara come devono essere le commedie di rango.
Il dato che più mi ha colpito (oltre la conferma di quanto sia importante il mestiere dell’attore, dell’attore vero, grande metafora vivente delle nostre maschere) è finalmente il riemergere delle dinamiche autentiche della società che non possono essere rappresentate dai film-inchiesta, dal neorealismo all’amatriciana. Il neorealismo non era per niente realistico, era simbolico, metaforico, perché inevitabilmente la verità può essere detta non direttamente ma attraverso un altro discorso (a questo punto, chi si è già lessato i cabasisi, può mandarmi al diavolo senza offesa). Perché il film della Guzzanti sulla trattativa Stato-Mafia non ‘tira’? Perché non è un racconto, è una tesi. Perché ‘La buca’ funziona? Perché rende mitologico il quotidiano. Affetti intensi e poveri che maturano in una strada, bellezze femminili non perfette ma intensissime (come quelle che si incontrano nella vita) amici un po’ santi un po’ stronzi (come nella vita), truffe, menzogne ed eroismi, come nella vita. Mi sono ripreso dalla frustrazione di questi giorni. Perché non dirlo? Io dormo poco da tempo perché mi sento addosso l’angoscia di tanti amici senza lavoro e senza reddito. Mi sembra di avere sulle spalle l’onere della soluzione. Ieri, per due ore, ho potuto vedere rappresentato ciò che ha salvato la vita sulla terra: l’insieme delle reti di responsabilità e di impegno per cui una persona si fa carico di un’altra e non la ignora. Non c’è solo lo Stato, la politica, la cultura. C’è anche quell’innata tendenza umana, radicata almeno quanto l’indifferenza, che non rende un uomo indifferente a un altro uomo. C’è una parte insopprimibilmente buona dell’uomo che è la nostra (la mia) speranza.